Nigel Farage si ributta nell’arena


nigel farage brexit party

Oli Scarff/ Afp


Nigel Farage




Lo aveva promesso: si sarebbe “ributtato nell’arena” politica in caso di un rinvio dell’uscita del Regno Unito dalla Ue a dopo il 29 marzo. Euroscettico e determinato ad attuare il risultato del referendum del 2016 sul divorzio di Londra da Bruxelles, ma anche intenzionato a mantenere la distanza dalla destra radicale, punendo ogni forma di intolleranza. Così Nigel Farage presenta il suo Brexit Party, la formazione con cui l’ex leder dell’UK Independence Party (Ukip) prova a rilanciare la sua carriera politica, in vista delle elezioni europee, a cui il Regno Unito con ogni probabilità dovrà partecipare se non arriverà una ratifica di un accordo di uscita dalla Ue. 

L’eurodeputato, grande fautore dell’uscita dall’Unione, punta proprio sulla delusione degli elettori, conservatori e non, che a tre anni dallo storico referendum ancora non hanno visto realizzata la Brexit. “Inseguiamo quei milioni di persone che hanno votato Ukip, i milioni che hanno votato conservatore e Brexit e i cinque milioni che hanno votato Brexit e Labour” e si sono sentiti “traditi”, ha dichiarato in un’intervista alla Bbc, nel giorno del lancio del suo partito a Coventry. 

Un partito “molto diverso” dall’Ukip

Farage ha tenuto a sottolineare che la nuova formazione si distinguerà “ampiamente” dall’Ukip – da cui uscì, in polemica con la deriva islamofoba e di estrema destra del partito – per il tipo dei suo membri: i candidati alle europee saranno principalmente uomini d’affari e “persone di successo che vogliono riportare fiducia nella politica britannica”. Ha poi auspicato che il Brexit Party sia finanziato per la maggior parte da piccole donazioni e ha escluso contributi dal miliardario Arron Banks, ex finanziatore dell’Ukip e della campagna referendaria del 2016.

Finora, il nuovo partito ha raccolto 750 mila sterline (870 mila euro) in donazioni online, tutte per somme inferiori alle 500 sterline. “Non ho mai visto niente di simile in 25 anni di carriera politica in Gran Bretagna”, ha esultato. 

Nei suoi primi giorni di vita, il neopartito ha già avuto dissidi interni: la sua prima leader, Catherine Blaiklock, è stata costretta a dimettersi per via di affermazioni islamofobe. “Si è trattato solo di problemi di assestamento”, ha ammesso Farage, garantendo che non accetterà nessuna forma di intolleranza. 

Anche se per ora non vuole sbilanciarsi, l’eurodeputato alle urne potrebbe monetizzare il risentimento degli euroscettici e la debolezza dei partiti tradizionali e bissare il sorprendente risultato del 2014, quando l’Ukip registrò il 27%. “Penso che andremo molto bene”, si è limitato a pronosticare.

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Oli Scarff/Afp

Annunziata Rees-Mogg

E c’è già una candidata star

La prima candidata star del neopartito di Nigel Farage è la sorella del falco dei Tory, Jacob Rees-Mogg, leader degli euroscettici: Annunziata Rees-Mogg. Farage ha presentato oggi la nuova formazione, con cui intende correre alle Europee di maggio, appuntamento sempre più probabile per il Regno Unito dopo l’ennesimo rinvio dell’uscita dalla Ue. 

Annunziata Rees-Mogg, 40 anni, ex giornalista e madre di un figlio, si era candidata alla Camera dei Comuni con i Tory nel 2005 e nel 2010, ma senza successo. “La premier non ascolterà la gente, non potevo rimanere a guardare”, ha dichiarato la donna durante la presentazione del Brexit Party a Coventry. “Il partito della Brexit è fortunato ad avere un candidato di così alto calibro”, ha commentato il fratello Jacob, “mi spiace che Annunziata abbia lasciato il Partito Conservatore”. 

Quando Cameron lo definiva “un pagliaccio”

Quando sedeva ancora a Downing Street, il premier David Cameron definiva “un pagliaccio” il politico euroscettico, che aveva fatto dello slogan “voglio riappropriarmi del mio Paese” il suo cavallo di battaglia. Ma nel 2014, Farage stravinse le Europee e Cameron, timoroso di perdere voti, fu costretto a convocare il fatidico referendum che gli costò la poltrona di primo ministro. Dal 1993, anno in cui figura tra i fondatori dell’Ukip, ha trasformato quello che era un partito marginale nella terza formazione politica del Paese, come sancito dalle elezioni generali del 2015, e ha contribuito a convincere oltre 17 milioni di elettori a votare per l’uscita dalla Ue nel 2016. 

Una settimana dopo la vittoria del Leave, però, Farage annunciò a sorpresa di dimettersi dalla guida dell’Ukip, spiegando di aver “raggiunto il proprio obiettivo” e, parafrasando il suo motto, di volersi “riappropriare” della sua vita. Ha conservato il seggio da parlamentare europeo, ma in quell’occasione espresse anche l’intenzione di non ricandidarsi. A dicembre scorso, ha messo fine del tutto all’esperienza con l’Ukip, accusando la nuova leadership di islamofobia e di aver portato troppo a destra il partito.

Con una grande capacità comunicativa, lo sprezzo per il politically correct e la sua immagine da “uomo del pub”, anche senza incarichi istituzionali Farage – ex broker della City – ha continuato ad avere ampia visibilità sui media e a essere considerato il volto degli euroscettici nel Regno Unito. Il lancio del nuovo partito della Brexit, oggi a Coventry, è solo l’ultima ‘rinascita’ di un personaggio che anche la sua biografia dovrebbe indurre a non sottovalutare, se si pensa che è sopravvissuto due volte: al cancro e a un incidente di auto. 

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