Quelle tracce lasciate sui social (e sottovalutate) dagli odiatori killer


Quelle tracce lasciate sui social (e sottovalutate) dagli odiatori killer

 youtube.com


Il centro yoga in Florida dove Scott Beierle ha ucciso due donne




Scott Beierle, Elliot Rodger, Robert Bowers, George Sodini, Cesar Sayoc. Nomi come altri, per i più informati, semplicemente gli autori di stragi a sfondo politico, sessista, razziale, religioso; semplici uomini che, dando retta alle loro maniacali fobie, si sono macchiati di crimini atroci, dell’uccisione di persone innocenti. Ma quella che noi definiamo follia, e lo è evidentemente, è esplosa in un attimo? Il duplice omicidio nello studio di yoga a Tallahassee, la sparatoria a Isla Vista, in California, dove sono state uccise sei persone o le 11 rimaste vittime dell’agguato nella sinagoga di Pittsburgh o i pacchi bomba spediti ai maggiori esponenti del partito democratico americano; sono stati tutti eventi inevitabili, frutto di vere e proprie bombe esplose improvvisamente nella mente di persone disturbate? No, chiaramente no. Tutti gli attacchi sono stati pianificati ma, soprattutto, anche se non espressamente, annunciati.

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 Scott Paul Beierle

 

Il caso Beierle

Un articolo di Buzzfeed, ha raccolto tutto il materiale social disponibile riguardo gli autori di queste stragi mettendo in luce come gli autori avevano ampiamente dato sfogo in rete al loro odio. Il caso più eclatante è quello di Scott Beierle, che dal 2014 denunciava al mondo intero tramite video su YouTube quella che chiamava “la rinascita della mia misoginia”; faceva nomi e cognomi di donne che lo rifiutavano e alle quali, diceva, avrebbe potuto “strappare la testa”.

Anche la sua attività da musicista su Soundcloud verteva sempre sugli stessi argomenti; in Fuck ‘Em All manda al diavolo la ragazza che non esce con lui, in Nobody’s Type lamenta il fatto che le donne non lo trovavano attraente, in “American Wigger” ha cantato che avrebbe “soffiato via” la testa di una donna che lo ha rifiutato, “Locked in My Basement” conteneva un racconto estremamente inquietante di una donna prigioniera nel seminterrato usando catene per poterla violentare; insomma, sempre lo stesso odio per un genere femminile che lo ignora, secondo lui, ingiustamente.

Certo, la storia della musica è piena di testi dove vengono raccontate storie di tradimenti e amori finiti, alle volte, è chiaro, anche per colpa di donne, e non si possono certo arrestare preventivamente tutti gli uomini (o donne, ovviamente) cornificati del mondo, ma è anche vero che la rete, con la scusa del libero pensiero, ha dato vita non solo a singole voci ma a intere comunità di odiatori seriali e non è un caso che poi, in un modo o nell’altro, chiunque poi si renda protagonista di crimini di una certa portata sia regolarmente riconducibile a questa ramificazione internettiana.

Nel caso di Bierle i puntini vengono uniti sempre ad attentati avvenuti, solo ora per esempio YouTube ha rimosso i video di Beierle “a causa di molteplici o gravi violazioni delle norme sulla violenza”, oppure che lo stesso Beierle si dichiarava “incels” (abbreviazione di “celibe involontario”), termine coniato dal già citato Elliot Rodger, il sicario che ha ucciso sei persone e ne ha ferito 13 a Isla Vista, in California nel 2014, diventato quasi mentore di un movimento di rifiutati dalle donne.

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 Robyn Beck/Afp

 Elliot Rodger

La pre-confessione di Rodger

Il New York Times, a seguito della strage ha scoperto che l’ultimo video girato da Rodger e pubblicato su YouTube prima della strage annunciava: “Domani è il giorno della retribuzione. Negli ultimi otto anni della mia vita, da quando ho raggiunto la pubertà, sono stato costretto a sopportare un’esistenza di solitudine, rifiuto e desideri irrealizzati. Le ragazze hanno dato il loro affetto, il loro sesso e il loro amore ad altri uomini, ma mai a me. Non so perché voi ragazze non siete attratte da me, ma vi punirò tutti per questo”.

Una vera e propria pre-confessione. Le gesta di Rodger hanno dichiaratamente ispirato Alek Minassian, 25 anni, che ad aprile è salito a bordo del suo furgone ed ha investito nel centro di Toronto più di venti persone, uccidendone 10, come scrive The Globe and Mail, “il peggior omicidio di massa negli ultimi decenni in Canada”. E vi ricordate di Alexandre Bissonnette? Il franco-canadese di 27 anni che nel 2017 aprì il fuoco in una moschea di Quebec City uccidendo sei persone? Pare che la polizia abbia scoperto che l’ultima ricerca su Google effettuata dall’assassino fosse “Elliot Rodger”.

 

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 Byline Source/Afp

 Robert Bowers

Per non parlare di Robert Bowers, che alla fine di ottobre, ha ucciso 11 persone in una sinagoga di Pittsburgh; gesto improvviso? Imprevedibile? Non si direbbe affatto considerate le frasi contro il HIAS National Refugee Shabbat pubblicate su Gab, la piattaforma social nata, come dichiarato dal CEO Andrew Torba, per combattere “il monopolio del grande socialismo di sinistra”; insomma, una specie di social dedicato a fascisti, neo-nazisti e suprematisti bianchi.

 

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 Ho/Broward County Sherif’s Office/Afp

 Cesar Sayoc

La necessità di arrivare prima

E i pacchi bomba di Cesar Sayoc? Spediti a politici, finanziatori o anche semplici noti simpatizzanti del partito democratico americano? Era impossibile prevedere un gesto potenzialmente dalla portata gigantesca? No, bastava monitorare i tweet di Sayoc, come quello all’ex vicepresidente Joe Biden, dove lo invitava ad abbracciare calorosamente la sua famiglia come didascalia alla foto di casa sua incorniciata in un obiettivo da fucile. George Sodini addirittura teneva un blog sempre aggiornato dove annunciava che l’avrebbe fatta pagare alle donne che lo rifiutavano, era il 2009, è entrato in una palestra fuori Pittsburgh e ne ha uccise tre.

Come scrive Vox , “ognuno di questi uomini può sembrare un solitario, ma in realtà ognuno di loro faceva parte di un gruppo di persone con visioni tossiche simili rivolte a persone ebree, donne o persone di colore”, e lo stesso cronista chiede alle piattaforme di prendersi la responsabilità della divulgazione di certi contenuti. A ben ragione? Può darsi, d’altra parte stare dietro al clima d’odio (problema globale e non solo statunitense, ovviamente) scatenato dai social è impossibile, secondo questo ragionamento dietro ogni hater potrebbe nascondersi un potenziale terrorista, ma ciò che emerge è preoccupante perché ogni terrorista si rivela poi avere avuto un passato recente da hater.

Twitter la scorsa settimana tramite l’account @TwitterSafety ha scritto: “Stiamo indagando su cosa è successo e continueremo a lavorare per migliorare il modo in cui gestiamo le preoccupazioni sollevate da chiunque su Twitter”, Facebook rimuove prontamente i profili degli attentatori, così come YouTube i video. Ma dopo. Sempre e soltanto dopo. 

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Autore dell'articolo: admin