Nel Mar cinese meridionale la tensione tra le navi di Pechino e quelle Usa è massima


Nel Mar cinese meridionale la tensione tra le navi di Pechino e quelle Usa è massima



Non solo i dazi: Washington e Pechino si confrontano anche sui mari contesi. Aumentano le provocazioni nel Mar Cinese meridionale tra Cina e Usa in un momento particolarmente teso delle relazioni tra le due principali economie del mondo, divise sul piano commerciale dopo che i dazi americani hanno colpito beni cinesi per 250 miliardi di dollari e minacciano di colpirne presto altri 257 –  all’incirca tutto il volume delle esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti.

Una nave da guerra cinese si è avvicinata “pericolosamente” a un cacciatorpediniere statunitense nelle acque contese attorno alle isole Spratly, costringendolo a cambiare la sua rotta. Lo ha reso noto una fonte della US Navy. Dal Ministero della Difesa di Pechino giungono la conferma dell’episodio in acque che la Cina rivendica come proprie, soprattutto a partire dal 2010 con la costruzione di isole artificiali militarizzate, e l’avvertimento all’indirizzo degli Stati Uniti di lasciare la zona.

La Cina chiede agli Usa non solo lo stop alle provocazioni nel Mare Cinese Meridionale, ma anche di rettificare i comportamenti sbagliati dopo il rischio di collisione tra il cacciatorpediniere della Marina statunitense, lo Uss Decatur, e il cacciatorpediniere Luyang. L’incontro a distanza ravvicinata è avvenuto il 30 settembre scorso dopo che gli Stati Uniti avevano descritto la manovra come “insicura e non professionale”.

“Chiediamo agli Stati Unti di rettificare il proprio comportamento sbagliato e di fermare le provocazioni per evitare di danneggiare le relazioni tra Cina e Stati Uniti e la pace e la stabilità regionale”, è stato il commento pronunciato dalla portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Hua Chunying, in una nota diffusa ai media statali.  Gli Usa considerano le incursioni nelle acque del Mare Cinese Meridionale come esercizi di libertà di navigazione. Pechino li vede come una violazione delle proprie acque territoriali. 

I fatti. Il cacciatorpediniere Usa era entrato all’interno delle dodici miglia nautiche delle acque territoriali delle isole Spratly durante un pattugliamento durato dieci ore. Pechino rivendica questi isolotti, che sono contesi con Vietnam, Filippine e Taiwan, come parte integrante del proprio territorio nazionale. La Cina, ha aggiunto Hua Chunying, “adotterà tutte le misure necessarie per difendere la sovranità e la sicurezza nazionali”.

L’ultimo episodio di tensione tra Cina e Stati Uniti nel Mare Cinese Meridionale giunge in un periodo di raffreddamento dei rapporti tra Pechino e Washington: dagli Usa è arrivata la conferma della cancellazione dell’incontro tra il segretario alla Difesa Usa, James Mattis, e il ministro della Difesa cinese, Wei Fenghe. Il viaggio sarebbe stato il secondo di Mattis a Pechino come capo della Difesa Usa, dopo quello di giugno scorso: in quell’occasione aveva incontrato, oltre allo stesso Wei, anche il presidente cinese, Xi Jinping, con cui aveva discusso proprio delle dispute di sovranità nel Mare Cinese Meridionale. “Non possiamo perdere neppure un solo centimetro del territorio dei nostri antenati”, fu la dura posizione espressa allora dal presidente cinese a Mattis.

Nel Mar cinese meridionale la tensione tra le navi di Pechino e quelle Usa è massima

Solo poche settimane prima, a Singapore, durante un vertice della Difesa asiatico, lo stesso Mattis aveva accusato la tattica Cina di usare “intimidazione e coercizione” nei confronti di altri Paesi che hanno rivendicazioni territoriali nel Mare Cinese Meridionale.

Il mese scorso, poi, gli Usa avevano colpito un’unità dell’Esercito di Liberazione Popolare cinese con sanzioni per l’acquisto di caccia e componenti per i sistemi missilistici dalla Russia, provocando l’ira di Pechino che aveva convocato al Ministero degli Esteri l’ambasciatore statunitense, Terry Branstad, per protestare contro la decisione di Washington. Sempre negli stessi giorni, la Cina aveva deciso di rinviare colloqui in programma a Washington tra l’ammiraglio Shen Jinlong, a capo della Marina cinese, con la sua controparte statunitense, e di richiamare in Cina lo stesso Shen che si trovava in visita negli Usa. Pochi giorni dopo, secondo quanto aveva reso noto il consolato Usa a Hong Kong, la Cina aveva vietato l’attracco al porto dell’ex colonia britannica di una nave da guerra anfibia statunitense, la Uss Wasp, che in passato aveva effettuato altre visite a Hong Kong. 

Mentre Donald Trump porta avanti la sua guerra commerciale contro il sistema del commercio internazionale e sostituisce il Nafta con un nuovo accordo stipulato con Canada e Messico, Usmca, Washington continua a punire Pechino con tariffe punitive. La Cina, che ha detto di essere stata costretta alla rappresaglia, annunciando tariffe su sessanta miliardi di dollari di merci importate dagli Stati Uniti, non lascerà correre, dicono gli esperti, e prepara la controffensiva. Le due potenze sono divise sia sul piano commerciale sia, più recentemente, su quello legato alla sfera militare, dopo le sanzioni americani imposti alla Cina per l’acquisto di armi dalla Russia e la decisione statunitense di vendere armamenti a Taiwan per 330 milioni di dollari – seconda volta da quando Donald Trump è alla Casa Bianca – di cui Pechino ha chiesto la cancellazione. 

A seguito dell’inasprimento delle tensioni, Cina e Stati Uniti hanno rinviato anche i colloqui sulla sicurezza, previsti per i prossimi giorni, su richiesta di Washington. “Gli Stati Uniti hanno recentemente proposto di posticipare il dialogo”, previsto inizialmente per metà ottobre, si legge nella nota apparsa sul sito web del Ministero degli Esteri di Pechino. “Cina e Stati Uniti continueranno a mantenere le comunicazioni sul secondo ciclo di dialogo diplomatico”.

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Autore dell'articolo: admin