Resistenza agli antibiotici in crescita L’allarme:«Servono risposte mirate»


Saad siede nel suo letto e fissa la finestra, godendosi per un momento la timida luce che ne filtra. È da solo nella sua stanza in isolamento, i medici hanno appena concluso il loro giro di viste quotidiano. Gli hanno detto che dovrà presto subire un altro intervento chirurgico, il quarto da quando è stato ferito. Saad, 46 anni, viene da Mosul. La sua famiglia ha vissuto lì per generazioni. Ma la vita che conosceva è cambiata drammaticamente quando una bomba ha colpito il suo quartiere, mentre camminava verso la sua auto per andare al lavoro.

La storia di Saad

«Era una mattina caldissima e nuvolosa, come ce ne sono tante qui — ricorda —. Ma all’improvviso un’esplosione mi ha colpito e sono caduto incosciente». L’esplosione non è riuscita a uccidere Saad, ma lo ha ferito gravemente alla gamba, fratturando tibia e perone. Con il primo intervento gli è stato inserito un fissatore interno, ma il recupero è stato difficile e doloroso e sono insorte complicazioni. Quando Saad è stato ricoverato nella clinica chirurgica e post-operatoria di Medici Senza Frontiere (MSF), aperta a Mosul est nell’aprile 2018, una biopsia ha rivelato la presenza di un’infezione multi-resistente ai farmaci e ha indicato la necessità di sostituire il fissatore interno e sostituirlo con uno esterno.

Trovati anche al Polo nord: un rischio sempre più diffuso per la salute

La resistenza agli antibiotici non è un fenomeno recente e si sta diffondendo in molti Paesi del mondo, tanto che per MSF è urgente affrontarla con una risposta mirata per evitare che diventi una delle principali sfide di salute pubblica di questo secolo. Nel 2010, In Medio Oriente e in Iraq, i tassi della resistenza agli antibiotici sono allarmanti. Quasi il 40 per cento dei pazienti ricoverati nella clinica post-operatoria di MSF a Mosul est è arrivato con un’infezione resistente agli antibiotici, nel 90 per cento dei casi di tipo multiresistente. Batteri resistenti agli antibiotici sono stati ritrovati addirittura nel circolo polare Artico. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Environment International da ricercatori dell’università di Newcastle secondo cui il gene blaNDM-1 e altri sarebbero stati trasportati fino a Kongsfjorden, nelle isole Svalbard (Norvegia) da uccelli migratori o esploratori umani. Questi geni, che sono stati identificati per la prima volta nelle acque di superficie a Delhi in India nel 2010, possono conferire resistenza agli antibiotici ai batteri, rendendoli così molto pericolosi per gli esseri umani facilitando la diffusione delle malattie e invertendo secoli di progressi nel campo della salute.

Cos’è e come si sviluppa

Quando una persona ha un’infezione batterica viene generalmente trattata con antibiotici, gli unici farmaci disponibili efficaci contri i batteri. Ma i batteri possono adattarsi ai farmaci per garantire la propria sopravvivenza. Le cause della resistenza agli antibiotici sono molteplici, a partire dall’utilizzo improprio o eccessivo degli antibiotici. In molti paesi a basso e medio reddito spesso non è necessaria la prescrizione medica per accedere a questo tipo di farmaci, quindi l’utilizzo non regolamentato è un problema diffuso. Nel lungo termine, la resistenza agli antibiotici può avere un impatto gravissimo sulla salute delle persone. Se gli antibiotici perdono la loro efficacia, anche procedure mediche di base possono diventare troppo rischiose e la capacità di recupero dei pazienti risulta compromessa. Un paziente con un’infezione resistente agli antibiotici ha meno opzioni di trattamento e generalmente queste sono più costose e per lo più disponibili sotto forma di farmaci somministrabili per via endovenosa. Non tutti i Paesi o gli ospedali hanno accesso a questi costosi antibiotici di ultima generazione e ovviamente le difficoltà nell’accedere a questi medicinali sono più frequenti nei paesi a basso e medio reddito. «Ricercatori e scienziati stanno cercando di sviluppare nuovi antibiotici, ma questo richiede molto più tempo di quello necessario ai batteri per sviluppare nuovi meccanismi di resistenza — spiega Ernestina Repetto, infettivologa di MSF di base in Medio Oriente —. Questa situazione mette a rischio la nostra capacità di trattare anche le malattie infettive più comuni, come le infezioni del tratto respiratorio superiore o le ferite infette. Senza un’azione urgente, il rischio è di entrare in un’era post-antibiotica in cui le infezioni comuni e le lesioni lievi rischieranno di non essere curabili tornando così ad essere mortali».

Trattare la resistenza agli antibiotici a Mosul

La resistenza agli antibiotici sta complicando la cura dei i pazienti feriti da traumi violenti o accidentali ricoverati nella struttura post-operatoria di MSF a Mosul est. Dal primo giorno di attività, MSF ha messo in atto misure di gestione degli antibiotici e di prevenzione e controllo delle infezioni per limitare l’impatto delle infezioni resistenti ai farmaci. Alcune di queste misure sono estremamente semplici e partono dal lavarsi le mani in modo corretto. «È fondamentale evitare la trasmissione di infezioni multi resistenti tra i pazienti nella struttura». spiega An Caluwaerts, consulente per la prevenzione di MSF. «L’igiene delle mani nelle strutture sanitarie è una delle più importanti misure di prevenzione, può prevenire la diffusione di organismi resistenti presenti nel nostro ambiente o nel nostro corpo». Anche le precauzioni da contatto sono fondamentali: i pazienti con infezioni resistenti vengono ricoverati in camere singole e non in reparti aperti. Si utilizzano strumentazioni dedicate e indumenti protettivi come guanti e camici, si limitano i movimenti dei pazienti e si garantisce una particolare cura nella pulizia e nella disinfezione delle loro stanze. In questo modo si evita la diffusione delle infezioni ad altri pazienti e al personale medico. MSF chiede a tutti i medici e paramedici di evitare l’uso di antibiotici quando non è strettamente necessario e raccomanda vivamente il Ministero della salute iracheno ad adottare tutte le misure necessarie per rendere la popolazione consapevole del grave impatto che ha sulla salute l’abuso di antibiotici.

Salute mentale per i pazienti resistenti ai farmaci

A causa del loro isolamento all’interno dell’ospedale, i pazienti con infezioni resistenti ai farmaci hanno maggiori probabilità di incontrare difficoltà psicologiche legate alla loro condizione e alle sfide legate alla cura. «Chi viene curato in isolamento soffre maggiormente di ansia, depressione ed episodi di rabbia rispetto agli altri pazienti. Molti dei nostri pazienti hanno vissuto eventi traumatici e ritrovandosi soli in camere di isolamento hanno più tempo per pensare a ciò che hanno subito» dice Olivera Novakovic, psicologa di MSF a Mosul est. «Per far fronte a questa situazione stiamo sviluppando programmi psicologici individuali in base all’età e al livello di istruzione dei nostri pazienti. La psico-educazione è una fase cruciale, perché se il paziente è consapevole delle ragioni per cui è costretto all’isolamento diventerà più compiacente alle cure». MSF lavora a Mosul dal 2017 per fornire cure salvavita alle persone coinvolte nel conflitto. Tra il 2017 e il 2018 MSF ha gestito una serie di centri traumatologici a Mosul est e ovest e ha lavorato in quattro ospedali fornendo cure di emergenza e terapia intensiva, chirurgia e maternità. Nell’aprile 2018, MSF ha aperto una struttura post-operatoria a Mosul est per pazienti traumatologici. In Iraq MSF conta 1.500 operatori umanitari, che lavorano nei governatorati di Erbil, Diyala, Ninewa, Kirkuk, Anbar e Baghdad.

28 gennaio 2019 (modifica il 28 gennaio 2019 | 19:52)

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Autore dell'articolo: admin