Qual è il futuro dei media tradizionali secondo Luigi Di Maio


Qual è il futuro dei media tradizionali secondo Luigi Di Maio



L’agenda dei media è sempre più dettata dalla domanda che dall’offerta. Gli utenti sono abituati a piattaforme personalizzabili su misura dei loro interessi ed è a queste esigenze che i mezzi di comunicazione tradizionali devono sapersi adattare, se vogliono sopravvivere. È uno dei passaggi più interessanti della lunga intervista che verrà pubblicata sul numero di settembre dell’edizione italiana di Forbes dal vicepremier Luigi Di Maio. Il quale sembra suggerire che, se il Movimento 5 stelle ha avuto spesso rapporti contrastanti con la stampa, ciò non è dipeso da pregiudiziali del partito, semmai il contrario. Ecco i passaggi salienti del colloquio per quanto riguarda le tematiche della comunicazione. 

“Nell’informazione convenzionale abbiamo trovato un argine”

“Informazione, cultura e innovazione sono stati i capisaldi del dibattito nel Movimento per dieci anni. Cominciamo dalla prima. Davamo per assodato un rapporto con l’informazione convenzionale ma subito, alla nascita del Movimento, e poi sempre più negli anni, abbiamo trovato un argine dall’altra parte. Allora, assodato che lì non c’era modo di veicolare i nostri temi, abbiamo creato un altro modello di informazione. Quello basato sulla rete. Oggi abbiamo un canale con cui quando lanciamo una campagna, per esempio quella dei vitalizi, riusciamo a battere tutto lo share dei tg e dei quotidiani ma anche dei canali generalisti delle tv nazionali. Basta pensare che l’hashtag #byebyevitalizi ha raggiunto 23 milioni di italiani”.

Perché alcuni quotidiani utilizzano male internet

Ma si tratta di informazione o controinformazione? – domanda l’intervistatore. “Oggi è informazione. Tutti i quotidiani si stanno convertendo all’online. Alcuni lo stanno facendo molto bene, altri lo stanno facendo maluccio, nel senso che utilizzano i social per attrarre gente con notizie più o meno improbabili e lo fanno anche le testate nazionali. Però quella è un’altra questione. L’informazione si sta spostando sul web grazie all’innovazione. Questo è il principio generale. Vale per la tv e vale per i giornali: il palinsesto, l’impaginazione ideale per il cittadino sono quelli che si fa da sé”.

La Netflix italiana

E questo che c’entra con l’idea della Netflix italiana? “Netflix è l’immagine del palinsesto personalizzato. Se devo aprire il giornale e devo leggere in base all’ordine che mi ha dato il direttore può funzionare per me che sono un addetto ai lavori, ma chi vuole determinate notizie vuole potersele selezionare. Tanto è vero che stanno nascendo sempre di più le home page dei quotidiani che puoi personalizzare. Il futuro dei media convenzionali è creare questi contenuti. Lo sto dicendo da Ministro che ha la delega alle Telecomunicazioni: se i media convenzionali riescono a cogliere questa sfida produrranno i contenuti per le piattaforme digitali. Rai fiction non deve produrre solo le fiction per la Rai ma deve produrre e vendere a tutte le piattaforme digitali del mondo perché in Italia abbiamo un know how e un’esperienza che ci consentono di creare ottimi prodotti.

Il contributo pubblico ha condizionato la libertà delle testate

“La questione dei giornali ha a che fare con la democrazia. Nel senso che negli anni il contributo pubblico che è stato dato soprattutto alle grandi testate, secondo noi, ha condizionato la libertà di queste testate. Il problema è: se un giornale è letto è perché quel giornale piace e quindi il lettore è l’azionista principale. Se in questo meccanismo entra il finanziamento pubblico diretto allora, a quel punto, chi è l’azionista? Il lettore o chi ha erogato il finanziamento? Il finanziamento pubblico già è stato ridotto ma vogliamo ridurlo il più possibile e investire nei progetti giovani, però senza creare dipendenza. Cioè se dei giovani stanno facendo una start up sul giornalismo gli diamo i fondi per incoraggiare il progetto, per andare a regime, stabilizzarsi sul mercato e poi fargli prendere il largo. 

Il quotidiano di carta è la lettura del politico, non del cittadino

“Oggi il quotidiano cartaceo è la lettura preferita del mondo politico, non del cittadino. Leggono il giornale i dirigenti del ministero, ma soprattutto i livelli alti, perché i giornali si sono messi in testa di orientare più la linea politica del Paese che raccontare i fatti. Credo che il finanziamento pubblico come lo intendiamo noi possa servire a disintossicare le imprese editoriali dalla politica e garantire una fase di stabilizzazione sul mercato”.

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Autore dell'articolo: admin