Psoriasi, i video su Youtube? Due su tre sono fuorvianti (o pericolosi)


Soffrite di psoriasi e non vi pare che la terapia funzioni? Meglio parlare con un dermatologo che cercare su internet, dove il rischio di trovare informazioni scorrette è alto. Due terzi dei video su Youtube, per esempio, hanno un contenuto «fuorviante» o persino pericoloso, nonostante si trovino sempre ai primi posti dei risultati prodotti dai motori di ricerca. A mettere in guardia i pazienti è uno studio recentemente pubblicato da ricercatori svizzeri dell’Università di Basilea che hanno analizzato i 100 video più visti sul web e costatato il dilagare di notizie scorrette.

Ai video meno scientifici i commenti più positivi

L’indagine mette in evidenza che la maggior parte dei video affronta la malattia in modo aneddotico e personale, non scientifico, oppure contiene informazioni commerciali. Fra i temi più trattati: cure alternative o complementari (41 per cento delle clip), terapie locali da applicare sulla pelle (39 per cento), diete e alimentazione (25 per cento). «Su Youtube c’è un’abbondanza di video di scarsa qualità, con contenuto non scientifico e basato per lo più su aneddoti soggettivi del tutto insignificanti – scrivono gli studiosi coordinati da Oliver Brandt -. Questi prodotti sono i più numerosi e quelli che ricevono il numero maggiore ci visualizzazioni e di commenti positivi. Invece le clip con notizie corrette e di migliore qualità, anche medico-scientifica, ricevono giudizi più bassi e sono meno condivisi». Il 32 per cento dei video è stato classificato come utile, il 52 per cento come fuorviante e l’11 per cento persino come pericoloso. Le conclusioni sul Journal of Medical Internet Research indicano, insomma, un mondo alla rovescia, che porta gli autori dello studio a caldeggiare un maggiore impegno sui social media da parte delle società scientifiche di dermatologi e delle associazioni di pazienti.

Oltre la metà dei pazienti cerca terapie alternative

Oltre la metà dei pazienti psoriasici ammette, infatti, di aver fatto uso di terapie complementari o alternative alle cure ufficiali prescritte dal dermatologo. «Negli ultimi anni sono arrivati nuovi medicinali, più comodi da utilizzare nelle forme lievi, che sono la maggioranza e che spesso vengono ritenute “complicate” dai pazienti che devono applicare cure sulla pelle tutti i giorni – conclude Piergiacomo Calzavara Pinton, direttore dell’Unità di Dermatologia degli Spedali Civili di Brescia e presidente della Società Italiana di Dermatologia e Venereologia SIDeMaSt -. E anche per le forme più gravi, che hanno consentito di raggiungere un obiettivo prima impensabile: avere la pelle pulita, libera dalle chiazze rossastre e ricoperte di squame (tipiche manifestazioni della patologia) e senza il prurito e l’imbarazzo che spesso le accompagnano. La cosa migliore per tenere a bada la malattia è parlare con il proprio dermatologo e, con una migliore comunicazione, arrivare a una reale condivisione della scelta della cura»

15 maggio 2019 (modifica il 15 maggio 2019 | 17:44)

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Autore dell'articolo: admin