“Pronto a scontare la condanna in Svizzera”


Strage di Via Fani a Roma

L’arresto e l’estradizione di Cesare Battisti in Italia ha riacceso i riflettori sui latitanti italiani che hanno trovato rifugio e asilo all’estero e che da anni vivono in totale libertà, spesso a pochi chilometri dal confine italiano. Oggi a rompere il silenzio è stato l’ex brigatista Alvaro Lojacono, condannato in contumacia a 16 anni di carcere per l’uccisione dello studente greco Miki Mantakas avvenuto il 28 febbraio 1975 e all’ergastolo per il ruolo avuto nella strage di via Fani del 16 marzo 1978.

Lojacono risiede in Svizzera da anni, ha ottenuto la cittadinanza e ha preso il cognome di sua madre, Baragiola. Lì è stato condannato a 17 anni di carcere per l’omicidio del magistrato Girolamo Tartaglione, compiuto a Roma nell’ottobre 1978, ed è tornato in libertà dopo aver scontato 11 anni di carcere ed avere ottenuto uno sconto per buona condotta.

Ora Lojacono ha rotto il silenzio e si è detto pronto a scontare l’ergastolo in Svizzera. Nel corso di un’intervista esclusiva per TicinOnline, l’ex brigatista ha spiegato:

Sono passati 40 anni e l’Italia si è sempre mossa in una logica di vendetta, come si è ben visto anche nel caso Battisti, e non ha mai rinunciato a un quadro giuridico d’eccezione. In una giustizia normale la “certezza della pena” vale anche per il detenuto: io sono stato scarcerato quasi venti anni fa, e sto ancora come prima dell’arresto, senza sapere se un giorno o l’altro mi riarrestano o mi riprocessano per qualcosa. Se ora l’Italia decidesse di muoversi con una richiesta come quella che ipotizza, io l’accetterei senza obiezioni, almeno metteremmo la parola fine a questa vicenda.

La richiesta a cui si riferisce il 63enne sarebbe una “richiesta di exequatur corretta e completa” che accumulerebbe in una sola condanna tutte quelle collezionate dall’ex brigatista quando era già fuggito all’estero. Se un giudice svizzero dovesse accettare questa richiesta, condannando quindi Baragiola all’ergastolo, lui accetterebbe di buon grado quella sentenza, a patto che che la detenzione avvenga in Svizzera.

L’Italia aveva già fatto la richiesta alla Svizzera nel 2006, relativamente alla sentenza del processo Moro 4, che non fu però accettata. Il motivo, secondo Baragiola, è semplice:

La richiesta italiana […] non garantiva che, una volta eseguita la pena in Svizzera, il paese richiedente l’avrebbe pienamente riconosciuta come scontata. Il rischio era che, una volta eseguita in Svizzera, l’Italia avrebbe poi proceduto per farla valere o eseguirla di nuovo, cosa illegale ma non sorprendente, o avrebbe chiesto l’esecuzione ulteriore delle altre condanne.

L’Italia, inoltre, non avrebbe mai presentato ufficialmente alla Svizzera una richiesta di estradizione per Alvaro Baragiola, ma l’ex brigatista è finito nel mirino del Ministro dell’Interno Matteo Salvini, insieme ad altri ex terroristi fuggiti all’estero, e non è escluso che, anche dopo questa intervista, quella richiesta arriverà in tempi brevi.

Foto | Wikimedia




Link Ufficiale: http://www.blogo.it/rss

Autore dell'articolo: admin