quattro mesi dopo è ancora tutto fermo


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 Afp


 Ponte Morandi




Il 15 dicembre, “giorno più giorno meno”, era la data auspicata dal sindaco di Genova e commissario alla ricostruzione, Marco Bucci, per iniziare la demolizione di quel che resta del Ponte Morandi, crollata lo scorso 14 agosto portando con sé le vite di 43 persone. Il Tribunale di Genova deciderà infatti solo il 17 dicembre se e quanto prorogare il sequestro della struttura, in modo da concludere le perizie necessarie all’inchiesta. Ed è molto verosimile che i tempi si allunghino ancora. 

Le polemiche hanno nondimeno costretto il Tribunale a spiegare, in una nota, dove viene sottolineato che “l’attività giudiziaria è rivolta ad accertare le responsabilità dell’accaduto nell’interesse dello Stato e di quanti, le numerosissime persone vittime di reati o danneggiate civilmente, hanno diritto in questa vicenda ad ottenere la massima tutela”. “La perizia, diretta ad acquisire una prova ritenuta indispensabile per accertare eventuali responsabilità penali, è stata avviata subito dopo la richiesta pervenuta dalla Procura della Repubblica ed i suoi lavori sono proseguiti a ritmo serrato in considerazione delle molteplici esigenze pubbliche che sono in gioco e malgrado la complessità eccezionale degli accertamenti tecnici richiesti nel caso specifico” precisa la nota, “ciò detto, le operazioni di demolizione e ricostruzione del ponte restano di esclusiva competenza dell’Amministrazione pubblica e non dell’autorità giudiziaria”.

Il giudice dell’indagine preliminare, Angela Maria Nutini, scrive La Stampa, “prende atto che l’esame delle macerie in Svizzera è stato sì importante ma non risolutivo; che la valutazione su alcune parti da distruggere dovrà compiersi in contraddittorio”, laddove Franca Borzone, capo dell’ufficio gip, afferma che “ci sono due esigenze, giudiziaria e di procedura amministrativa. E, nonostante la buona volontà di entrambe le parti, in questo momento interferiscono e si genera una conflittualità. Ma sono sicura che, visto l’impegno di tutti, verranno trovate le soluzioni migliori”.

Cinque mesi per la ricostruzione

La probabile proroga dell’inizio dell’abbattimento rende a sua volta molto arduo il rispetto della scadenza del 31 marzo per far partire i lavori di ricostruzione, la cui durata è indicata in 5 mesi nel documento al vaglio della magistratura. E ciò nonostante Bucci chieda che per almeno un paio di mesi demolizione e ricostruzione vadano di pari passo. 

“Se la demolizione dovesse iniziare effettivamente a gennaio, si arriverebbe quindi al 31 maggio”, scrive il Secolo XIX, “ma anche su questa data ci sono riserve e criticità. Per terminare l’opera in cinque mesi, infatti, secondo quanto indicato dal consorzio delle dieci aziende coinvolte (Carena spa, Eco Eridania Spa, Mammoet srl, Nitrex srl, Shl srl, Vernazza Autogru srl, Pmsc sa, Fagioli Spa, Ireos Spa, Fratelli Omini Spa e Iperprogetti srl), servono turni di lavoro ventiquattr’ore su ventiquattro e sette giorni su sette”.

La possibilità di lavorare senza fermare mai ruspe, gru e operai, spiega ancora il quotidiano genovese, “passa necessariamente da una deroga permanente che dovrà essere concessa per superare i requisiti relativi alla normativa di inquinamento acustico e ambientale. Ma non solo. Il consorzio di imprese pone come condizioni anche la rimozione di ogni vincolo operativo gestito dalla protezione civile”.

Niente sospensiva nel ricorso di Autostrade

Non influirà invece sulle tempistiche il ricorso presentato dal cda di Autostrade per l’Italia contro l’esclusione dai lavori di ricostruzione decisa dal governo. L’azienda, si legge nella nota, “rappresenterà di non avere intenzione di determinare in alcun modo ritardi o ostacoli alla ricostruzione del viadotto Polcevera e, di conseguenza, la dovuta difesa dei diritti e degli interessi della società non rallenterà le attività avviate dal commissario; a conferma di ciò, il ricorso non conterrà istanza di sospensiva”.

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