Per il capo della Lega Musulmana mondiale “all’Italia servono più moschee”


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Il caso della chiesa di Bergamo acquistato da un’associazione musulmana per farne una moschea riapre il dibattito sui luoghi di culto per i residenti di fede islamica. Da una parte ci sono resistenze nei confronti di edifici che muterebbero la geografia delle città, dall’altra la mancanza di spazi adeguati costringe le comunità in capannoni e sottoscala, luoghi, per la loro natura semiclandestina, meno trasparenti e più permeabili a influenze estremiste. Un complesso dibattito nel quale era intervenuto lo scorso 1 luglio, in un colloquio con il Corriere della Sera, il segretario della Lega Musulmana Mondiale, Mohammad Al Issa, che, prima di assumere l’incarico due anni fa, era stato giurista del consiglio degli ulema e ministro della Giustizia saudita.

“Al Issa è adesso la voce che il giovane principe Bin Salman ha deciso di fare ascoltare a noi occidentali per convincerci delle sue modernizzazioni e divulgare un messaggio di tolleranza religiosa e lotta al terrorismo (lo scorso settembre ha ripetuto questi concetti nell’incontro con papa Francesco) – spiegava il Corriere – la Lega musulmana, col suo controllo su moschee e centri islamici del mondo sunnita, è vista spesso con sospetto, come guardiana contro il secolarismo, braccio operativo del wahabismo di Riad. Così Al Issa ripete che «molte cose sono mutate» da quando lui è segretario generale”.

“Siamo pronti a mettere molti soldi”

“Shelter, rifugi… e aiuti, quello che volete. Soldi. Siamo pronti a mettere molti soldi, un supporto diretto al governo italiano sull’immigrazione. Ma non siamo riusciti a dirlo al vostro ministro degli Esteri. Capisce?”, dice Al Issa intervistato durante una sua visita a Roma. Dati gli impegni del ministro, gli era stato proposto un incontro con un vice ma “il protocollo della Lega musulmana non mi permette di incontrare un livello più basso in via ufficiale”, spiegò. 

“Noi abbiamo una proposta per l’Italia, sull’integrazione; bisogna capire il background di queste persone, abbiamo studi, informazioni. E possiamo lavorare insieme. L’Italia soffre più degli altri Paesi. Noi vogliamo supportare a 360 gradi il vostro governo, abbiamo un’organizzazione mondiale per farlo e soldi da offrirvi. Danaro che esce direttamente dai fondi della Lega musulmana mondiale”, prosegue. Ma non c’è il rischio di infiltrazione di terroristi, che si abbeverano alle versioni salafita e wahabita dell’Islam? “No. Il salafismo ha un principio: il rispetto per le decisioni dei capi del loro Stato anche se sono in disaccordo. L’ho detto anche a Bruxelles: i musulmani devono obbedire alle leggi dello Stato dove vivono, ricordando che quello Stato ha aperto loro le braccia”. Ma Osama Bin Laden, Al Zawahiri, gli shabaab somali e Boko Haram sono wahabiti, gli si fa notare. “Osama non era wahabita”, è la replica, “se fosse stato wahabita sarebbe andato contro i nostri studiosi. Lo stesso vale per Al Baghdadi: un wahabita non può trasgredire le leggi”.

In Italia ci sono solo sei moschee regolari e moltissime irregolari. “Bisognerebbe costruirne di più, sì, con sermoni in arabo e italiano”, risponde Al Issa che, interpellato sulla diffidenza del nuovo ministro dell’Interno, Matteo Salvini, afferma: “questo può spingere al radicalismo, creare un gap nell’armonia nazionale. Noi vogliamo la piena integrazione dei musulmani in Italia. Vogliamo che i bambini musulmani vadano alla vostra scuola pubblica, se uno vuole formarsi una cultura religiosa può farlo poi privatamente. Siamo contro l’isolamento delle nostre comunità. Voi non dovete rischiare di trasformarvi in una società chiusa e senza diversità”. Curioso pulpito, chiosa l’intervistatore. 

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