“Non si può negare l’asilo a un migrante se c’è pericolo”


Le indicazioni degli ermellini sono arrivate accogliendo il ricorso di un pakistano.

Cassazione su asilo politico a migranti

Il caso di un pakistano, Alì S., che ha fatto ricorso alla Corte di Cassazione contro un sezione della Commissione prefettizia di Lecce e il Tribunale di Lecce, rischia di incidere notevolmente sulla concessione del diritto di asilo politico ai migranti, in controtendenza con quanto preteso, invece, dalla legge Salvini, che ha ristretto le maglie su questo tema.

In pratica, Alì S. Si era visto negare il diritto di rimanere in Italia e con il suo avvocato Nicola Lonoce ha fatto ricorso in Cassazione, facendo notare che la decisione era stata presa “in base a generiche informazioni sulla situazione interna del Pakistan, senza considerazione completa delle prove disponibili”. Il legale ha anche sottolineato che il giudice, in questo caso, non ha usato tutto il suo potere di indagine.

La Cassazione ha ribaltato la decisione del Tribunale di Lecce perché, ha spiegato, il giudice “è tenuto a un dovere di cooperazione che gli impone di accertare la situazione reale del Paese di provenienza mediante l’esercizio di poteri-doveri officiosi di indagine e di acquisizione documentale, in modo che ciascuna domanda venga esaminata alla luce di informazioni aggiornate”.

Gli ermellini, dunque, invitano i magistrati a non basarsi solo su generiche “fonti internazionali” che dicono se nel Paese di provenienza dei migranti c’è o no la guerra, devono evitare “formule stereotipate” e specificare invece sulla base di quali fonti hanno acquisito le loro informazioni.

Di fatto questa sentenza della Cassazione ribalta l’onere della prova perché toccherà ai magistrati spiegare perché un migrante non è considerato in pericolo nel suo Paese di origine.


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Autore dell'articolo: admin