Per mettere al sicuro il nostro cuore arriva la prevenzione «su misura»


La prevenzione l’arma pi potente nelle nostre mani contro le malattie cardiovascolari e i risultati ottenuti nelle popolazioni che aderiscono alle raccomandazioni delle campagne informative – contro il fumo di sigaretta, per la riduzione dei livelli di colesterolo cattivo Ldl, o a favore dell’attivit fisica regolare – danno ragione a tutti coloro che ogni giorno si impegnano con consapevolezza per eliminare dalla propria vita i fattori di rischio noti. Tutto bene dunque per chi sceglie stili di vita sani? Non abbastanza. Ogni giorno pazienti e familiari ci chiedono perch, a parit di et e stile di vita, qualcuno si ammala e qualcun altro no. Vale insomma di pi il caso o la prevenzione? Nella risposta c’ una delle maggiori novit in ambito cardiovascolare, che potremmo definire prevenzione di precisione.

Dieci buoni consigli per il cuore in salute


Fattori di rischio


Algoritmi di calcolo

Intendiamo con questo termine l’adozione di strategie preventive mirate alla singola persona, sulla base dell’elaborazione delle sue caratteristiche specifiche: l’ambiente familiare e sociale, lo stile di vita, il lavoro e la condizione economica, lo status psicologico e clinico, oltre che i dati genetici e biologici. Oggi per decidere se consigliare a una persona d’intraprendere misure preventive che vanno al di l degli stili di vita salutari (che fanno bene a tutti) e quali debbano essere tali misure, il medico si basa sulla maggiore o minore probabilit statistica che quella persona ha di ammalarsi in base ad algoritmi di calcolo che considerano alcune caratteristiche individuali, come l’et, il sesso, la pressione arteriosa, l’abitudine al fumo, la presenza o meno di diabete, il livello di lipidi (grassi) nel sangue. In pratica: se per esempio a un individuo viene riconosciuto un 25 per cento di rischio cardiovascolare (valore considerato elevato), ci vuol dire che su 100 persone con una combinazione di fattori di rischio simili alle sue, 25 (ma non ineluttabilmente lui) saranno colpite da un evento cardiovascolare entro i prossimi 10 anni. Dunque, sapere che il rischio individuale pari al 25 per cento, molto utile, ma non dice se sar proprio quell’individuo a subire un infarto o un ictus.

Maggior precisione

D’altra parte, se il suo rischio basso, non vuol dire che sar al riparo da eventi. Per esempio, se il rischio del 5 per cento, significa che 5 persone con una combinazione di fattori di rischio simili alle sue andranno incontro a un infarto o a un ictus nei prossimi 10 anni. E una di queste potrebbe benissimo essere lui. Bisogna quindi personalizzare l’intensit degli interventi preventivi, migliorando la capacit di identificare i soggetti a massimo rischio di malattia rispetto a quelli meno suscettibili agli effetti dannosi dei fattori di rischio. Effetti che esistono comunque per tutti, vale la pena ricordarlo. Gli studi pi recenti hanno dimostrato che vi sono diverse caratteristiche, strettamente personali e dunque pi specifiche (ambiente familiare e sociale, il progetto di vita, il lavoro e la condizione economica, lo status psicologico e clinico, i parametri biochimici nonch il patrimonio genetico, ecc), che potrebbero permettere di stabilire con maggior precisione se una persona subir davvero un evento e se un determinato intervento preventivo sar in grado di evitarlo.

Valutazioni non invasive

Inoltre, la valutazione di alcuni distretti arteriosi con metodi non invasivi di supporto per stimare la suscettibilit individuale ai fattori di rischio cardiovascolari, una caratteristica estremamente variabile tra le persone. In futuro, dovremo essere in grado di caratterizzare sempre pi dettagliatamente i processi biologici nel singolo individuo, integrando con metodi innovativi che sono gi a nostra disposizione i dati emersi dallo studio dei suoi specifici profili proteico, lipidico, metabolico, microbico, genetico ed epigenetico (proteoma, lipidoma, metaboloma, microbioma, trascrittoma, epigenoma). Per raggiungere questo traguardo dovremo sviluppare strumenti e piattaforme per la raccolta e l’analisi di tutti i dati emersi dalla valutazione complessiva della singola persona, e realizzare studi specifici per validare le nuove strategie di prevenzione. Ma mentre la scienza fa il suo corso, ognuno di noi pu fare da subito qualcosa per s. Dobbiamo occuparci del nostro benessere globale e non solo della nostra salute in senso stretto, perch conosciamo ora molti pi elementi che fanno bene al nostro cuore. Alcuni dipendono almeno in parte da noi, come il nostro equilibrio psicologico, altri no, come l’ambiente pulito. Un motivo in pi dunque per diventare cittadini impegnati nel bene comune e fare giusta pressione sulle autorit perch partecipino alla sfida della prevenzione di precisione.

23 settembre 2018 (modifica il 23 settembre 2018 | 15:08)

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Autore dell'articolo: admin