Nella giornata più difficile del governo, Conte ha minacciato le dimissioni


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 (Afp)


  Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Matteo Salvini 




È scontro tra Lega e M5s sul decreto fiscale. La tensione elevata tra i due vicepremier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, si consuma a suon di dichiarazioni a distanza, mentre i pentastellati lanciano un aut aut dai toni ultimativi all’alleato di governo: il testo del decreto va cambiato altrimenti non lo votiamo. Con il sottosegretario al Mef, Laura Castelli, che parla senza mezze misure di “problema politico”. Ma la Lega non cede, e lo stesso leader scandisce: “Il decreto è quello e quello resta”.

Tocca al premier, Giuseppe Conte – da Bruxelles, dove sarà impegnato fino a domani pomeriggio – tentare una mediazione e provare a gettare acqua sul fuoco: crisi di governo? “Prospettiva improbabile e futuribile”. Quindi,  dopo aver minacciato le dimissioni, riprende in mano le redini del governo e scandisce: “Il presidente del Consiglio sono io e decido io” e convoca per sabato mattina una nuova riunione del Cdm. Riunione che fino a poco prima Salvini aveva eliminato dall’agenda (“nessun Cdm, sono impegnato in tour elettorale in Trentino”) e che, fa sapere, diserterà: “ho altri impegni, prima con Coldiretti e poi con i miei figli, che sono anche loro importanti”, ma “chiamerò Conte perché apprezzo il lavoro che sta facendo, è una persona squisita”. Impegni non solo politici: “Domenica entro in clima derby”, aggiunge.

“Rischia di saltare tutto”

All’indomani della pesante accusa lanciata via tv da Di Maio sulla ‘manina’ che avrebbe manipolato il testo del decreto fiscale, il clima all’interno del governo resta tesissimo: “Il M5s non voterà un salvacondotto per i furbi, per gli evasori che fanno riciclaggio e autoriciclaggio. Non possiamo rendere immuni i furbi”, ribadisce Di Maio, convinto che “adesso il tema è politico e ha bisogno di un chiarimento politico”. “Se il decreto non sarà modificato, rischia di saltare tutto”, trapela da autorevoli fonti parlamentari dei 5 stelle, che non sono disposti a cedere di un millimetro su questi punti. E viene spiegato che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è il primo a non voler cedere a nessun tipo di compromesso, a “non volersi far prendere in giro” avendo partecipato anche lui ai vertici che si sono susseguiti prima della riunione del Cdm di lunedì scorso, vertici che si sono conclusi con l’accordo con ‘stretta di mano’ tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Il tema è sensibile per i pentastellati anche perché tra due giorni – sabato e domenica – ci sarà la kermesse romana del M5s al Circo Massimo e lì Di Maio vuole raccontare e difendere la manovra economica con alcune norme contenute in essa, in primis reddito di cittadinanza, tenendo lontano la parola condono, indigeribile per il suo elettorato.

I pentastellati fanno quadrato anche a microfoni accesi: “Nel testo del decreto fiscale sono state inserite norme non concordate in Consiglio dei Ministri. Se qualche nostalgico del passato pensa di fermare il cambiamento si sbaglia, quelle norme spariranno”, garantisce il titolare dei rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro. “Salvini se ne faccia una ragione, è al Governo con il Movimento 5 stelle e non con Berlusconi. Un testo con lo scudo fiscale, magari per aiutare capitali mafiosi, è indigeribile e invotabile per noi”, scrive su Twitter il sottosegretario pentastellato Michele Dell’Orco. Scende in campo contro il condono fiscale anche il presidente della Camera: “Al di là di cosa sia successo, io sono fermamente contrario al condono”, scandisce Roberto Fico.

“Non ci sono regie occulte o scie chimiche”, ironizza Salvini

Sul fronte opposto, Salvini tira dritto: “Nessun trucco. Legge di Bilancio e decreto fiscale sono passati in Consiglio dei ministri all’unanimità. Nessuno ha votato contro. Anche perché quello che chiamate condono, un condono non è”. Il titolare del Viminale non manca di ricorrere all’ironia: “Non ci sono regie occulte o invasione degli alieni o scie chimiche” e, comunque, i 5 stelle erano a conoscenza del testo, perché “in Consiglio dei ministri c’erano tutti, non c’ero solo io. Quello che abbiamo discusso per ore e ore poi ho ritrovato scritto nel testo, con l’accordo di tutti, lo abbiamo firmato tutti. Ognuno si prenda le sue responsabilità”, taglia corto.

E dopo una lunga giornata di accuse e di non troppo velati avvertimenti Conte prova a rimettere ordine, sposando di fatto la linea M5s: “Ho predisposto qualche accorgimento per mettere chiarezza su quanto successo. Sabato mattina ci sarà un Consiglio dei ministri, non so se Salvini farà in tempo a rientrare. Rileggerò tutti gli articoli, sabato porterò il risultato della rilettura e avremo la possibilità di confermare il testo o di diradare qualche dubbio politico che nel frattempo è insorto”, spiega incontrando i giornalisti dopo il summit Ue. Il premier quindi assicura: “Non stravolgerò certo i testi. So cosa abbiamo deliberato, so quali erano gli accordi a monte”. Infine, Conte sgombra il campo: nessuna crisi di governo, “non dimostreremmo passione, senso di responsabilità e lungimiranza”. Anche Salvini smentisce scenari di crisi: “Il governo andrà avanti 5 anni”.

Le opposizioni evocano la crisi

Di crisi di governo, invece, parlano chiaramente le opposizioni, con il Pd che chiede che l’esecutivo riferisca in Parlamento. “Dobbiamo sgomberare il campo da questa farsa e vedere cosa sta accadendo realmente: sul decreto fiscale si sta consumando un duro scontro tra Salvini e Di Maio. La prima vera crisi di governo”, sostiene Pietro Grasso (Leu). “Siamo alle comiche”, è’ il commento di Silvio Berlusconi. “Il governo del finto cambiamento è al capolinea”, osserva Giorgio Mulè di Forza Italia. “Credo che l’esperienza teatrale drammatica di governo Lega-5stelle possa chiudersi qui”, sentenzia Fabio Rampelli (FdI). “Senza una marcia indietro e un compromesso con la Ue questa manovra ci porta contro un muro. Qualcuno al Governo se ne rende conto, o sono tutti troppo presi da manine, complotti e bisticci?”, chiede Paolo Gentiloni.

Ma cosa è successo in Consiglio dei Ministri?

Una ricostruzione della vicenda viene fornita a ‘Porta a Porta’ dal viceministro leghista all’Economia, Massimo Garavaglia, le cui parole appaiono destinate a mettere in decisa difficoltà il M5s: “Io al Cdm non prendo parte, ma il verbale lo fa il sottosegretario, che è Giorgetti. So che a un certo punto Giorgetti è uscito. A quel punto il regolamento prevede che il verbale continui a farlo ministro più giovane, che guarda caso è Di Maio”. “Nessuno ha fatto il furbacchione, né i politici né i tecnici, che sono di alta professionalità. La collega Castelli, così come me, ha ricevuto i testi già venerdì scorso. Tutti i testi erano disponibili già da venerdì”, aggiunge. 

E il premier disse: “Adesso basta”

‘Adesso basta, adesso su questo problema bisogna trovare una soluzione’. Tra un bilaterale e l’altro coi leader Ue, impegnato a “spiegare” la manovra, a margine del consiglio europeo, il presidente del consiglio Giuseppe Conte ha così preso in mano la situazione, minacciando le sue dimissioni – secondo quanto riferiscono fonti governative di entrambi i partiti, M5s e Lega – se non sarà trovata una soluzione al caos sul decreto fiscale.

“Con lo spread Btp-Bund che ha superato i 300 punti, ora dobbiamo sederci intorno a un tavolo e trovare un’intesa”, avrebbe preteso Conte, prima di scendere in conferenza stampa e comunicare la convocazione del consiglio dei ministri per sabato mattina. Anche in questo senso andrebbero interpretate le parole pronunciate da Matteo Salvini in serata. Annunciando la sua assenza dal Cdm di sabato, il ministro dell’Interno ha tenuto a precisare che chiamerà Conte “che è una persona squisita”, con una frase rassicurante nei confronti del premier. 

Senza Salvini, nessun leghista in Cdm

Se, come annunciato, Matteo Salvini non parteciperà al consiglio dei ministri convocato da Giuseppe Conte sul decreto fiscale, alla riunione non prenderà parte alcun ministro della Lega a Palazzo Chigi, nemmeno il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti. È quanto fanno trapelare fonti leghiste. Il gesto va ad aumentare la tensione nel braccio di ferro tra M5s e Lega sul decreto contestato dai pentastellati ma – riferiscono le stesse fonti – non è indice di una volontà di minare la stabilità del governo. Anche se lo scontro ha raggiunto una intensità per cui appare difficile rientrare, nessun esponente di governo del partito di via Bellerio vede probabile una crisi di governo e c’è ancora fiducia nella possibilità di trovare una soluzione.

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Autore dell'articolo: admin