Oggi saranno nominati i nuovi direttori dei Tg della Rai. I nomi scelti dal governo, e una novità


direttori tg rai 

 (Agf)


 Rai, viale Mazzini




Tutte risorse interne: è la novità delle nomine per le direzioni dei Tg ed anche del Giornale radio che questo Cda Rai è chiamato a votare oggi dall’amministratore delegato Fabrizio Salini. Sono Giuseppe Carboni per il Tg1, Gennaro Sangiuliano per il Tg2, Giuseppina Paterniti per il Tg3, Alessandro Casarin per la Tgr, Luca Mazzà per il giornale radio.

Era stato lasciato intuire sin dall’inizio del mandato dai vertici di viale Mazzini che l’orientamento sarebbe stato questo, a meno di clamorose difficoltà, e alla fine la soluzione è stata coerente con quell’idea.

Giuseppe Carboni, indicato per il Tg1, è un caporedattore del Tg2 ma ha anche un passato professionale allo stesso Tg1, ed ha seguito sin dall’inizio il cammino del movimento pentastellato, e proprio da M5s è venuta la spinta maggiore sul suo nome.

Gennaro Sangiuliano, 56 anni, è vice direttore del Tg1 dal 2009, in passato è stato direttore del quotidiano Roma dal 1996 al 2001 e vice direttore del quotidiano Libero. È entrato in Rai nel 2003 come inviato della Tgr, divenendo quindi caporedattore e passando poi al Tg1. Dove nel 2009 è nominato vice direttore durante la direzione di Augusto Minzolini. È considerato un giornalista ‘sovranista’, legato da tempo al leader della Lega Matteo Salvini. Ha scritto saggi, tra cui ‘Putin. Vita di uno zar’, ‘Hillary. Vita in una dinasty americanà, ‘Trump. Vita di un presidente contro tutti’.

Giuseppina Paternini, 62enne siciliana di Capo d’Orlando, fino ad oggi vice direttrice della Tgr, autrice di programmi per bambini e poi giornalista esperta di geopolitica economica, vanta anche un lungo periodo di corrispondente Rai da Bruxelles, prevalentemente per il Tg3, dove ha seguito le vicende delle istituzioni europee e internazionali e le riunioni di organismi come Nato, Wto, Onu e Fmi. Chi la conosce la descrive come una professionista rigorosa; distante dalle militanze politiche, tanto che appare difficile attribuirle una ‘casacca’, e con una formazione legata invece all’Azione cattolica degli anni passati e poi attenta alle idee dei movimenti. E in questo caso M5s si è rivelato attento nel non fare resistenza sul suo nome.

Alessandro Casarin, 60 anni, alla Rai dal 1987, venne nominato nel 2001 vice direttore del Tg3, per poi assumere analogo incarico nel 2002 alla Testata Giornalistica Regionale (con l’interim sulla gerenza della redazione lombarda fino al 2004). Nel 2009 la nomina a condirettore con delega alle sedi Rai del Nord Italia della Tgr, affiancando il direttore di allora Alberto Maccari e subentrandogli il 31 dicembre 2011 quando questi venne scelto dal cda come direttore del Tg1. Questi avvicendamenti spinsero l’allora consigliere Nino Rizzo Nervo a dimettersi dal cda denunciando che erano frutto di un accordo politico tra Popolo della Libertà e Lega Nord.

Casarin, già in passato indicato vicino al Carroccio, replicò che non aveva alcuna tessera di partito. Nel settembre 2013 si dimise, per motivi personali, dalla direzione della Tgr, che venne affidata inizialmente – come interim – al vicedirettore Federico Zurzolo e poi, a ottobre di quello stesso anno, a Vincenzo Morgante. Corsi e ricorsi, oggi Casarin torna da direttore alla stessa Tgr, dopo averne assunto l’interim il primo ottobre con il passaggio di Morgante a Tv2000 e dopo essere stato, dall’aprile 2016, vice direttore di RaiNews.

Luca Mazzà, 56 anni, lascia il Tg3 e va a guidare il Giornale Radio. In Rai dal 1991, come responsabile redazione economica del Gr1. è stato vice direttore di Rai3; caporedattore centrale di Rai Sport; responsabile del talk politico Ballarò (lasciò l’incarico in forte dissenso con il conduttore Massimo Giannini) e dei programmi ‘Agorà’ e ‘Mi manda Raitre’. È dato come vicino al Pd, nell’agosto 2016 è stato nominato direttore del Tg3, e questo innescò forti polemiche politiche e critiche contro l’allora premier Matteo Renzi da parte dei partiti di opposizione, secondo cui la nomina venne decisa per allineare la testata alla linea politica del governo. 

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