Nel lavoro di gruppo i vari cervelli coinvolti si «sincronizzano»


Individuate le basi neurobiologiche della collaborazione tra esseri umani: quando pi persone si impegnano in un compito comune, avviene una sincronizzazione in alcune aree dei loro cervelli, che iniziano a funzionare in maniera ampiamente sovrapponibile. quanto indicano i risultati di uno studio realizzato da un gruppo di ricercatori guidato dal professor Frank Fishburn del Department of psychiatry dell’University di Pittsburgh,pubblicata sulla rivista Social Cognitive and Affective Neuroscience. La ricerca ha mostrato in particolare che, quando si impegnati in compiti condivisi, sono principalmente le aree della corteccia prefrontale mediale dei cervelli di chi sta lavorando a sincronizzare le loro attivit, operando all’unisono.

Indagine in tempo reale

La nostra ricerca la prima ad esplorare la sincronizzazione neurale interpersonale come meccanismo di base dell’intenzionalit condivisa, attraverso un’indagine, effettuata in tempo reale su soggetti impegnati in un compito comune affermano gli autori. La scoperta della base neurobiologica della collaborazione tra individui fa luce su un’importantissima funzione della specie umana, che ha permesso lo sviluppo dell’intera civilt. Senza questa funzione ai livelli ai quali giunta nel corso dei millenni, gli esseri umani non sarebbero riusciti a elevarsi cos tanto al di sopra degli altri animali. Infatti anche gli individui di altre specie sono capaci di svolgere azioni comuni, ma in maniera molto meno sofisticata.

Le interazioni osservate

Negli altri primati — sostengono gli autori dello studio — possibile ritrovare una certa capacit empatica con esseri della stessa specie e anche l’abilit di realizzare azioni comuni, ad esempio durante le battute di caccia, ma si tratta di interazioni di complessit non paragonabile a quella raggiunta dagli esseri umani. Una complessit che verosimilmente anche alla base dello sviluppo di istituzioni e gruppi specializzati capaci di risolvere problemi estremamente complessi, molto al di l dell’abilit di ogni singolo individuo.

Il metodo dell’indagine

La ricerca stata realizzata coinvolgendo 60 persone suddivise in 20 gruppi di tre individui che si conoscevano tra loro, ma non avevano legami sentimentali n familiari, in modo che affetti precedenti non potessero interferire con la qualit della sincronizzazione generata dal compito comune. Il compito era svolto sotto registrazione di una Spettroscopia funzionale nel vicino infrarosso, una recente tecnica non invasiva che utilizza luce diffusa per indagare le funzioni cerebrali. Due componenti di ogni triade dovevano collaborare per comporre un complesso puzzle, mentre il terzo si limitava a osservare. Poi, in un secondo esercizio, a tutti e tre i componenti la triade stato affidato di nuovo il compito di comporre un puzzle, ma stavolta ognuno per suo conto. in tal modo che si sono potute cogliere le differenze di attivazione cerebrale tra le due modalit operative, e si scoperto che i cervelli di individui diversi sincronizzavano il loro modo di funzionare quando dovevano cooperare.

I limiti

Il nostro studio limitato in quanto focalizzato solo sulla corteccia cerebrale prefrontale invece che sull’intero circuito della percezione sociale che comprende anche il solco temporale superiore e l’amigdala — ammettono gli autori della ricerca — tuttavia i nostri risultati indicano senz’altro l’esistenza di un meccanismo neurale finalizzato a raggiungere un obiettivo comune.

28 agosto 2018 (modifica il 28 agosto 2018 | 17:06)

© RIPRODUZIONE RISERVATA




Pagina ufficiale: http://xml2.corriereobjects.it/rss/salute.xml

Autore dell'articolo: admin