Perché il governo è soddisfatto della conferenza di Palermo sulla Libia


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La conferenza di Palermo “lascio a voi decidere se sia stato un successo o meno”: incontrando i giornalisti al termine della ‘due giorni’ palermitana a villa Igiea, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, fa prevalere una diplomatica prudenza avendo più volte ripetuto che per la stabilizzazione della Libia “non ci sono soluzioni miracolistiche o scorciatoie” né la “bacchetta magica”.

Ma il compiacimento è evidente. E viene rivendicata, già alcune ore prima della fine del summit, da fonti a lui vicine che sottolineano una grande soddisfazione e come l’accordo, per quanto verbale, sia andato “oltre le aspettative” e rappresenti un “passo avanti importantissimo”.

Padroni del loro destino

“Dal mio punto di vista, c’è stata un’ampia condivisione dei problemi e questo è molto importante, non perché la comunità internazionale debba interferire, ma il sostegno internazionale può favorire questo processo dei libici”, ha spiegato il premier italiano. “I libici sono padroni del loro destino, noi siamo qui per vigilare e seguiamo con la disponibilità ad aiutare”, ha aggiunto Conte. Certo, ha sottolineato, “se qualcuno si aspettava invece che dalla Conferenza si sarebbero risolti tutti i problemi, allora è un insuccesso”.

Di certo il presidente del Consiglio si è speso in prima persona nell’organizzazione della Conferenza sulla Libia. Dal suo arrivo, ieri a Palermo nel primo pomeriggio, ha incontrato i capidelegazione e ha cercato di seguire quella strada del dialogo “inclusiva”, come ha ripetuto più volte, per non isolare nessun libico.

Un messaggio che sarebbe stato difficile trasmettere con un’assenza ‘pesante’ come quella di Khalifa Haftar: e così dopo l’incertezza di tutto il giorno, Conte ha ‘incassato’ la presenza del maresciallo libico con il quale ieri, dalle 23 fino all’1.30 di notte, ha avuto un incontro bilaterale. E oggi ha ostentato sicurezza: “Quando ho visto Haftar a Roma avevo avuto la sua parola d’onore che sarebbe venuto alla Conferenza di Palermo e quindi, in questi giorni, io non mi sono mai preoccupato” ha assicurato. “Non so quale ruolo abbiano giocato altri Paesi, altri amici – ha proseguito – ma io ho sempre saputo che sarebbe venuto e Haftar ha dimostrato che mantiene la parola”.

Quelle della Turchia sono fibrillazioni

Anche sulla ‘delusione’ della Turchia, che ha abbandonato i lavori della Conferenza, Conte non ha mostrato eccessiva preoccupazione per quelle che definisce fibrillazioni: “Mi è dispiaciuto personalmente ma dobbiamo anche accettare che ci siano particolari sensibilità” e, in ogni caso – ha aggiunto –  “io ho letto il comunicato e non ce l’hanno affatto con l’Italia, e questo non altera il clima positivo registrato nel complesso di questo incontro a Palermo”.

Il Pd non è d’accordo

Ma per le opposizioni la Conferenza per la Libia è stato solo un flop. Per il senatore Pd, Ernesto Magorno, “doveva essere un punto di svolta per la Libia, si è rivelato un flop senza precedenti. I no di Trump, Putin e Merkel, l’incredibile ritiro di Haftar e della Turchia. Ne esce a pezzi l’Italia che, grazie al governo del cambiamento, non è più credibile”. Stesse parole anche per Erasmo Palazzotto di Sinistra Italiana: “Quella del vertice di Palermo è la cronaca di un flop annunciato non tanto sulle presenze ma sulle premesse. Non c’è stato nessun avanzamento sulla proposta politica. A Palermo c’è stata solo un’inutile passerella. Alla fine di questo vertice, la situazione è al punto di partenza”.  Per Giorgia Meloni (FdI) il summit “non passerà alla storia, nessun premier presente, nessun documento sottoscritto”. E anche augurandosi che possa essere “almeno una tappa verso la risoluzione della crisi libica” si dice dispiaciuta “per la mancanza di risultati concreti del vertice”.

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Filippo MONTEFORTE / AFP
 

 Giuseppe Conte e il generale Haftar alla conferenza di Palermo sulla Libia

La civile protesta dei giornalisti

Ma da Roma arriva il plauso del ministro dell’Interno, Matteo Salvini: “Palermo, grande soddisfazione, l’Italia è tornata centrale dopo anni di servilismo. Bravo Giuseppe Conte”. Secondo fonti vicine al premier, sono molti – e i media sono additati tra i principali responsabili – a “buttare fango” contro il governo e invece “dovrebbero tifare Italia”. L’eco delle polemiche che investono l’Esecutivo dopo i recenti attacchi alla stampa da parte del vicepremier Luigi Di Maio e di molti 5 stelle arriva fino alla conferenza stampa conclusiva del vertice palermitano. Un giornalista italiano ha preso la parola e ringraziato il presidente Conte, per la sua visita a sorpresa, ieri in tarda serata, nel Media center allestito a Villa Igiea. Ma poi, ha incalzato il premier sulle parole dure pronunciate proprio da Di Maio contro i giornalisti. E a questo punto è scattato l’applauso di tutti i colleghi presenti. Conte da un lato ha rassicurato: “Questo governo, e non solo io personalmente, è per la libertà di stampa, non dovete assolutamente temere. Non sarà mai posta in discussione, è un principio fondamentale del nostro sistema democratico”. Ma poi ha aggiunto, di fatto allineandosi con i toni pentastellati: “Come spesso voi attaccate violentemente noi, può capitare che anche voi veniate attaccati violentemente. Ci sta”.

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Autore dell'articolo: admin