Nel villaggio degli igloo pericolanti



Sono stato un ragazzo che andava nei campi sperando di portare a casa un disegno senza dover imitare un paesaggio dell’Ottocento». Così spiegava Mario Merz (1925-2003) durante una intervista Rai per giustificare quel processo di sottrazione di elementi che, in una manciata di anni, lo aveva portato a cercare segni, impronte, linee immaginarie della natura al posto della fisicità del reale. Eppure, questo autore schivo che aveva mosso i primi passi nell’arte con la poesia visiva fino all’invasione dello spazio … Continua


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