Quello del giornalista del Washington Post a Istanbul è stato un omicidio orrendo 


Quello del giornalista del Washington Post a Istanbul è stato un omicidio orrendo 



È ancora mistero sulla sorte del giornalista saudita Jamal Khashoggi a 8 giorni dalla scomparsa, mentre fonti investigative turche descrivono la scena “alla Pulp Fiction” del corpo smembrato con una sega portata dagli assassini.

Le autorità di Ankara insistono: il reporter critico nei confronti di Riad, opinionista del Washington Post, è stato ucciso all’interno del consolato saudita a Istanbul, da un commando di 15 persone venute apposta dal Regno wahabita dopo aver ricevuto l’ordine di eliminarlo.

Di questi 15, il quotidiano turco Sabah ha pubblicato nomi e foto: secondo il sito Middle East Eye, tre di loro sono membri delle guardie del corpo d’elite del principe ereditario saudita, Mohammad bin Salman, mentre un altro è il responsabile del dipartimento di Medicina legale. Secondo la stessa fonte, la polizia aveva controllato le valigie dei sauditi prima della partenza e non aveva trovato niente di sospetto.

La dinamica dell’omicidio di Khashoggi

L’assassinio sarebbe avvenuto entro due ore dall’ingresso del reporter nell’edificio, documentato da telecamere di sorveglianza nei dintorni del consolato, le cui immagini sono state mostrate dai media turchi. Si vede l’uomo entrare – sono le 13.14 del 2 ottobre – e un van nero con i vetri oscurati e una targa diplomatica parcheggiato li’ accanto. Un altro filmato mostra il furgone entrare nel consolato alle 15:08 e uscire poco dopo dirigendosi nella vicina residenza del console.

Secondo il direttore del quotidiano Aksam, Murat Kelkitlioglu, intervistato dall’emittente 24 TV durante la presentazione delle immagini, è “certo” che Khashoggi fosse su quel furgone, vivo o morto. Inoltre, secondo il Washington Post, prima della scomparsa del reporter, l’intelligence Usa intercettò alcune comunicazioni tra agenti sauditi che discutevano un piano per sequestrarlo e riportarlo in Arabia Saudita.

Non è chiaro se gli agenti intendessero arrestare e interrogare il giornalista o ucciderlo, né se le autorità americane abbiano o meno avvertito Khashoggi del pericolo. Il filmato delle telecamere di sorveglianza interne al consolato è stato invece rimosso e gli investigatori ritengono che sia stato portato via dai sauditi a bordo di uno dei due aerei con i quali il commando è tornato in patria.

Due jet (HZ-SK1 e HZ-SK2), spesso affittati dal governo saudita, sono arrivati a Istanbul il 2 ottobre e sono ripartiti la sera stessa: uno diretto al Cairo e un secondo per Dubai, per poi ricongiungersi entrambi a Riad. Inoltre, il giorno della sparizione di Khashoggi, allo staff turco del consolato è stato ordinato di prendere un giorno di vacanza.

Dopo aver ricevuto il via libera delle autorità wahabite per entrare nel consolato saudita a Istanbul, ora gli investigatori turchi hanno chiesto di poter perquisire l’abitazione privata del console.

L’appello della ragazza del giornalista a Trump

Intanto, dalle colonne del Washington Post, la fidanzata del giornalista, Hatice Cengiz, ha lanciato un appello disperato al presidente Donald Trump e alla first lady Melania, implorando il loro aiuto per aiutare “a fare luce sulla scomparsa di Jamal”. Per ora Trump non è intervenuto presso l’alleato saudita ma ha assicurato che lo farà “a un certo punto”.

A muoversi è stato invece il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, che ha chiesto a Riad di sostenere “un’inchiesta scrupolosa” e di “essere trasparente sui risultati”. Il ministro degli Esteri britannico, Jeremy Hunt, in una telefonata con il collega saudita, Adel al-Jubeir, ha avvertito che “l’amicizia dipende dai valori condivisi”, sottolineando che Londra si aspetta delle risposte sulla sparizione di questa ‘vocè critica. Da parte sua Ankara sembra invece aver abbassato i toni con Riad, con la quale intercorrono redditizi rapporti commerciali.

Yasin Aktay, consigliere del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, ha affermato che “lo Stato saudita non è incolpato qui”. Una svolta rispetto alle dure accuse lanciate dallo stesso Erdogan nei giorni scorsi contro il Regno wahabita.

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Autore dell'articolo: admin