Quella del sindaco di Riace è vera disobbedienza civile?


Quella del sindaco di Riace è vera disobbedienza civile?

 Afp


 Domenico Lucano




“Proprio per disattendere queste leggi balorde, vado contro la legge”. Nelle intercettazioni telefoniche agli atti dell’inchiesta che l’ha portato agli arresti domiciliari, il sindaco di Riace Domenico Lucano sembra mostrare piena consapevolezza di violare le norme, in questo caso di quelle in base alle quali è stato negato per tre volte il permesso di soggiorno una donna. Parole e fatti che hanno fatto accostare Lucano ad altri illustri disobbedienti in nome dei diritti civili, come il sociologo Danilo Dolci, soprannominato il ‘Gandhi italiano’, che durante gli anni del fascismo strappava i volantini del regime  e rifiutò di indossare la divisa della Repubblica Sociale Italiana, diventando poi instancabile promotore di lotte non violente contro la mafia e per i diritti. Tra le sue azioni più coraggiose, lo ‘sciopero alla rovescia’ da lui promosso il 2 febbraio del 1956 con centinaia di disoccupati che si misero a lavorare in una strada abbandonata all’incuria. Dolci venne arrestato per occupazione di suolo pubblico e resistenza a pubblico ufficiale e difeso con un’arringa del grande giurista Piero Calamandrei che esaltò i cardini della Costituzione.

La definizione data dall’enciclopedia Treccani che cita il ‘padre’ della disobbedienza, lo scrittore e filosofo Henry David Thoreau finito in galera per essersi rifiutato di pagare le tasse legate alla guerra contro il Messico, lascia qualche dubbio se quella di Lucano sia stata una vera disobbedienza. Sempre col presupposto, tutto da confermare, che le leggi le abbia davvero infrante. Informa la Treccani che disobbedienza civile è “il rifiuto di obbedire a una legge giudicata iniqua, attraverso pubbliche manifestazioni”. Una ‘pubblicità’ che Lucano non ha fatto durante questi anni perché non hai chiarito in modo esplicito di volere aggirare la legge per giusti motivi.

“Non siamo nel canone perfetto della disobbedienza perché non ha denunciato la violazione del codice, come feci io quando, tornato dalla Svizzera dove accompagnai Dj Fabo, andai dai carabinieri ad autodenunciarmi”, riflette Marco Cappato, erede della tradizione dei ‘disobbedienti’ per antonomasia, i radicali di Marco Pannella, le cui sfide alla legge erano sfacciate, spesso anche in diretta tv. “Anche se non ha denunciato però – argomenta il segretario dell’associazione ‘Luca Coscioni’ – Lucano ha messo in piedi un sistema di azioni e iniziative fatte per forzare la mano su regole che rendono difficile l’integrazione ai migranti. In questo modo si è posto ai limiti della legalità ed esposto a dei grandi rischi”. Secondo Cappato, se di disobbedienza civile si può parlare con tutti i crismi lo sapremo solo nei prossimi giorni, quando si vedrà se Lucano davanti ai giudici rivendicherà di avere agito contro la legge ma in nome della Costituzione.

“Questo non significa che non possa difendersi in modo ‘tecnico’ da alcuni fatti che gli sono contestati e che potrebbe proprio non avere commesso. Può anche essere – ipotizza – che non abbia chiesto alle forze dell’ordine di intervenire in questi anni per paura che le conseguenze della sua scelta ricadessero su altre persone”. Anche se, quando Cappato denunciò di avere aiutato Fabiano Antoniani a morire a Zurigo iniettandosi una sostanza letale, rischiò di coinvolgere anche la mamma e la fidanzata del giovane rimasto immobile e cieco da anni a causa di un incidente.

Più netta Rita Bernardini, la coordinatrice della presidenza del Partito radicale: “La disobbedienza presuppone un dialogo con l’altra parte interlocutrice che deve essere informata che la si sta portando avanti. L’altra differenza tra un disobbediente e Lucano è che noi non ci lamentiamo delle conseguenze. Io coltivo piante di marijuana da anni sul mio terrazzo e ho scritto anche delle lettere al procuratore di Roma Giuseppe Pignatone che non mi ha mai risposto. Detto questo, il sindaco ha agito per il bene di tutta la comunità e per i diritti fondamentali e lo ‘scandalo’ di un processo costringerebbe ad aprire un dibattito sulla legge sull’immigrazione”.

Una disobbediente civile è stata senz’altro la ‘no border’ Francesca Peirotti, 31enne di Cuneo condannata nel luglio scorso a sei mesi di carcere dalla corte francese di Aix – en – Provence con l’accusa di avere portato illegalmente 8 migranti da Ventimiglia oltre il confine di Mentone. “Lo rifare di nuovo – ci racconta Francesca da Marsiglia, dove vive e lavora – ho solo dato un passaggio che, nel mondo assurdo in cui viviamo, è stato criminalizzato. Non so se il sindaco abbia praticato una vera disobbedienza civile, ma in un Paese com’è l’Italia di adesso non poteva fare altrimenti”. “La disobbedienza – avverte Cappato – non è giusta per definizione, uno può fare riferimento alla propria ‘ragione morale’ che non è detto sia buona. A decidere se è giusta o meno, alla fine, è la politica”. 

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