Per il sindaco di Riace, il governo non c’entra con il suo arresto


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 Afp


 Domenico Lucano




Domenico Lucano non ricollega al momento politico attuale la sua vicenda personale. Lo ha detto all’Agi lo stesso sindaco di Riace, intervistato nella sua abitazione dove è agli arresti domiciliari per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta rifiuti.

“Non è così – ha risposto Lucano – le elezioni sono state il 4 marzo 2018, queste avversioni e questo spazio che si restringe è iniziato tanto prima. Questo però non significa che nella mia valutazione politica dal 4 marzo in poi, da quando si è formato questo nuovo governo, non ci sia una preoccupazione in più, perché ovviamente le politiche dell’accoglienza oggi vanno in un’altra direzione, completamente all’opposto dell’orientamento politico di quello che è accaduto a Riace. Ci sono una visione della società e del mondo diametralmente opposte”.

“Non è stata distrazione di somma, è stata coerenza”

“Riace non prende più soldi degli altri progetti, il budget è uguale. Quello che è stato visto anche in una maniera secondo me non approfondita e che ha dato spazio a delle interpretazioni che addirittura hanno avuto queste evoluzioni giudiziarie, in realtà è stata la chiave per Riace, la chiave del successo, se mi posso permettere”, ha proseguito, “perché l’accoglienza non può essere un albergo dove entrano ed escono, non può essere così, soprattutto nelle nostre realtà, quando finiscono i progetti noi non ci possiamo permettere che le persone rimangano così, in balia del nulla e che addirittura in alcune aree possano diventare manodopera per la criminalità organizzata che è il vero problema dei nostri territori. Allora abbiamo fatto accoglienza e integrazione, secondo le valutazioni che mi vedono in questa condizione oggi abbiamo distratto le somme, ma non è una distrazione di somme, quella è stata una coerenza, e da qui il successo di Riace”. “Per quello che riguarda la mia famiglia – ha concluso Lucano – se io avessi avuto tutte queste possibilità non avrei lasciato i miei figli che vivono in condizioni non dico di indigenza ma forse poco manca”. 

Ieri a Riace migliaia di persone (5.000 secondo gli organizzatori) hanno sfilato a Riace per manifestare solidarietà nei confronti del sindaco.  Mimmo Lucano ha seguito il corteo, e salutato, dalla finestra della sua casa, i manifestanti: non è riuscito a trattenere le lacrime, e a un certo punto ha anche alzato il pugno sinistro, mentre dalla manifestazione si intonavano cori per la sua liberazione e canti, quali ‘Bella Ciao’. E a sera, ancora commosso dal “fiume di solidarietà” nei suoi confronti, ha dichiarato: “non avrei mai immaginato che un giorno sotto questa casa arrivasse così tanta gente” e, commentando la decisione dei suoi avvocati di presentare ricorso al tribunale del Riesame, ha aggiunto: “voglio tornare a essere una persona libera come tutti”. 

Da alcuni anni, ha spiegato il sessantenne primo cittadino della cittadina del reggino, “c’è questo livello di tensioni e di avversioni, è come un tiro incrociato”. A Riace “abbiamo l’asilo nido multietnico, l’ambulatorio medico che abbiamo costruito grazie alla collaborazione del centro radiologico di Siderno, abbiamo tantissime attività artigianali, laboratori, stiamo ultimando la fattoria didattica, abbiamo un frantoio oleario che è un gioiello di tecnologia, abbiamo nel corso del tempo in qualche modo costruito i presupposti per creare non solo condizioni per l’accoglienza ma anche per l’integrazione. Accoglienza integrata – ha concluso il sindaco -, queste due parole racchiudono il senso di che cosa significa utilizzare queste risorse anche pubbliche per portare magari in maniera relativamente veloce i rifugiati nelle condizioni di avere un’autonomia”. 

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