Non solo prescrizione. Tutti i casi che scuotono il governo


Non solo prescrizione. Tutti i casi che scuotono il governo



Tav, Tap, ma anche dl sicurezza e riforma della prescrizione, dove scoppia il ‘caso’ per la solenne bocciatura del ministro in quota Carroccio, Giulia Bongiorno (“significa mettere una bomba atomica nel processo penale”, ha detto). Per non citare la ‘madre’ – la legge di Bilancio – di tutto il possibile contenzioso fra M5s e Lega. Sono diverse le questioni ancora aperte fra le due forze politiche che hanno siglato il contratto del governo di cambiamento.

È questa, ad ora, la sintesi che emerge sullo stato dell’arte di questi quasi 8 mesi di governo del ‘cambiamento’, a guardare, infatti, le leggi approvate solo da un ramo del Parlamento e le prese di posizione assunte in campagna elettorale, sulle quali dati di realtà (vedi il Tap), ha spiegato M5s, hanno portato a modificare la prospettiva. Né bisogna dimenticare il caso Muos (il sistema di antenne satellitari costruito dalla Difesa Usa a Niscemi, in Sicilia), e neanche la proposta di riforma della prescrizione o la legge sulla legittima difesa.
 

Non ultimo, il dl sicurezza, battaglia della Lega, all’esame da lunedì prossimo, dell’Aula del Senato, sul quale quattro senatori chiedono ulteriori modifiche come ‘conditio sine qua non’ per dare, anche loro, disco verde al provvedimento. Nessuna frizione fra le due forze politiche viene denunciata ufficialmente all’interno della maggioranza, ma è l’opposizione che non manca di puntare il dito contro le divergenze che si annidano, viene a più voci ribadito, nel governo giallo – verde.

La Tav

La testa di ariete dei no Tav a 5 Stelle, per iniziare dalla prima delle questioni citate, è diventata la città di Torino, dove, in consiglio comunale, è passata la mozione a 5 Stelle contraria alla linea ferroviaria ad alta velocità. Bagarre in Aula, espulsioni e plauso del vicepresidente Luigi Di maio, per la determinazione assunta. In linea con la strada intrapresa della necessità di valutare, per le grandi opere, innanzitutto il rapporto costi-benefici.

La Tap

Sul Tap, il gasdotto che da del Mar Caspio e dell’Asia centrale deve fare arrivare la materia prima sui mercati europei, attraverso la Puglia, si è consumato uno strappo all’interno del Movimento. L’opera, già decisa, non può segnare una marcia indietro perché altrimenti sarebbero altissime le penali da pagare. Lo ha spiegato lo stesso presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in una lettera ai cittadini di Melendugno. “Abbiamo dovuto prendere atto che non ci sono profili di illegittimità”, ha scritto.

Il premier ha specificato il rischio di arrivare a pagare risarcimenti nell’ordine dei 20 miliardi, se non dei 35, ed ha insistito sulla trasparenza, ad iniziare dal primo incontro con il sindaco del comune pugliese avvenuto questa estate: “Sono stato molto franco e trasparente: ho rappresentato che si tratta di un’opera infrastrutturale deliberata dai governi precedenti, che ormai risultava in fase avanzata di realizzazione”. Sull’infrastruttura, nessuna perplessità del leader della Lega, Matteo Salvini: il Tap serve perché l’energia costerà meno ai cittadini.

Legittima difesa e Muos

Quanto alla Legittima difesa, uno dei cavalli di battaglia della Lega, alla fine è passata in Senato con i voti di maggioranza e anche di parte delle opposizioni. I mal di pancia che avevano portato alla presentazione di alcuni emendamenti per ammorbidire il testo ‘non hanno avuto la meglio, ed ora toccherà alla Camera metterci mano. Sul Muos, la centrale satellitare costruita in Sicilia e divenuta oggetto di scontro di una battaglia ambientalista, la linea è molto chiara e in questi giorni il governo è al lavoro sul dossier. Qualsiasi altra esternazione o posizione assunta da esponenti non appartenenti all’esecutivo è da considerarsi espressione del singolo soggetto politico, non del ministero della Difesa e men che meno del governo. L’unica voce ufficiale sul tema è e sarà quella del governo”, hanno precisato fonti della Difesa.

Decreto sicurezza

E si arriva al decreto Sicurezza sul quale la Lega non intende mollare. È calendarizzato nell’Aula del Senato – dove i numeri sono molto vicini sul pallottoliere che contabilizza la tenuta della maggioranza e la forza di risposta dell’opposizione – per lunedì 6 novembre. Sul testo restano le richieste di modifica di quattro senatori M5s che altrimenti non voterebbero il provvedimento. Sulla riforma della prescrizione il Movimento 5 Stelle ha presentato un emendamento al disegno di legge anticorruzione, a firma dei relatori del testo. Con questo si chiede di sospenderne tout court la decorrenza dalla sentenza di primo grado, senza specificare se essa sia di assoluzione o di condanna.

“Leggeremo attentamente il testo”, è stata la reazione della Lega con il sottosegretario alla Giustizia Jacopo Morrone. Ma il casus belli scoppia con la presa di distanza di Bongiorno, ora ministro della Pubblica amministrazione, ma anche conosciuto avvocato penalista: “bloccare la prescrizione dopo il primo grado di giudizio significa mettere una bomba atomica nel processo penale e io questa cosa non posso accettarla e non posso non segnalarla”, dice chiaro in diretta Tv. Il Movimento fa sapere che su questo fronte non ha nessuna intenzione di indietreggiare. Intanto, Matteo Salvini, per parte sua, sottolinea, “nessuna polemica con il Movimento 5 Stelle, stiamo lavorando bene” e il governo ha “un’altissima popolarità”, in cinque mesi “abbiamo fatto più di chiunque altro”.

La manovra

Infine, ma non ultima, la manovra: reddito di cittadinanza, pensioni d’oro, vitalizi da tagliare ai consigli regionali, sono i nodi da sciogliere nel corso dell’iter parlamentare. Sul reddito di cittadinanza, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha ribadito: “questa riforma partirà. Siamo ben consapevoli tutti che è una riforma che va fatta con molta attenzione: è la ragione per cui non è stata inserita adesso, teniamo farla bene e con tutti i dettagli”.

Il premier ha replicato al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, secondo il quale “il reddito di cittadinanza ha complicazioni attuative non indifferenti. Se riuscirà a produrre posti di lavoro, bene. Altrimenti resterà un provvedimento fine a se stesso”. Fonti della Lega, tuttavia, puntualizzano: non c’è “alcun scontro con M5s e alcuna volontà di bloccare la misura. C’è l’impegno a realizzare le misure contenute nel contratto di governo”. 

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Autore dell'articolo: admin