Quattro cose che Salvini può imparare da Orban


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Dar vita a una “Lega della Leghe”, un ombrello sotto il quale raccogliere larga parte dei movimenti sovranisti europei, è il progetto al quale Matteo Salvini sta lavorando in vista delle cruciali elezioni europee del prossimo maggio.

Un progetto che non può non passare per l’Ungheria di Viktor Orban, il leader dal quale –  in coincidenza con l’acuirsi della crisi migratoria – è partita l’ondata nazionalista che ha cambiato, e cambierà ancora, gli equilibri politici del vecchio continente.

Questo è il significato della definizione di “incontro politico” che Salvini ha dato al colloquio milanese di oggi, sulla carta per placare i mal di pancia del Movimento 5 stelle (l’Ungheria è uno dei Paesi che più si oppone a quel ricollocamento dei richiedenti asilo che allevierebbe il peso che grava sull’Italia), di fatto per lanciare un avvertimento molto preciso all’Europa dei partiti tradizionali, a partire dal Ppe di Angela Merkel, della cui famiglia Orban continua pure a far parte (ma fino a quando?).

I sovranisti – è il messaggio – stanno approntando una strategia. E, perché riesca, Salvini ha molto da imparare dal primo ministro ungherese, un politico che è stato in grado di alzare il livello dello scontro con le istituzioni europee senza mai raggiungere il punto di non ritorno. Una lezione che il ministro dell’Interno dovrà tenere presente. Nello specifico, scrive Politico, sono quattro gli ammaestramenti principali che l’allievo – per usare la formula della testata Usa – deve apprendere dal suo maestro. 

  • Tieni i tuoi amici vicini e i tuoi nemici ancor più vicini

Secondo un funzionario italiano citato da Politico, l’atteggiamento del nuovo governo italiano “non è nulla paragonato a quello di Orban, che riesce a non rispettare i pronunciamenti senza conseguenze, rompendo l’unità europea negli affari esteri avvicinandosi a Putin, e viene accusato di corruzione senza che accada nulla. Ma appartiene al Ppe”. Sebbene all’interno dei Popolari europei ci sia chi vuole espellere Fidesz, il partito di Orban, una simile rottura indebolirebbe quella che resta la formazione più potente all’interno del Parlamento europeo e renderebbe davvero competitiva la prospettiva di una “Lega delle Leghe”. Lo stesso Salvini, sebbene smentisca, pare abbia esplorato la possibilità di raggiungere Forza Italia all’interno del Ppe. 

Non si può infatti escludere che l’obiettivo di Orban sia cambiare il Ppe dal suo interno. Gli alleati ci sono già: dal cancelliere austriaco Sebastian Kurz alla Csu del ministro degli Interni tedesco Horst Seehofer. Due leader che, esattamente come Orban, in patria competono con partiti spostati ancora più a destra e quindi hanno buon gioco nel proporsi come un argine alla destra xenofoba tout-court, che in Ungheria è rappresentata da Jobbik. 

  • Dal punto di vista economico, tieni la casa in ordine

‘Politico’ sottolinea come l’Italia, dal punto di vista economico, sia in una posizione molto più vulnerabile dell’Ungheria, per via del suo enorme debito pubblico sotto il costante scrutinio di Bruxelles. Il governo gialloverde ha promesso più volte di andare allo scontro con l’Europa sulle questioni economiche, spendendo in deficit per soddisfare le costose promesse fatte agli elettori. In caso di un conflitto a tutto campo con le istituzioni europee, ciò potrebbe però mettere Roma in difficoltà. Orban invece ha, da questo punto di vista, un margine di manovra molto più ampio: l’economia ungherese ha dimensioni più limitate e una buona performance economica, senza contare che non fa parte dell’Eurozona. Insomma, non è detto che Salvini possa permettersi quello che può permettersi Orban. 

  • Non mettere in discussione l’Ue in quanto tale

“Orban è spesso critico nei confronti delle ‘élite’ europee e sostiene che la Commissione Europea e il Parlamento Europeo lavorino contro gli interessi nazionali dell’Ungheria ma, a parole, sottolinea l’importanza della Ue e delle sue istituzioni”, scrive Politico, “Salvini non lo fa. Flirta con l’uscita dall’euro (che significherebbe di fatto lasciare la Ue), attacca il blocco a cadenza quotidiana e lo ha anche incolpato del crollo di un ponte a Genova che ha ucciso 43 persone”. “Orbàn è bravo a fare il rivoluzionario quando parla con il suo pubblico ma nel Consiglio Europeo va con la maggioranza”, sottolinea Peter Kreko, direttore del Political Capital Institute di Budapest. 

  • Controlla i media e le procure

Questo appare un obiettivo molto difficile da raggiungere. “In Ungheria una combinazione di riforme legislative e di versamento di milioni di fondi ai media governativi ha fatto sì che ci siano molte poche testate indipendenti superstiti e che ancora meno si impegnino in giornalismo investigativo approfondito”, scrive Politico, “di conseguenza, alcune controversie ricevono poca o nessuna attenzione sia in patria che all’estero. Allo stesso tempo, un leale alleato di Orban svolge la carica di procuratore generale, il che significa che anche quando l’autorità anticorruzione europea manifesta preoccupazione per casi di corruzione, anche in relazione alla stessa famiglia di Orban, non viene assunta nessuna vera iniziativa legale”. 

“Salvini è molto lontano da questo livello di controllo”, conclude la testata Usa, “i pubblici ministeri sono indipendenti, larga parte dei giornali sono contro di lui e non controlla stazioni televisive (ha provato e, finora fallito a imporre un alleato alla presidenza della Rai), sebbene sia molto forte sui social media”. E da questo punto di vista, si potrebbe ribattere a Politico, che questo stato delle cose sia sfavorevole a Salvini è tutto da dimostrare.

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Autore dell'articolo: admin