Perché l’editoriale sul signoraggio di ‘Povera Patria’ ha fatto tanto rumore


Perché l'editoriale sul signoraggio di 'Povera Patria' ha fatto tanto rumore

 (Agf)


 Roma, Rai 2, presentazione della trasmissione televisiva Povera Patria, nella foto Carlo Freccero con Annalisa Bruchi la conduttrice, Aldo Cazzullo e Alessandro Giuli




Non c’è giornata in cui Carlo Freccero non faccia parlare di sé. Nel bene e nel male. Il direttore di Raidue c’è riuscito di nuovo, e alla grande, con l’esordio di Povera Patria, il programma di informazione economica condotto da Annalisa Bruchi che, sbarazzatosi del vecchio titolo Night tabloid (Freccero lo trovava orrendo) ha debuttato il 25 gennaio in seconda serata su Raidue.

E’ successo che l’editoriale dell’autore Alessandro Giuli, dedicato al signoraggio bancario, non sia piaciuto per niente al popolo del web. Scatenando una bufera social che a colpi di “ma su che libri avete studiato?” è stata condita dalla sonora bocciatura di due esperti come Mario Seminerio, gestore di fondi e creatore di Phastidio, un blog a tema economico molto seguito (“Questa è la condizione in cui è ridotta la Rai, oggi. Una discarica di fake news, con pagamento del canone in bolletta”) e Riccardo Puglisi, professore associato di economia all’Università di Pavia (“Su quali libri di testo e articoli di economia vi siete basati per questo orrore?”).

La posizione dell’autore del servizio, Alessandro Giuli

Indignati per l’omissione da parte di Giuli di un tema cruciale come l’inflazione e, tra l’altro, per aver definito il passaggio all’euro “un esproprio”. Talmente sferzanti, i tweet, che Giuli si è sentito “trattato come un no vax”. Che fosse materiale controverso, ha precisato all’Agi, l’aveva annunciato già in conferenza stampa. “E comunque era un editoriale, un mio punto di vista, e non era no euro. Povera Patria non ha intenzione di sparare verità nel cielo e non pretende che tutti siano d’accordo. Tant’è che nella prossima puntata continueremo a parlare di questo tema, invitando in trasmissione chi la pensa diversamente”.

Giuli ha  spiegato quindi che non è escluso che nella prossima puntata a dibattere di signoraggio siano invitati addirittura proprio i suoi due detrattori Puglisi e Seminerio (e sarebbe in effetti un altro bel colpaccio per Freccero) “A patto che” dice l’editorialista nel mirino “la smettano con i toni forti, perché noi di Povera Patria teniamo molto al confronto civile”. 

L’esternazione di Giuli è arrivata a metà pomeriggio dopo una fase molto concitata in azienda, dovuta alla circolare che, recapitata a dirigenti e dipendenti pochi giorni fa, vieta qualsiasi intervista e commento non autorizzato dalla direzione della comunicazione.

Proprio la centrale della comunicazione Rai ha poi deciso che tra la conduttrice Bruchi, Freccero e Giuli, fosse l’autore dell’editoriale a dover spiegare la linea dell’azienda e della trasmissione che al suo esordio ha raddoppiato lo share (5,9 per cento) rispetto allo scorso anno quando si chiamava Night tabloid: “Lo scudo più bello è il risultato di di share. Povera Patria è un programma pluralista, con una storia  e temi in movimento. Torneremo a parlare di signoraggio in varie puntate e non è detto che alla fine sia la mia tesi a risultare quella prevalente”, ha sottolineato Giuli. 

Il contenuto del suo editoriale-scandalo

Ma che diceva il suo editoriale-scandalo? “Ricordando che “l’Italia è uno delle nazioni più ricche al mondo eppure ha un debito pubblico di oltre 2300 miliardi di euro” spiegava così la contraddizione: “Al di là di sprechi, ruberie e spese allegre una risposta sta nella parola signoraggio, il guadagno del signore che stampa la nostra moneta”.

Ripercorreva quindi la sua storia in Italia suddividendola in tre fasi.

  • La prima, fino al 1981, quella in cui”Il signore è lo Stato e attraverso la banca centrale che è di sua proprietà stampa moneta e la presta a sé stesso per offrire servizi e costruire ponti, gallerie e strade”.
     
  • La seconda scattata nel 1981 quando Ciampi e Andreatta “liberano la Banca d’Italia dall’obbligo di acquistare titoli invenduti, la banca centrale diventa così un istituto privato che continua a prestare soldi allo Stato con tanto di interessi e il signoraggio diventa così un lievito del nostro debito pubblico”.
     
  • La terza e ultima fase  (criticatissima dai social) era, diceva, quella della moneta unica: “L’adozione dell’euro e la nascita della Bce completano l’espropriazione”. Sull’omissione dell’inflazione Giuli, che nell’editoriale della prossima puntata resterà “in campo europeo” spiega: “Non ne ho parlato perché su questo punto ci sono molte scuole di pensiero.

A un certo punto si è anche teorizzato che l’inflazione al 18 per cento dipendesse da ragioni petrolifere”, ha spiegato, ammettendo però un unico errore: “Trattando il tema della moneta unica ho parlato di esproprio. Magari avrei dovuto usare un termine meno forte. Ma il fatto, sicuramente c’è stato”.

E alla fine, sul tema politico-televisivo di giornata si è sentito in dovere di esternare  alla fine anche Freccero, che, trionfante per il 5,9 di share ottenuto dalla puntata d’esordio, ha letto le critiche in chiave positiva. “Abbiamo affrontato un tema così complesso in una scheda di due minuti, evidentemente di grande interesse. Verrà sviscerato ancora nella prossima puntata”.

Il direttore di Raidue si è tolto anche qualche sassolino dalla scarpa in merito alla campagna social che punta  a boicottare con l’hashtag #facciamorete il programma “C’è Grillo”, in  onda lunedì prossimo in prima serata su Raidue, e alle critiche del pd Francesco Verducci, che ha definito il programma sul fondatore del Movimento 5 stelle “un megaspot e un’umiliazione per il servizio pubblico” chiedendo che l’ad Fabrizio Salini ne risponda in Vigilanza.

“Evidentemente la censura non muore mai”

“Evidentemente la censura non muore mai. Abbiamo ritirato fuori Ultimo tango a Parigi dal rogo ma evidentemente Beppe Grillo rappresenta uno scandalo ancora maggiore”, ha detto, riservando una staffilata a Verducci: “Alcuni esponenti del Pd spaziano dall’inquisizione al maccartismo”.

Difendendo il programma dedicato a Grillo (un format con gli spezzoni della sua storia tv, che sarà poi dedicato anche a Roberto Benigni, Enzo Tortora e Gianfranco Funari) Freccero ha ricordato all’Agi che “Grillo ha creato la satira in tv, ignorarlo avrebbe voluto dire censurarlo”.

E sulle tante polemiche che stanno accompagnando i suoi primi passi da direttore di Raidue dice: “Se qualcuno vuole togliermi da questo posto, che faccia una petizione contro di me”, sostenendo anche di non sentirsi sufficientemente supportato  dai vertici Rai: “L’azienda non mi sta aiutando molto, non mi difende come dovrebbe. In fondo sono l’unico che sta innovando la tv pubblica. Ma io vado avanti, contro ogni censura”. In realtà in suo soccorso è arrivato prontamente Giampaolo Rossi, il consigliere d’amministrazione di area Fratelli d’Italia che sedeva in prima fila alla conferenza stampa di presentazione di Povera Patria.

Derubricando a “tweet di qualche economista social compulsivo”  la rivolta social scatenatasi contro l’editoriale di  Giuli sul signoraggio. “Lo storico risultato di ascolti del programma”, dice all’Agi “dimostra quanto sia stato vincente, invece, trattare finalmente in Rai argomenti economici e politici finora censurati dal mainstream”.

Rossi ha ricordato anche il ministro Paolo Savona, presente in studio, non ha avuto nulla da obiettare. Rivendicando quindi che “La nuova Rai sta scardinando l’ipocrisia del mainstream. La prima puntata di Povera Patria ha proposto anche un’inchiesta sulla mafia nigeriana, argomento che prima era tabù, parlarne portava ad essere tacciati di razzismo e xenofobia. Raidue è un laboratorio di nuova informazione”. La difesa si è estesa anche alla questione Grillo: “In questi anni la Rai è stata soggetta  a una manipolazione di tipo partitico e politico. Siamo sicuri che Roberto Saviano non fosse più associabile alla politica di Grillo?”. Se ne riparlerà lunedì sera, sui social, durante “C’è Grillo”.

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