Nelle case di riposo il robot-badante «sensibile» alle culture degli anziani


Ci che sembra impossibile per (gran parte) degli umani, potrebbe invece riuscire agli umanoidi: vincere i pregiudizi razziali. I ricercatori del dipartimento di Informatica e Robotica dell’Universit di Genova non lo diranno mai apertamente, ma in fondo il progetto Caresses (Culture Aware Robots and Environmental Sensor Systems for Elderly Support ) di cui sono capofila si presta anche a questa lettura antropologica. Che cos’ Caresses? Un cervello (cio un software), inserito nel corpo del robot Pepper di SoftBank (gi all’opera all’aeroporto di Bologna, arruolato quest’anno come steward di terra per i passeggeri), che promette di fargli fare un salto di qualit notevole nella scala evolutiva degli androidi: assistere gli anziani , adattandosi alla loro cultura.

Obiettivo: rendere pi semplice l’assistenza alle persone fragili

I robot saranno sempre pi importanti nell’assistenza degli anziani. Come dimostrato da numerosi studi, tenere conto dei bisogni e delle preferenze culturali delle persone agevola il successo delle pratiche di assistenza. E questa una delle principali ragioni per cui abbiamo dato vita al progetto, spiega Antonio Sgorbissa professore di Robotica all’Universit di Genova. Il progetto CARESSES , finanziato dalla Commissione Europea (oltre 2 milioni di euro) e dal Ministero dell’Interno e delle Comunicazioni del Giappone (60 milioni di yen , circa 470 mila euro), partito il primo gennaio 2017 e vede coinvolte diverse realt accademiche, industriali e sanitarie specializzate in robotica, intelligenza artificiale, assistenza transculturale, assistenza agli anziani e valutazione di soluzioni avanzate per la salute di Italia, Svezia, Francia, Regno Unito e Giappone.

Oltre l’esempio del Giappone

C’ molta attesa su questa sperimentazione, perch se dovesse funzionare aprirebbe scenari davvero innovativi (e un po’ inquietanti forse). Il coinvolgimento del Giappone, dove l’utilizzo di robot all’interno di case di riposo ma anche di privati per l’assistenza agli anziani gi una realt, n una prova. In Giappone per, questi robot vengono portati nelle case di riposo e messi poi in mezzo a due o tre persone per intrattenere gli ospiti: ballano, cantano , insomma fanno qualcosa e poi vengono portati via. Noi stiamo cercando di realizzare una cosa diversa: un robot autonomo, in grado di assistere 24 ore al giorno e sette giorni alla settimana. L’idea che possa svolgere certe mansioni, non sostituendosi a famigliari e eventuali badanti – perch adesso impossibile -, ma aiutandoli nei loro compiti .

Un androide autonomo che impara da chi ha di fronte

Il progetto punta molto pi in alto: realizzare un androide capace di comportarsi diversamente a seconda delle radici culturali di chi ha di fronte. Insomma si sta sviluppando un sistema avanzato che permette ai robot di riconoscere le abitudini delle persone anziane e di adattare la loro base di conoscenza alle preferenze individuali delle persone assistite. Come possibile ottenere un risultato simile? Fin dall’inizio sono state elaborate linee guida per il comportamento del robot – risponde Sgorbissa – . Il robot fa alcune assunzioni iniziali su base probabilistica non sapendo niente altro, ma pronto fin dall’inizio ad adattare il proprio comportamento e a capire. Ad esempio se vero che in Italia pi facile che le persone siano abituate a mangiare certe pietanze o ad avere certi interessi, tendenzialmente , poi per ogni italiano diverso dall’altro. Il robot allora chiede, in maniera molto umile, come farebbe un essere umano, e cerca di capire.

Programmazione real life

Il percorso seguito in questi primi due anni si avvalso di esperienze sul campo. Il robot ha una base di conoscenza molto vasta che stata creata e validata da esperti in transcultural nursing , una disciplina nota in campo infermieristico e molto sviluppata nei Paesi anglosassoni. I nostri partner inglesi hanno fatto analisi, sono andati nelle case di cura a parlare con gli anziani e quindi hanno elaborato degli scenari iniziali. Poi li hanno validati, andando a vedere il comportamento di diverse persone in casa di cura . Ciononostante, dato che le osservazioni che si possono fare sono limitate, l’approccio del robot dolce. L’androide prova a esplorare il terreno, ma sta attento a come la persona reagisce. Il robot suggerisce, fa proposte e acquisisce le risposte dell’interlocutore per profilare il proprio comportamento. Quindi c’ anche un aspetto di apprendimento.

Che cosa pu fare

Ma che cosa sa fare, in pratica, Pepper? Il professor Sgorbissa porta alcuni esempi: Intrattenere una persona e tenerle compagnia, aiutare a usare la tecnologia: in grado di fare chiamate su skype e proporle anche (pu chiedere a un nonno: perch non chiami tuo nipote?) ; accedere a dispositivi intelligenti per la domotica (accensione e spegnimento automatico di luci) ; permette la ricerca di video e musica su Internet, l’ascolto di audiolibri. in grado di rammentare le cose, permettendo di impostare reminder per ricordarsi di un avviso a dottore o a un amico o, ancora, aiutando a trovare gli oggetti della casa o a recuperare le istruzioni d’uso di qualcosa. Tutto questo solleva notevoli questioni etiche – ad esempio ricordare di prendere una medicina, oppure l’eventuale monitoraggio dell’anziano -e noi abbiamo un esperto , dedicato apposta a evidenziare eventuali problemi che tra l’altro ha fatto una revisione degli scenari previsti nelle linee guida dal punto di vista etico applicando tutte le linee guida europee.

L’anno prossimo l’esperimento sul campo

A che punto adesso il progetto? Alla prima prova pratica. Il progetto ha identificato tre gruppi culturali di studio: inglesi (gruppo etnico white english), indiani che vivono nel Regno Unito e giapponesi . Si sta definendo il protocollo per la sperimentazione di CARESSES – che sar sottoposto ai comitati etici – con gli ospiti di case di cura nel Regno Unito (Advinia Healthcare) e in Giappone (Hisuisui) che prender il via ad aprile dell’anno prossimo e durer sei mesi . Poi seguir una fase di analisi dei dati e di valutazione dell’impatto del progetto sulla qualit della vita delle persone e di chi ne ha cura. Il progetto si concluder a febbraio del 2020. Che cosa accadr dopo, tutto da scoprire: Occorre ricordare che questo un progetto di ricerca , la cui finalit sar di aver provato i principi. Arriveremo a un prototipo ancora lontano dalla fase industriale, anche se in realt stiamo andando molto pi in l del previsto.

Migliorare la qualit di vita

Ma lei professor Sgorbissa affiderebbe un suo caro a un robot-badante? Intanto non vedo una differenza particolare tra un robot e un’altra tecnologia in generale. Quindi se la domanda : affiderei i miei rapporti con uno dei miei genitori a un telefonino, la mia risposta simile a quella che d per il robot: da solo, penso che gli starei facendo del male. Ma questo non dovuto al fatto che il robot mi fa pura. Mi fa terrore che i miei rapporti con una persona a cui voglio bene siano soltanto mediati o affidati a un robot o soltanto a un telefonino. Da un punto di vista pratico penso che una cosa del genere, se davvero funzionasse, potrebbe davvero migliorare enormemente la qualit della vita delle persone.

12 settembre 2018 (modifica il 12 settembre 2018 | 15:20)

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Autore dell'articolo: admin