Prove di dialogo tra M5s e Pd


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Alessandro Serranò / AGF


Graziano Delrio e Luigi Di Maio




Dialogo a distanza o prove d’intesa sotto traccia? Dato per scontato che i rapporti di governo tra Lega e M5s sono pessimi, che l’insofferenza reciproca è grande, che Salvini è stanco e Di Maio punzecchia l’alleato in continuazione, c’è un asse che potrebbe prendere corpo nelle ultime ore: quello tra Pd e Movimento 5 Stelle. Nulla di certo o scontato, sia chiaro, ma per il momento solo segnali che vanno decrittati con scrupolo e attenzione.

Gli elementi o, se si vuole, le novità sono tre: le ultime proposte del vicepremier DI Maio di 5 leggi anti-casta” da votare proposte alla Lega, che Il Fatto Quotidiano rileva con evidenza, anche se a pag. 3; quindi “una proposta in 5 punti per l’economia” formulata dal segretario del Pd Zingaretti attraverso un colloquio con il Corriere per l’edizione cartacea; un’intervista di Graziano Delrio, ex ministro e ora capogruppo Pd alla Camera del Pd che a La Stampa dice “Pronti a discutere con i grillini su salario e conflitto d’interessi”, a sugellare il tutto.

Le cinque proposte di Di Maio sono presto dette: la legge per togliere la sanità ai partiti, quella sull’acqua pubblica, il conflitto di interessi, il salario minimo e il taglio dei parlamentari. “E chiede se la Lega ci sta: “In pochi mesi abbiamo realizzato le cose che abbiamo sognato per anni – scrive Di Maio – Adesso è il momento di andare avanti. Noi vogliamo continuare a cambiare le cose. Il percorso ancora è lungo. Su queste cinque proposte La Lega è con noi? Se la Lega è con noi, possiamo dare queste leggi al Paese già quest’anno” riferisce Il Fatto.

Il programma di Zingaretti in 5 punti va invece dal lavoro giusto (“Dobbiamo aumentar e i salari medio-bassi in particolare per le famiglie perché le persone non ce la fanno più”) con “un taglio netto del cuneo fiscale sul tempo indeterminato”, “favorire l’occupazione di donne e giovani, aumentare le indennità per i tirocini (come abbiamo fatto nel Lazio)”, “fare una legge sull’equo compenso e cercare con le parti sociali un accordo sul salario minimo in quei settori non coperti dai contratti collettivi nazionali”, temi legati tra loro.

Per secondo “l’obiettivo è rilanciare gli investimenti pubblici e privati per aumentare la crescita economica e l’occupazione”; per terzo occorre “portare nella Pa una nuova generazione di tecnici in grado di potenziare la capacità di progettazione delle amministrazioni, controllare e accorciare i tempi delle procedure”.

Infine, ultimi due punti secondo Zingaretti: scuola e sanità. Ove per la prima, occorre portare “al 4% del Pil le risorse investite sull’istruzione pubblica, per potenziare i servizi per l’infanzia, ridurre la dispersione scolastica, estendere il tempo pieno e attivare una dote per i giovani provenienti da famiglie meno abbienti attivabile a 18 anni per finanziare un progetto formativo o imprenditoriale”, mentre per la seconda è necessario “garantire almeno 10 miliardi in più nel triennio sulla sanità assumendo 100.000 nuovi operatori o l’universalità delle cure sarà messa in discussione”.

Basterà trovare un’intesa a carattere sociale per far partire un dialogo tra due forze che sono elettoralmente e culturalmente concorrenziali? La risposta la si può forse trovare a pag. 5 del quotidiano di Torino La Stampa dove Graziano Delrio, capogruppo Pd alla Camera dice “noi siamo favorevoli al taglio” sui costi della politica e su questo punto in sintonia con i grillini, però fissa dei paletti: “Per noi bisognerebbe avere una sola Camera, a differenza di quanto vogliono fare loro. La loro riforma è un pasticcio, che produrrà uno scollamento tra i territori e i parlamentari eletti in collegi molto più grandi di ora. E poi non si capisce a cosa serva un Senato di 200 persone e perché bisogna fare avanti e indietro due volte con la stessa legge tra una Camera e l’altra. Noi vorremmo tenere una sola Camera con 500 deputati, cioè meno di quanto prevede la loro proposta, trovando il modo di rappresentare gli enti locali. Sul principio siamo d’accordo, sul come applicarlo no”. Nuovi posizionamenti e flebili segnali.

E sulle 5 norme di legge caldeggiate da Di Maio, Taglio degli stipendi dei parlamentari, conflitto d’interessi, acqua pubblica, salario minimo o la legge che toglie i partiti dalla sanità (riferimento allo scandalo umbro del Pd) quale potrebbe approvare Del Rio o il Pd? Chiede l’intervistatore. Risposta: “«Sulla sanità basta applicare le norme che ci sono, non c’è scritto da nessuna parte che i partiti debba” e “se ci sono state irregolarità sarà la magistratura a stabilirlo”. Invece sul salario minimo “siamo d’accordo, lo abbiamo proposto per primi: certo andrebbe discusso come realizzarlo. Per noi va fatto in accordo con i sindacati. Sul taglio degli stipendi (…) se accettassero di discuterne seriamente si potrebbe trovare un’intesa”.

Ma è sul conflitto d’interessi che Delrio fa le maggiori aperture per possibili intese Pd-M5S: “Assolutamente sì, ma deve riguardare tutti, anche la trasparenza di piattaforme informatiche e la manipolazione dei dati. Invece sull’acqua pubblica la nostra posizione è chiara: le tariffe vengano decise dai sindaci e la gestione sia controllata e monitorata dal pubblico, senza statalizzare ogni cosa. La loro proposta non va bene, non stimola gli investimenti”.

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