Radio Radicale non chiuderà, ma no soldi publici


Di Maio radio radicale

Il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio non vuole passare per quello che ha chiuso Radio Radicale dopo 43 anni di onorata carriera. “Non voglio far chiudere Radio Radicale, una soluzione si può trovare ma noi non possiamo dare milioni di euro a un’unica radio” ha detto il leader del M5s rinviando la pratica a lunedì prossimo, dopo il voto europeo.

In commissione Bilancio alla Camera ieri i parlamentari del MoVimento Cinque Stelle hanno bloccato l’ultimo emendamento presentato al decreto Crescita per prorogare la convenzione tra Radio Radicale e il Mise, scaduta il 20 maggio, con le opposizioni che hanno gridato a una decisione contro la libertà d’espressione e la stessa democrazia.

Anche l’alleato di governo ha criticato la scelta dei deputati grillini. “Se vogliamo dar loro una mano, daremo loro una mano da lunedì. Io voglio fare in modo che si eviti una chiusura, senza sprecare risorse pubbliche” ha aggiunto Di Maio. Come intenda muoversi il ministro però non è dato sapere, almeno per ora.

“Il ministro competente sono io, non voglio far chiudere né far perdere dipendenti, ma è finita l’era di dare soldi alle radio e ai giornali senza un minimo di meritocrazia”. Il Mise ha forse valutato che non c’è meritocrazia a Radio Radicale?

Lo stop dei finanziamenti pubblici a giornali e radio è una battaglia da sempre nelle corde del M5s e ora che il voto per le europee incombe promettere di non sprecare soldi pubblici è un argomento che Di Maio non può non cavalcare.

Al ministro e vicepremier ci permettiamo di ricordare che “Radio radicale non nacque come la radio del Partito Radicale, quanto piuttosto per tentare di dimostrare concretamente, attraverso un’opera da realizzare, come i Radicali intendono l’informazione. Creare un dato emblematico, in maniera sostanziale e non astratta, di quello che il servizio pubblico dovrebbe fare” come ebbe a dire l’ex direttore dell’emittente Massimo Bordin.


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Autore dell'articolo: admin