Quanti italiani sono andati a combattere con l’Isis? Relazione DIS


Quanti sarebbero i foreign fighters pro-jihad partiti in questi anni dall’Italia per affiancare i miliziani Isis in Siria (dove in queste ore è caduta l’ultima roccaforte di Daesh) e in Iraq? 180, di cui una dozzina di nazionalità italiana. Il resto è formato da stranieri che hanno soggiornato nel nostro Paese o che sono transitati per svariati motivi sul nostro territorio. In altri Paesi il numero di aspiranti jihadisti pronti a ingrossare le file dell’Isis è stato più marcato.

A fornire questi dati è la relazione annuale al Parlamento sulla politica dell’informazione per la sicurezza, curata dal Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS) che sovrintende alle attività di AISE e AISI, i nostri 007. Secondo la relazione sono in tutto 12 i militanti filo-jihadisti rientrati in Italia dalle zone di guerra. Di questi, 5 sono attualmente in carcere mentre circa 50 combattenti sarebbero stati uccisi nelle aree dei conflitti.

Da Francia, Belgio Germania e Gran Bretagna sono partiti per Iraq e Siria almeno 3.000 combattenti. La “particolare attenzione informativa” dell’intelligence per il fenomeno dei foreign fighters è spiegabile con il fatto che “nonostante la perdita di territorio, combattenti e figure di rilievo, che ne ha indebolito la capacità di pianificare e dare diretto supporto ad azioni terroristiche di proiezione transnazionale, Daesh, determinato a colpire l’Occidente, si è mostrato ancora in grado di ispirare attacchi in Europa, suggerendone autori e modi”, si legge nella relazione del DIS.

Gli 007 temono il cosiddetto “effetto blowback” cioè la possibilità che una volta rientrati nei Paesi d’origine i foreign fighters passino all’azione. Ecco perché: “Uno degli ambiti di maggior impegno” è dato “dal fenomeno dei radicalizzati in casa, un bacino sempre più ampio e sfuggente che richiede una serrata attività di ricerca e monitoraggio volta a cogliere per tempo segnali anticipatori di possibili transizioni dalla radicalizzazione all’attivazione violenta” spiegano ancora i servizi segreti.


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Autore dell'articolo: admin