Perché non si possono paragonare i conti della Francia a quelli dell’Italia


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La Francia pianifica un bilancio che consentirà di contenere le spese e offrirà riduzioni fiscali per le famiglie e le imprese. E’ la strada che il presidente Emmanuel Macron sta tentando per rilanciare l’economia e la sua stessa immagine. Il bilancio del 2019 è il primo da quando la Francia ha annunciato quest’anno di aver portato il suo deficit fiscale sotto la soglia Ue del 3%, sottolinea il Financial Times, e Bruno Le Maire, ministro delle Finanze, ha detto che c’è ancora bisogno di ridurre ulteriormente il deficit con un passaggio del disavanzo del prodotto interno lordo dal 2,6% di quest’anno al 2,8% nel 2019. E sono proprio queste percentuali che hanno spinto Di Maio a chiedere perché alla Francia sia permesso di arrivare così vicino allo sfondamento de tetto imposto dall’Ue, mentre l’Italia è costretta a tenersi sotto la soglia del 2%. Una domanda alla quale risponde la stampa italiana, secondo cui il paragone con Parigi non regge e non può reggere.

Le differenze tra Francia e Italia

Repubblica definisce ‘superficiali’ le affermazioni di Di Maio: “In primo luogo il debito della Francia, quest’anno, è al 96,4 per cento del Pil: non solo è più basso di quello italiano, che è notoriamente al 130,7 per cento, ma anche dopo la crisi del 2011 è cresciuto meno del nostro” scrive Roberto Petrini, che mette in evidenza anche altri due fattori: Parigi gode di una fiducia dei mercati assai maggiore con uno spread con il Bund tedesco a 32 punti base, invece che a 250, e previsioni di crescita nel 2019 per la Francia all’1,7 per cento del Pil e per l’Italia all’1%.

Un atro dato di cui tenere conto, secondo Repubblica, è il fatto che l’operazione di Macron aumenta il deficit di 2 decimali – dal 2,6 di quest’anno al 2,8 del prossimo e prevede il ritorno al pareggio di bilancio nel 2022. L’Italia invece prevede lo 0,8 e arrivare al 2,8 significa 2 punti in più, ovvero 35 miliardi. Inoltre il maggior deficit francese di un punto del 2019 rispetto alle previsioni sarà la semplice conseguenza – una tantum – della modifica del sistema di sgravi fiscali delle imprese e del conseguente sfasamento temporale delle entrate. Altrimenti resterebbe all’1,9 per cento, come previsto da Bruxelles, e dove riscenderà dal 2020. 

La risposta l’ha già data Tria

Da parte sua il Corriere rileva come alla domanda di Di Maio – se l’Italia può permettersi di alzare il deficit fino al 2,8% – ha già risposto il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, quando ha osservato che finanziare il reddito di cittadinanza e la flat tax con il deficit e non con tagli di spesa e nuove entrate, il conto si scaricherebbe sui contribuenti.

Se aumenta il deficit in rapporto al Pil, salirà anche il debito, cioè i soldi che lo Stato chiede in prestito agli investitori offrendo loro titoli pubblici (Bot, Btp, eccetera). Per ottenere questi prestiti, lo Stato deve offrire un rendimento. I mercati, cioè gli investitori, chiederanno interessi tanto più alti quanto più forte è il rischio, reale o percepito non importa, che il debito non venga ripagato. Questo rischio sale in funzione di quanto è grande lo stesso debito in rapporto al Pil e delle prospettive di crescita e di stabilità del Paese: in sostanza gli stessi elementi che determinano l’attribuzione del rating sul debito sovrano da parte delle agenzie internazionali. La differenza tra Francia e Italia è tutta qua: Parigi gode di un rating alto (Aa2, per Moody’s) Roma di uno basso (Baa2).

L’Italia, con uno spread così alto, paga molto di più per farsi prestare i soldi. Nel bilancio francese la spesa per oneri sul debito pubblico è fra i 41 e i 42 miliardi l’anno, pari all’1,7% del Pil. L’Italia, invece, per ripagare chi compra i nostri titoli di Stato versa 65,6 miliardi, pari al 3,8% del Pil (dati 2017).

Come funziona la manovra di Macron

Il complesso piano di tagli delle imposte voluto da Macron, scrive il Messaggero,  non ha nulla a che fare con il semplice concetto di tassa ad aliquota unica (la flat tax) di cui si parla in Italia.  La Francia taglierà 18,8 miliardi di imposte alle imprese e 6 miliardi alle famiglie, cui si affiancheranno tagli robusti alla pubblica amministrazione (che in Francia ha 5 milioni di dipendenti contro 3,2 dell’Italia). Nella manovra di Macron le famiglie pagheranno meno tasse sulle case e otterranno nuovi sgravi sugli stipendi più bassi per aumentare il potere d’acquisto dei meno abbienti. Le imprese invece, massimamente avvantaggiate dall’operazione, vedono sparire una ventina di imposte minori, viene introdotta una defiscalizzazione degli straordinari e una sgravio sugli utili riservati ai dipendenti che partecipano al capitale delle imprese nelle quali lavorano. Alcune imposte però aumenteranno: l’accise sui carburanti, per esempio e il costo del gasolio convergerà così su quello della benzina e le tasse sulle sigarette.

 

 

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Autore dell'articolo: admin