Quanto e dove ha investito la Cina in Italia


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 Afp


 Giovanni Tria




Dal calcio alle quote in gruppi strategici, la Cina è dall’inizio del 2014 sempre più presente nell’industria italiana. È la fotografia che emerge nei giorni della visita a Pechino e Shanghai del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, dal 27 agosto al 2 settembre.

Fca, Telecom Italia, Enel, Generali e Terna sono solo alcune delle realtà industriali italiane dove aziende cinesi hanno una partecipazione. Il picco degli investimenti si è verificato soprattutto tra il 2014 e il 2015, anno in cui il gigante della chimica cinese, China National Chemical, ha acquisito una quota di controllo in Pirelli per 7,3 miliardi di euro, l’operazione di acquisizione di un gruppo italiano da parte di un’azienda statale cinese a oggi più nota, se si esclude il mondo del pallone.

La Cina è entrata nel Milan e nell’Inter, con l’acquisizione di una quota di maggioranza nel club nerazzurro nel 2016 da parte del gruppo Suning, e quella, tra luci e ombre, della totalità del Milan, per 740 milioni di euro, da parte di una cordata guidata dall’imprenditore cinese, Yonghong Li, al vertice del club fino a luglio scorso, e sul quale la Procura della Repubblica di Milano ha aperto un fascicolo per l’ipotesi di reato di false comunicazioni sociali.  

Gli investimenti cinesi hanno riguardato molte aziende italiane, di primo piano, e non solo. Tra questi, per citare i casi più importanti, si può ricordare l’investimento da 400 milioni di euro di Shanghai Electric in Ansaldo Energia e l’acquisizione del 35% di Cdp Reti da parte del colosso dell’energia elettrica di Pechino, China State Grid, per un valore complessivo di 2,81 miliardi di euro.

Interessati dalle mire cinesi sono stati anche i gruppi dell’agroalimentare, come il brand Filippo Berio, controllato da Salov, in cui il gruppo cinese Bright Food ha acquisito una quota di maggioranza; o quelli della moda, con il passaggio di Krizia al gruppo di Shenzhen, Marisfrolg. Tra gli investimenti più recenti, da ricordare, a fine 2017, l’acquisizione del gruppo biomedicale Esaote da parte di un consorzio nel quale figura anche Yufeng Capital, co-fondato dal patron di Alibaba, il gigante dell’e-commerce cinese, Jack Ma. 

L’elenco degli investimenti cinesi è ancora lungo e l’aumento dell’interesse della Cina verso l’Italia negli ultimi anni non è sfuggita agli occhi degli osservatori più esperti: secondo uno studio pubblicato a inizio 2017 dal Mercator Institute for China Studies di Berlino e dal gruppo di consulenza Rhodium Group, tra il 2000 e il 2016, l’Italia è stata al terzo posto, tra i Paesi dell’Unione Europea, per le destinazioni degli investimenti cinesi, a quota 12,8 miliardi di euro. Hanno fatto meglio solo la Gran Bretagna, a quota 23,6 miliardi di euro, e la Germania, in seconda posizione, a quota 18,8 miliardi di euro. L’Italia ha surclassato anche la Francia, ferma a quota 11,4 miliardi di euro.

Il trend è mutato proprio alla fine del 2016, quando il governo cinese ha dato un taglio allo shopping sfrenato dei gruppi all’estero, per concentrare le attenzioni sui progetti di sviluppo industriale e su quelli che rientrano nell’iniziativa di sviluppo infrastrutturale tra Asia, Europa e Africa Belt and Road, lanciata dal presidente cinese, Xi Jinping, nel 2013.

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 Industria economia Cina (Afp)

Boom dell’interscambio nel 2017 a 42 miliardi

Un interscambio in crescita del 9,2% nel 2017, a quota 42 miliardi di euro, e un deficit commerciale italiano in riduzione, sono tra i segnali più positivi nel rapporto tra Italia e Cina. L’Italia è sempre più presente in Cina, secondo gli ultimi numeri, che vedono un record assoluto delle esportazioni nel 2017, a quota 20,33 miliardi di dollari, con una crescita del 22,2% rispetto all’anno precedente, a fronte di un aumento delle importazioni dalla Cina del 10%, a 29,2 miliardi di dollari: il deficit commerciale è sceso per la prima sotto i nove miliardi di dollari e il valore dell’interscambio tra Roma e Pechino ha portato l’Italia a diventare il quarto partner della Cina all’interno dell’Unione Europea.

La tendenza si è confermata anche nel primo trimestre 2018, secondo i dati delle Dogane cinesi. Nei primi tre mesi dell’anno le importazioni della Cina dall’Italia sono cresciute del 18,62% su base annuale (pari a 4,98 miliardi di dollari), mentre le esportazioni cinesi verso l’Italia hanno segnato un balzo del 18,86%, a quota 7,48 miliardi di dollari di valore, per un interscambio complessivo di oltre dodici miliardi di dollari: in molti, però, ritengono che i margini per aumentare gli scambi siano ancora alti, soprattutto nei settori delle tecnologie verdi, dell’agroalimentare, dell’urbanizzazione sostenibile, dei servizi sanitari e del settore aerospaziale, individuati già nel 2014 come priorità nella cooperazione tra i governi dei due Paesi.

I settori di punta dell’export italiano nel 2017 sono quelli della meccanica strumentale, che lo scorso anno ha segnato un aumento del 24,8% rispetto al 2016, l’automobilistico, con una crescita dell’11,8%, e del farmaceutico, con un aumento del 9,09%. L’appuntamento da non perdere per mettere in mostra l’export italiano è quello del prossimo novembre quando, dal 5 al 10, si terrà a Shanghai la prima China International Import Expo, dove è prevista la partecipazione di circa 140 Paesi, secondo le stime cinesi, e la presenza del presidente cinese, Xi Jinping.

Le due missioni

Il viaggio in Cina del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, che sarà a Pechino e Shanghai da domani al 2 settembre prossimi, sarà il primo banco di prova per il governo giallo-verde nell’ex Celeste Impero. La Cina ha mostrato finora fiducia nel nuovo esecutivo. Subito dopo la nascita del governo guidato da Giuseppe Conte, Pechino si è detta “felice di vedere la stabilità politica e sociale” in Italia, tramite la portavoce del Ministero degli Esteri, Hua Chunying, che ha ricordato la “tradizionale amicizia” che lega i due Paesi.

Pochi giorni dopo, in un messaggio di congratulazioni inviato a Conte dal primo ministro cinese, Li Keqiang, Pechino si è detta “pronta a lavorare con il nuovo governo italiano” con il quale c’è “una fiducia politica reciproca in costante crescita”. Nel messaggio, il premier cinese non ha dimenticato di citare l’iniziativa Belt and Road, lanciata dal presidente cinese, Xi Jinping, nel 2013, per la connessione infrastrutturale di Asia, Europa e Africa, che ha auspicato di “allineare” alle strategie di sviluppo italiane.

L’interesse italiano sulla Cina si è manifestato concretamente con la creazione di una task force dedicata al Paese, nata nei giorni scorsi, su iniziativa del Ministero al Lavoro e allo Sviluppo Economico, e in particolare del vice presidente del Consiglio, Luigi Di Maio, e del sottosegretario Michele Geraci, nome quest’ultimo noto in Cina per la sua attività svolta come economista e direttore del China Economic Research Program presso la Nottingham University Business School China, prima di assumere l’incarico governativo.

Anche Geraci sarà in Cina negli stessi giorni di Tria: il suo sarà un ritorno che coinciderà, in parte, con la visita del ministro dell’Economia: i due saranno a Shanghai negli stessi giorni a cavallo tra fine agosto e l’inizio di settembre, prima dell’arrivo di Geraci a Pechino, per una visita che si concluderà il 7 settembre prossimo.

 

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