Reddito bluff, Svimez: assegno medio 391 euro


reddito di cittadinanza sarà la metà Luigi Di Maio su trivelle e fonti rinnovabili

Il reddito di cittadinanza potrebbe scendere da 780 euro a 390 euro mentre la platea dei beneficiari si ridurrebbe. A fornire la stima dell’assegno medio, che per il governo si aggira invece sui 500 euro, è uno studio dello Svimez, associazione privata senza fini di lucro per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno.

Dal report Svimez di cui Repubblica ha fornito un’anticipazione e che si basa sugli stanziamenti previsti nella legge di bilancio 2019 emergono numeri diversi da quelli indicati dal governo, sia sul totale dei beneficiari sia sugli importi degli assegni del reddito di cittadinanza.

Provvedimento che, lo ricordiamo, non esiste ancora, perché deve essere varato con un decreto da collegare alla manovra di bilancio (così come la norma sulle pensioni quota 100). Il Cdm previsto per oggi ha in agenda proprio il via libera alle due misure (salvo ulteriori slittamenti).

Come si arriva alla stima di un reddito di cittadinanza medio di 390 euro? Il calcolo dello Svimez è presto fatto: dividendo i 6 miliardi stanziati per il 2019 per 1,7 milioni di famiglie beneficiarie (5 milioni di persone) e considerando i mesi di fruizione (da aprile a dicembre 2019) la cifra teorica dell’assegno sarebbe di 391 euro. Il numero dei beneficiari coinciderebbe quindi con i poveri assoluti stimati dall’Istat che sono appunto 1,7 milioni di famiglie.

A prendere l’assegno massimo di 780 euro sarebbero in pratica i single senza nessuna entrata e senza casa di proprietà. Se sono proprietari di casa l’assegno cala a 500 euro, se hanno un mutuo sulle spalle l’assegno sarà di 650 euro.

Lo Svimez precisa che l’assegno medio potrebbe essere in verità più alto, pari a 630 euro secondo la platea indicata dal governo e suddivisa per classi di reddito. Però ci vorrebbero più risorse.

Di dotazione “insufficiente” parla il direttore dello Svimez Luca Bianchi: “Ce ne vorrebbero 9,8 di miliardi. Di cui 3 e mezzo solo per chi è a reddito zero” senza contare che la questione di 1,3 milioni di working poor, il 60% dei quali vive al centro-nord, deve esse ancora definita.

I working poor – persone che pur lavorando vivono in stato di povertà perché mal pagati, precari, part time e cosa via – una volta intascato il reddito potrebbero decidere di farsi licenziare per lavorare magari in nero e prendere il massimo dell’assegno.

Il premier Giuseppe Conte stamane ha ribadito che per i furbetti del reddito è previsto il carcere fino a 6 anni.




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Autore dell'articolo: admin