Perché sono arrivate così poche domande di fondi per la ricostruzione dopo il sisma?


Perché sono arrivate così poche domande di fondi per la ricostruzione dopo il sisma?

FILIPPO MONTEFORTE / AFP 


Amatrice 




Poche centinaia di domande e richieste di finanziamento presentate per ricostruire e riqualificare edifici privati distrutti o danneggiati, a fronte di una stima che, all’indomani del terremoto che nel 2016 ha devastato il Centro Italia, era stata fissata ad almeno 9mila istanze. E questo solo per il Lazio. È questo il quadro emerso dall’ultimo incontro che l’amministrazione regionale capitanata dal presidente Nicola Zingaretti ha tenuto con una delegazione di sindaci del cratere sismico laziale nella sede dell’Ufficio Speciale per la Ricostruzione, incontro che si è tenuto nell’immediata vigilia della prima giornata nazionale della prevenzione sismica, in programma oggi, 30 settembre 2018.
 
“Nei prossimi giorni convocheremo i presidenti degli ordini provinciali di ingegneri e architetti per confrontarci su questo tema – ha detto il governatore laziale Nicola Zingaretti a margine dell’incontro – vogliamo capire perché le domande non arrivano, se sono i cittadini ad essere disorientati o tecnici ad essere oberati di lavoro. Nelle Marche sono stati chiamati tecnici e professionisti impegnati nella ricostruzione del terremoto dell’Emilia del 2012, se può servire a velocizzare le procedure siamo pronti a fare lo stesso anche qui”. Di certo la lentezza nelle procedure di ricostruzione privata nei 15 Comuni del cratere sismico del Lazio resta un mistero. E rende l’idea di quanto la strada sia ancora lunga, lunghissima da percorrere. 

Eppure, a sentire il Commissario straordinario alla Ricostruzione, Paola De Micheli, i fondi per i progetti di ricostruzione ci sono: “Fino ad oggi sono stati stanziati circa 270 milioni per il ripristino e la riparazione di immobili residenziali privati danneggiati dal sisma – ha ricordato il Commissario – a testimonianza che l’attività di ricostruzione non è paralizzata”. E allora perché le domande di richiesta di finanziamento, almeno sul versante laziale del cratere sismico, stentano a decollare? E con esse l’avvio dei cantieri per la ricostruzione privata, che rispetto a quella delle opere pubbliche sembra completamente paralizzata?

Certo della risposta è l’ex sindaco di Amatrice, ora consigliere regionale del Lazio, Sergio Pirozzi, secondo il quale la colpa di questo enorme stallo è tutta di “norme cervellotiche, in alcuni casi proprio incomprensibili, di macerie che sono ancora lì, di frane che condizionano la viabilità di quei territori, e non certo della gente che non presenta le domande. E’ ora di dire basta”. E a leggere i tanti commenti di cittadini e residenti del borgo distrutto dal terremoto del 24 agosto 2016, sembra essere proprio così: “Ogni volta che sembra arrivare la fine del tunnel c’è un nuovo passaggio burocratico che riconduce alla casella del via”, dice un residente; “Se un cittadino presenta il progetto per la propria casa da ricostruire, c’è sempre un qualcosa che manca, o un documento o qualsiasi altra cosa – aggiunge un altro – per cui bisognerebbe delucidare prima i cittadini a come si possono muovere in mezzo a un infinita burocrazia”. Burocrazia, sempre lei, a fermare e rallentare tutto. Anche in piena emergenza, anche in “tempo di guerra” come quelli che da due anni vive tutto il Centro Italia.
 
 

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