“Pace Fiscale (alias ‘Il condono’) fino a 500mila euro)


“Non sarà una classica rottamazione ma un intervento a gamba tesa”

Fesso chi paga. Si potrebbe sintetizzare così, ma le parole di Matteo Salvini meritano un approfondimento. Oggi Il vicepremier e Ministro dell’Interno è tornato a parlare della cosiddetta “Pace Fiscale“, fornendo nuovi dettagli, compresi quelli più interessanti. Primo punto: non sarà applicabile solo ad interessi e sanzioni. La Lega negli ultimi anni ha puntato molto, a livello politico, sul problema delle cartelle esattoriali. In un momento di crisi economica, purtroppo, può capitare che un imprenditore non riesca a far fronte al pagamento delle tasse andando incontro ad un inaspettato calo del giro d’affari.

Il problema esiste e non riguarda, ovviamente, solo i furbi che cercano un modo per sottrarsi al fisco. Per questo motivo la Lega si è fatta promotrice dell’istanza di varare un provvedimento che consenta a queste persone in difficoltà di trovare un po’ di ossigeno. Il provvedimento può ritenersi comprensibile nella misura in cui un Governo, per “pacificare” la situazione, decida di rinunciare ad incassare interessi e sanzioni da quanti si sono trovati di fronte ad un’oggettiva impossibilità a far fronte agli impegni presi con lo Stato quando hanno presentato la dichiarazione dei redditi.

La Pace Fiscale avrebbe avuto senso, o almeno avrebbe avuto senso questa curiosa denominazione, se avesse avuto come obiettivo solo quello di smettere di infierire su chi non ha potuto pagare, rendendogli impossibile (o quasi) rimettersi in moto per rilanciare la propria attività lavorativa e tornare ad essere un contribuente in regola. Oggi Salvini ha invece spiegato che questa Pace Fiscale non sarà paragonabile ad una “super rottamazione” delle cartelle esattoriali, grazie alle quali è possibile condonare gli interessi di mora, le sanzioni ed – eventualmente – anche gli interessi dovuti alla ritardata riscossione.

Questa cosiddetta Pace Fiscale sarà invece “un intervento a gamba tesa“, come ha detto lo stesso Salvini: “le rottamazioni tolgono alle caselle esattoriali sanzioni, more, interessi, però se uno non ha quarantamila euro non ne ha nemmeno trentacinquemila. La pace fiscale che voglio portare fino in fondo riguarda alcuni milioni di italiani costretti a vivere da fantasmi, che hanno fatto la dichiarazione dei redditi (non quelli che non l’hanno fatta e poi hanno quattro Ferrari) sono persone che hanno fatto la dichiarazione e poi il negozio gli è andato male, hanno dovuto aiutare il figlio che ha perso il lavoro, e la crisi, e quello che volete e si portano dietro una cartella esattoriale che non riusciranno mai a pagare e io voglio intervenire non solo sulle more e sulle sanzioni ma sul capitale“.

La “Pace Fiscale” andrà quindi a tagliare anche il capitale, ovvero la quota riferibile alle tasse che il contribuente avrebbe dovuto pagare. E Salvini ha fatto anche un esempio: “Se hai un debito da ottantamila euro non è che se te ne chiedo settanta rateizzati tu me li dai, se te ne chiedo il 15% io Stato incasso quello che non avrei mai incassato e tu torni a lavorare e a pagarci le tasse sopra“.

Quindi l’intenzione è quella di chiedere “un 15%” a chi ha un debito fino a 500mila euro con il fisco e ancora non si capisce se si tratterà di un limite che terrà conto o meno di interessi di mora, sanzioni etc. Soprattutto, tenendo presente questa illustrazione del Ministro, ci viene molto difficile individuare una reale differenza tra questa cosiddetta “Pace Fiscale” e un banalissimo condono, uno di quelli che arrivano puntualissimi a risolvere i problemi di alcune persone in difficoltà, ma anche e soprattutto dei furbi (comprensibilmente in aumento) che tiravano avanti nella consapevolezza che presto o tardi sarebbe arrivato un bel condono. D’altra parte, in questo Paese, dalla metà degli anni 70 in avanti i contribuenti meno fessi hanno potuto beneficiare di un condono ogni 6 anni. Quindi, la domanda è semplice: perché rispettare le regole quando si sa che, in media ogni 6 anni, arriverà una nuova regola a sanare tutto?

Inoltre, ancora più grave, c’è anche allo studio l’ipotesi di introdurre anche una “flat tax retroattiva“, che è esattamente un condono; dovrebbe permettere ai contribuenti di denunciare redditi evasi o non denunciati degli ultimi 5 anni, sempre fino a 500mila euro, pagando su questi un’aliquota del 15% o 20%. Anche questo, nel caso, non sarebbe un condono?

Inutile anche aprire la questione legata all’evidente incoerenza dei 5 Stelle, che avevano sempre rifiutato l’idea di un condono. Chiamarla “Pace Fiscale” non sarà sufficiente a nascondere l’evidente cambio di passo. Hanno urlato “onestà” in Parlamento, ma alla fine approveranno un condono a pochi mesi dall’inizio del loro primo Governo. Dal loro punto di vista sarà diventato forse necessario; per rispettare le promesse elettorali ed anche per saldare il legame con l’alleato leghista. Di sicuro, anche all’alba di questo presunto cambiamento o di questa presunta Terza Repubblica, la massima di Pietro Nenni risulta essere sempre attualissima: “A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro… che ti epura“.




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Autore dell'articolo: admin