Per il Tribunale di Milano fare il saluto romano non è reato durante una commemorazione


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Francesco Fotia / AGF 


Roma, chiusura della campagna elettorale di Forza Nuova, nella foto il saluto romano di un militante di Forza Nuova 




Quattro militanti del gruppo di estrema destra ‘Lealtà Azione‘ sono stati assolti al processo per apologia di fascismo per una manifestazione con saluti romani svoltasi il 25 aprile 2016 al campo X del Cimitero Maggiore di Milano, dove sono sepolti i caduti fascisti della Repubblica Sociale. È l’ultimo verdetto che segue una tendenza, ormai consolidata salvo una recente eccezione, per cui il ‘braccio teso’ e altri stilemi del Ventennio non vengono considerati reato se rientrano nell’ambito di commemorazioni.

Il giudice Alberto Nosenzo ha assolto nel giudizio col rito abbreviato Stefano Del Miglio, Fabio Passanante, Norberto Scordo e il leader della formazione, Fausto Marchetti, riqualificando il reato contestato dalla Procura da ‘apologia di reato’ (legge Mancino) a ‘manifestazione razzista’ (legge Scelba).

Il 26 febbraio scorso, altri tre esponenti di estrema destra erano stati assolti perché, sempre nel contesto di una rievocazione, avevano esposto uno stendardo dell’associazione combattenti ’29ma divisione granatieri Waffen- SS’ urlando lo slogan nazista ‘Sieg Heil’ (‘Saluto alla Vittoria’). Secondo il Tribunale, quella era “una manifestazione di pensiero costituzionalmente garantita” non in grado di mettere in discussione “l’ordine democratico”.

Un orientamento, questo, suggerito da una recente sentenza della Cassazione che, assolvendo due militanti di Casapound autori di un saluto fascista in una commemorazione nel 2014, aveva spiegato che il gesto va considerato “una libera manifestazione del pensiero”.

Tra altri verdetti di assoluzione sulla stessa linea, in controtendenza quello pronunciato dal giudice Luigi Ravanelli che, nel febbraio scorso, aveva condannato a quattro mesi di carcere un trentenne milanese per avere fatto il saluto romano al Cimitero Monumentale ricordando i militanti caduti prima della marcia su Roma del 1922.

In equilibrio tra l’analisi storica e quella giuridica, il giudice aveva assolto perché “l’anniversario della fondazione dei Fasci di Combattimento, momento fondativo del movimento fascista” non andava considerato una mera commemorazione. “In sostanza, la legge Scelba e la legge Mancino sono state svuotate di contenuto”, commenta Saverio Ferrari dell’Osservatorio Democratico sulle nuove Nuove Destre che, con le sue denunce, ha dato il via a diversi procedimenti.

Ferrari ricorda anche che si è in attesa dell’appello (inizio il 13 novembre 2019) su un’altra sentenza di condanna, quella per 16 militanti condannati in occasione di una commemorazione sempre per Ramelli, nell’aprile 2013. Sulla scia di quella pronuncia (precedente, però, alla svolta della Cassazione) i pm Alberto Nobili e Piero Basilone hanno aperto un’inchiesta per ‘manifestazione fascista’ in relazione al saluto romano fatto, ieri sera, davanti al murales che raffigura il giovane assassinato.

“La commemorazione non è un insulto – argomenta Del Miglio, tra gli assolti di ‘Lealtà Azione’ – non ci possono impedire di ricordare ragazzi che sono morti, noi facciamo il saluto romano perché sono morti per un’idea, non lo facciamo in altri contesti e queste sentenze dimostrano che non è un reato. Quella di oggi dimostra poi che non si può contestare addirittura la legge Mancino sulla discriminazione razziale perché, se la legge Scelba è inapplicabile in questi casi, lo è tre volte di più la legge Mancino”. 

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