Quali sono i giornalisti liberi, secondo Alessandro Di Battista 


Quali sono i giornalisti liberi, secondo Alessandro Di Battista 



“Come volevasi dimostrare è partita la difesa corporativista, puerile, patetica, ipocrita, conformista e oltretutto controproducente di una parte del sistema mediatico”. Alessandro Di Battista torna con un lungo ed articolato post sul caso sollevato dalle sue invettive contro i media dopo l’assoluzione di Virginia Raggi.

“Ben vengano le manifestazioni per la libertà di stampa, solo che andrebbero fatte in Svizzera sotto casa di de Benedetti, ad Arcore sotto casa di Berlusconi o davanti alle incompiute Vele di Calatrava per le quali il gruppo Caltagirone si è beccato un bel po’ di soldi”, dice l’ex deputato M5s che torna a criticare “i giornali di Berlusconi” – peraltro suo editore – perché “non mi hanno mai perdonato di essere andato sotto Villa San Martino”.

Nel suo post Di Battista tiene anche a marcare la propria differenza, da ‘duro e puro’, rispetto a quanti ora sono al governo. Di fatto, anche rispetto ai suoi compagni di partito. “Quando decisi di non fare il ministro – sottolinea infatti – lo feci per una sola ragione: per essere totalmente libero di scrivere e dire ciò che penso. Questo è un privilegio incredibile, altro che auto blu e assegni di fine mandato. E quando inizi ad assuefarti alla libertà ne vuoi sempre di più, anche se sai che dire cio’ che pensi ti farà tanti nemici e a volte ti farà venire il sangue amaro. Ma, allo stesso tempo, ti fa guardare allo specchio”.

L’ex deputato M5s non rinuncia a stilare una lista di giornalisti, questa volta però si tratta di ‘buoni’. E allora ecco, nella categoria “giornalisti liberi”:

Marco Travaglio, “uno che il Movimento l’ha bastonato ripetutamente”.

Massimo Fini, “un uomo che per non essersi piegato al pensiero dominante non ha fatto la carriera che meritava”.

Pietrangelo Buttafuoco, “uno degli ultimi intellettuali rimasti”.

Fulvio Grimaldi e Alberto Negri, “due non certo teneri con la politica estera dell’attuale governo”.

Franco Bechis, “uno dei giornalisti più innamorati dello studio degli atti che abbia mai conosciuto”.

Luisella Costamagna, Milena Gabanelli e “decine di giornalisti e giornaliste che hanno capito che chi davvero sta colpendo la libertà di stampa sono svariati sicari dell’informazione ormai distaccati dalla realtà e capaci di scendere in piazza per difendere esclusivamente la loro posizione di potere che ha molto più a che fare con quella servitù volontaria descritta da Étienne de La Boétie (filosofo e giurista francese del XVI secolo, ndr) che con il desiderio di indipendenza che tanto sbandierano in queste ore”.

In chiusura del post un elogio della libertà, anche vista da un parlamentare: “La libertà vale più di ogni cosa, anche di un ministero – ribadisce Di Battista – e soprattutto perché solo scegliendo di ‘uscire fuori dal palazzo’ ho potuto iniziare ad insegnare a mio figlio ad essere libero. E i figli credono a ciò che vedono, non a ciò che sentono, come d’altronde ormai la gran parte dei cittadini”. 

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Autore dell'articolo: admin