Perché la Corte europea ha dichiarato ‘chiuso’ il caso Berlusconi


Perché la Corte europea ha dichiarato 'chiuso' il caso Berlusconi

 (Afp)


 Silvio Berlusconi




Il procedimento conclusosi oggi davanti alla Corte europea dei diritti umani era iniziato col ricorso presentato il 10 settembre 2013 da Silvio Berlusconi contro la legge Severino che lo aveva fatto decadere da senatore.

La Corte ha stabilito che tenendo conto della riabilitazione dell’ex premier, avvenuta l’11 maggio del 2018 e a seguito della decisione del “richiedente di ritirare la sua denuncia, circostanze particolari relative al rispetto dei diritti umani non richiedono la prosecuzione dell’esame del caso”. 

Due mesi dopo quel 10 settembre, il 21 novembre 2013, Berlusconi sarebbe decaduto dalla carica di senatore per il voto dell’Aula di Palazzo Madama presieduta allora da Pietro Grasso. La pubblicazione della sentenza definitiva arriva, dunque, a cinque anni dalla decadenza del presidente di Forza Italia. 

La decisione della Corte europea, dopo la riabilitazione in Italia

Nella breve decisione della ‘Grand Chambre’ della Corte di Strasburgo, presieduta dalla tedesca Angelika Nussberger, i giudici ricordano che il 27 luglio del 2018, Berlusconi aveva informato la Corte della sua intenzione di non persistere nel ricorso e aveva egli stesso chiesto che il ricorso venisse cancellato dal ruolo.

In quell’occasione, Berlusconi aveva messo in evidenza che, data la sua riabilitazione in Italia, un’eventuale sentenza della Corte di Strasburgo non avrebbe avuto “alcun effetto utile” essendo già venuta meno la sua incandidabilità e non potendosi stabilire “alcun risarcimento adeguato” per la perdita del mandato di senatore.

La decadenza di Berlusconi da Senatore 

A votare per la decadenza di Berlusconi furono 192 parlamentai che respinsero 9 ordini del giorno finalizzati a ‘salvare’ il Cavaliere. Nell’occasione, le parlamentari di Forza Italia si presentarono a Palazzo Madama vestite di nero per protesta contro quella che ritenevano una legge “contra personam”. Dopo il voto, il Movimento 5 Stelle – allora all’opposizione – mostrò in Aula uno striscione con su scritto: “Fuori uno, tutti a casa!”.

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Autore dell'articolo: admin