Non aprite quel porno | il manifesto


Da adolescente mi chiedevo perché le attrici porno continuassero ad indossare le scarpe, spesso dei tacchi alti, durante le loro performances. Non è più comodo muoversi senza? Molti anni dopo avrei riflettuto assieme a Woody Allen se l’amore fosse qualcosa che va in profondità mentre il sesso è questione di pochi centimetri. Avrei aspettato la tredicesima edizione del Porno Film Festival di Berlino per provare a fugare dei dubbi ricorrendo a tutta la resilienza possibile per far scudo davanti al trash underground spacciato, talvolta, per arte. Dalla Grecia arriva una risposta (anche) interessante alla percezione popolare di piccolo paese disgraziato. Collettivi di performers e accademici come quelli del Sound Acts o di etichette come Fytini chiamano a raccolta artisti come Metatheodosia presente al festival con “Copper Crush” e “Semen”, due corti della rassegna di film queer direttamente da Atene.

Il primo è una vignetta teneramente delirante in cui si mette in scena un test di uno scienziato su un presunto cyborg desessualizzato nonostante le nudità; il secondo è una contro- performance sui valori della società greca connessi al matrimonio e alla famiglia resi da un efficace coro di voci di sottofondo su uno scenario agreste in cui non manca la scelta etica ed estetica del sangue mestruale. Gli stereotipi cristiani ortodossi sono presi di mira anche in “Sacred gulps” dei performers Eggs & Legs e Clitus Clitoris (non lo faccio apposta, giuro). In questo corto di 17 minuti delle figure drag mettono in scena un quadretto familiare dove l’amore e il patrimonio culturale fanno a gara tra chi è più nonsense.

Jiz Lee (https://twitter.com/jizlee) invece è una figura versatile e nota nel movimento porno queer, presente al festival nel corto “D.T.F (Down to Fall)” di Evie Snax: un sogno erotico molto poco onirico girato in un parco berlinese tra le foglie dell’autunno che cadono inermi come la passione che si abbatte su di noi. Inoltre, Jiz Lee stila saggi sull’industria di cui fa parte, non trascurando un certo attivismo. A tal proposito ho chiesto loro (non posso usare il pronome femminile per esplicita richiesta) un parere sul movimento #metoo, ovvero non ci sono anche dei tratti mediatici circensi, un finto femminismo e la presenza di un avvocato nella camera da letto? “Il movimento è nato da Tarana Burke anni fa, poi ha coinvolto personalità di Hollywood. È una questione importante ma che ancora lascia fuori sex workers ed emarginati. Per me non riguarda la presenza di un avvocato in camera da letto, bensì come noi come società siamo in relazione uno con l’altro in base al consenso e al rispetto”. Come la “diversità” ha cambiato l’industria stessa del porno? “Sicuramente c’è stato un cambiamento di percezione per cui quelli come noi che sono stati tradizionalmente esclusi da ciò che era considerato sexy, sono stati capaci di crearsi un proprio immaginario erotico”.

Alla mia domanda sulla comodità delle scarpe mi ricorda che il porno riguarda il “visibile”, ça va sans dire il principio della comodità diventa trascurabile. E l’amore? È vero che tocca nel profondo mentre il sesso è roba di pochi centimetri? Jiz Lee salta la domanda. Niente, siamo purtroppo destinati a scoprirlo con l’esperienza.

Natasha Ceci

www.natashaceci.com




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Autore dell'articolo: admin