Prima ho spento le emozioni e azzerato i sogni. Poi la voglia di vivere ha preso il sopravvento. E il mio carattere ne è uscito rafforzato


Prima ho spento le emozioni e azzerato i sogni. Poi la voglia di vivere ha preso il sopravvento. E il mio carattere ne è uscito rafforzato | Malattia come opportunità






















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Carcinoma ovarico. Due parole che racchiudono un tumore con un alto tasso di recidiva e di mortalità. L’ho avuto io, a 39 anni. Quando una persona è nel pieno della vita, fa progetti. Si sente piena di energia. L’intervento d’urgenza, all’una di notte.

Me l’hanno detto alcuni giorni dopo cosa avevo avuto. Ho spento le emozioni, azzerato i sogni. Niente più. Solo il vuoto nel mio cervello. Poi la chemioterapia e la terapia ormonale. Ogni volta che facevo la chemio, il mio corpo cambiava. Sempre più gonfia, senza capelli, sopracciglia, ciglia. Non mi riconoscevo. Io che ero piccola, minuta e proporzionata ero aumentata di due taglie. La rabbia dentro cresceva. Evitavo di guardare la cicatrice. Mi faceva impressione.

La percezione di me è andata modificandosi.  L’immagine che avevo di me non corrispondeva a quella che vedevo. Bisogna accettare, farsene una ragione.  Ero fortunata perché ero viva. Ma non ho mai più messo un bikini e in realtà non vado volentieri al mare.

Con il passare degli anni ho recuperato una forma fisica più accettabile, grazie allo sport che ho sempre praticato. Ma sono diversa. Dentro e fuori. Il cancro è anche esperienza di vita. Di vita di ospedale, che ti arricchisce umanamente. Vivere e vedere la sofferenza fisica ti fa crescere. Si impara a non avere fretta, ma tanta pazienza. Il tempo si dilata.  Si impara a voler bene comunque. Senza pregiudizi. Ho conosciuto persone che mi sono state di grande aiuto in quel periodo. Ci si parla e ci si ascolta molto tra malate di tumore. Ci si scambia consigli sul foulard per coprire la testa calva e sull’importanza di truccarsi per valorizzare quello che di bello ognuno di noi ha.

Una luce nuova nello sguardo e i miei occhi azzurri apparivano più luminosi e intensi. La voglia di vivere emerge con prepotenza in chi affronta la malattia e gli occhi ne sono l’aspetto più visibile. La capacità di sopportare sofferenze fisiche per molto tempo della mia vita, scandita da appuntamenti in ospedale per visite, esami e controlli mi ha reso forte nelle difficoltà quotidiane. È il carattere che ne è uscito rafforzato. Relegando l’aspetto fisico a un ruolo secondario. Essere me stessa sempre e dire quello che penso senza ipocrisie è un grande risultato per me.

P.T.

Questa testimonianza rientra nel Progetto «Malattia come opportunità»
di Corriere Salute


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Autore dell'articolo: admin