Orban ha ribadito che l’Ungheria non diventerà mai un paese di immigrazione


Orban ha ribadito che l'Ungheria non diventerà mai un paese di immigrazione

 (Afp)


 Viktor Orban




“L’Ungheria non diventerà un paese di immigrazione, fermeremo i migranti anche contro di voi se sarà necessario”. Viktor Orban non arretra di un passo di fronte al Parlamento europeo chiamato a decidere se l’Ungheria ha violato o no i valori della Ue stabiliti nei trattati.

Il primo ministro di Budapest attacca frontalmente “la maggioranza liberale pro-migranti”, evoca “il sangue degli ungheresi” versato per difendere il continente dai carri armati sovietici, e sfida apertamente Bruxelles, dicendo che “siamo noi a difendere le nostre frontiere e solo noi possiamo decidere con chi vivere e come vivere”.

“Non attacchiamo il popolo ungherese – risponde a muso duro il vicepresidente della Commissione, Frans Timmermans – ma ogni comunità si basa su delle regole che possono essere cambiate ma non violate. Questo governo non rispetta le regole. Dire il contrario è un atteggiamento codardo e vigliacco”, aggiunge il commissario Ue che preannuncia un ricorso alla Corte di giustizia.

L’autodifesa di Orban è netta, senza tentennamenti. Il leader di Visegrad incassa l’applauso di tutta la componente sovranista e euroscettica dell’emiciclo, dalla Lega di Matteo Salvini a Nigel Farage che lo invita a raggiungerlo nel club di Brexit. E malgrado il pressing della vigilia, non concede nulla alle richieste degli alleati del Ppe che speravano in toni più morbidi per evitare la frattura.

Ma la divisione c’è e Orban mette in difficoltà proprio i Popolari di Manfred Weber che fino alla fine cercano una scappatoia per evitare lo scontro. Le parole del capo del governo ungherese non lasciano spazio a compromessi: “Condannerete l’Ungheria che con il suo lavoro e il suo sangue ha contribuito alla storia della nostra magnifica Europa, che si è sollevata contro l’esercito più importante del mondo, quello sovietico, e che ha pagato un forte scotto per difendere la democrazia”, dice.

Chiedere l’attivazione dell’articolo 7 del Trattato significa “schiaffeggiare l’onore dell’Ungheria”. “Le decisioni ungheresi sono prese dagli elettori nelle elezioni: non potete credere che il popolo ungherese non sappia cosa sia meglio per il suo interesse”, continua Orban differenze di visione sulla natura cristiana dell’Europa, il ruolo delle nazioni, la famiglia e l’immigrazione. 

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