Qual è il reato ipotizzato per il presidente della Regione Calabria, Oliverio


Qual è il reato ipotizzato per il presidente della Regione Calabria, Oliverio



Abuso d’ufficio, questa l’accusa ipotizzata nei confronti del presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, esponente del Pd. Questa mattina all’alba gli uomini della Guardia di finanza hanno notificato al presidente della giunta l’ordinanza del gip di distrettuale di Catanzaro che gli impone l’obbligo di dimora nel suo comune di residenza San Giovanni in Fiore.

Nell’inchiesta sono finite altre quindici persone – racconta La Stampa – fra cui  una in carcere per l’imprenditore Giorgio Barbieri, considerato contiguo al clan Muto di Cetraro (Cs), sei ai domiciliari e due obblighi di dimora, fra cui quello a carico del governatore e dell’ex sindaco di Pedace (Cs), Marco Oliverio (nessuna parentela con il governatore). Il Gip ha emesso anche sette misure interdittive.

Aviosuperficie e impianti Sila al centro indagini

Nel mirino della Guardia di Finanza e della Dda di Catanzaro, ci sono gli appalti per l’ammodernamento dell’aviosuperficie di Scalea (Cs) e degli impianti sciistici di Lorica, in Sila, oltre che la successiva fase di erogazione di finanziamenti pubblici. Le indagini svolte nell’ambito dell’operazione “Lande Desolate”, avrebbero consentito di ricostruire e documentare “plurime violazioni e irregolarità nella gestione e conduzione” dei due appalti.

Oliverio in sciopero della fame

“Accuse infamanti”, replica Oliverio che annuncia l’inizio dello sciopero della fame. “La mia vita e il mio impegno politico e istituzionale – aggiunge – sono stati sempre improntati al massimo di trasparenza, di concreta lotta alla criminalità, di onestà e rispettosa gestione della cosa pubblica. I polveroni sono il vero regalo alla mafia. Tra l’altro l’opera oggetto della indagine non è stata appaltata nel corso della mia responsabilità alla guida della Regione. Quanto si sta verificando è assurdo. Lotterò con tutte le mie energie perché si affermi la verità”. 

Gratteri sicuro del fatto suo

Ma il procuratore capo Gratteri si dice certo del risultato delle indagini svolte. “Parlo con la tristezza nel cuore perché vedo questo rito che continuamente si verifica in Calabria: dover registrare quest’ennesima incompiuta, questo fallimento della ricostruzione della Calabria, che continua a essere, purtroppo ahinoi, l’Africa del Nord”, dice ad alcuni giornalisti al termine della conferenza stampa sull’operazione. “È spaventosa – aggiunge – la facilità con la quale alti funzionari della Regione sono pronti e proni al potere dell’uno o dell’altro”. 

Burocrati, politici e imprenditori corrotti

Per la procura antimafia di Catanzaro – scrive Repubblica – le grandi opere del cosentino sono divenute terreno di intesa per dirigenti e burocrati regionali corrotti, politici spregiudicati, imprenditori dei clan. I lavori non sarebbero stati eseguiti per fornire servizi ai cittadini, ma perché ognuno ci guadagnasse qualcosa. Grazie ad una burocrazia regionale complice, le ditte di Giorgio Barbieri hanno incassato finanziamenti indebiti per milioni. E per i dirigenti che hanno predisposto documenti e progetti questo si è tradotto in guadagni e benefici tangibili.

L’intervento di Oliverio si sarebbe reso necessario a fronte delle perplessità emerse negli uffici regionali circa la mancata esecuzione di tutte le opere previste da parte dell’impresa di Barbieri, elemento legato, secondo a Dda, al clan Muto di Cetraro. Questa la tesi dei pm.

L’indagine e le convinzioni dei magistrati

Giorgio Ottavio Barbieri, l’imprenditore romano 42 enne sarebbe per gli inquirenti “un soggetto senza scrupoli, alla guida di un’impresa priva di adeguate capacità tecniche e finanziarie per la simultanea e positiva realizzazione di lavori di particolare complessità (la costruzione e la gestione dell’aviosuperficie di Scalea, del comprensorio sciistico di Lorica e del parcheggio cittadino di piazza Bilotti a Cosenza), aduso a colludere con altre imprese, con i locali potentati mafiosi e con i pubblici funzionari”. Lo scrivono i magistrati della Dda di Catanzaro che portano ad esempio l’aviosuperficie di Scalea e la “cattiva e ritardata esecuzione dei lavori”.

Secondo l’accusa, “sin dall’avvio del cantiere di Scalea, la ditta Barbieri Costruzioni, concessionaria dell’opera, versando in grave crisi di liquidità oltre che di adeguate competenze tecniche”, avrebbe “brigato per l’illecito affidamento di ulteriori lavori a totale carico dell’ente pubblico, sì da procurarsi la provvista economica indispensabile per portare avanti, almeno per po’, l’esecuzione dei lotti di lavori obbligatori previsti dalla concessione”.

Con la complicità dei funzionari pubblici indagati, l’imprenditore avrebbe quindi ottenuto oltre un milione di euro per l’esecuzione di opere complementari, nonostante la ditta fosse in ritardo nell’esecuzione degli interventi principali, dopo aver chiesto addirittura 2,5 milioni per la realizzazione dell’impianto di climatizzazione all’interno dell’aerostazione; il rifacimento degli infissi esterni ed interni dell’aerostazione; la realizzazione del cavidotto necessario per collegare l’autostazione alla rete della fibra ottica passante lungo la strada statale 18.

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Autore dell'articolo: admin