Per il leader di Casapound a Predappio si sono visti “pagliacci mascherati”


di stefano casapound predappio
Cristiano Minichiello / AGF



Come ogni anno, la ricorrenza della marcia su Roma è stata accompagnata dalla consueta commemorazione di nostalgici a Predappio. Mentre da un’altra parte della città natale di Mussolini manifestava l’Anpi, decine di persone sfilavano con indosso divise memori del ventennio, sfoggiando tatuaggi con il profilo del Duce, gagliardetti, fez e qualche maglietta decisamente sopra le righe, come quella, ispirata al logo di Disneyland, con la silhouette di un campo di concentramento e la scritta ‘Auschwitzland’.

A indossarla era stata Selene Ticchi, già candidata per Forza Nuova a sindaco di Budrio, che si è giustificata parlando di “humour nero” ma subendo censure dal suo stesso partito.

Proprio questo exploit, condiviso migliaia di volte sui social network, deve essero stato la miccia che ha acceso la rabbia di Simone di Stefano, segretario nazionale di Casapound, che in un post su Facebook si è scagliato duramente contro chi si rende protagonista di simili esibizioni. 

“Maledetti pagliacci mascherati che ogni anno andate a Predappio a disonorare i morti con le vostre sguaiate marcette e fate a gara con chi si mette la maglietta più imbecille perché siete le scimmie ammaestrate degli antifascisti”, scrive Di Stefano, “uscisse Mussolini dalla tomba, vi prenderebbe a schiaffi, uno per ogni ragazzo o ragazza caduto combattendo per quell’idea così grande che nel vostro microcervello non riesce e non riuscirà mai ad entrare”. 

Una dichiarazione che non deve stupire. Casapound si è distaccata sin dall’inizio sia dal lato folkloristico di certo neofascismo che all’attaccamento acritico all’eredità della destra extraparlamentare degli anni ’70, oltre ad aver elaborato una strategia comunicativa e culturale che non ha precedenti nell’area postfascista (da un anno il loro sito di notizie, Il Primato Nazionale, è diventato un mensile che esce in edicola). Da questo punto di vista, nonostante le comuni radici terzaposizioniste, non potrebbe essere maggiore la distanza dai “concorrenti” di Forza Nuova, che ha posizioni più reazionarie e conservatrici, in particolare in materia religiosa. 

Divergenze che si resero evidenti anni fa in un confronto televisivo, ospitato da Nicola Porro, che vedeva Di Stefano e Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, commentare un filmato sui cortei di Predappio. Se Fiore si mostrò indulgente, Di Stefano fu decisamente più tranchant: “Sono pagliacci che disonorano il fascismo”. Da allora non ha cambiato idea.

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Autore dell'articolo: admin