«Mio figlio, malato raro, vivo grazie a al trapianto di fegato»


So solo che chi ha salvato la vita a mio figlio era un ragazzo giovane. Lui e i suoi genitori sono i nostri eroi. Quando Tommaso sar grande gli racconter che dovr prendersi cura e avere rispetto del loro dono che si porta dentro. Veronica Loschi ha 30 anni e vive a Treviso. Lei e il marito Diego Andreetta, anestesista, per cinque anni hanno sognato e sperato di diventare genitori. Mi davano poche speranze racconta Veronica che per alla fine resta incinta. E il 28 novembre 2016 dopo 36 ore di travaglio e un cesareo d’urgenza nasce all’ospedale di Treviso Tommaso. All’inizio sembrava che il piccolo fosse nato con l’epatite, le sue feci erano troppo chiare, la pelle giallognola. Cinque giorni dopo – ricorda Veronica – i medici mi invitarono a sedermi e mi spiegarono che il mio bimbo tanto desiderato aveva una malattia rara al fegato: l’atresia alle vie biliari.

Il primo intervento chirurgico

Dopo 51 giorni e un primo Natale trascorso a casa nell’angoscia di non sapere come sarebbe finita Tommy viene sottoposto all’ospedale di Bergamo a un primo intervento di Kasai, una sorta di derivazione che serve per scaricare la bile che a lungo andare pu danneggiare il fegato. Sono state giornate durissime, guardavo a vista mio figlio perch si strappava il sondino naso-gastrico, non ho chiuso occhio per un mese e mezzo racconta Veronica. Una volta a casa, per quattro mesi, le cose sembrano volgere per il meglio. Poi all’improvviso il piccolo comincia a diventare di nuovo giallo e a vomitare il latte speciale che assumeva. Ma soprattutto – dice ancora Veronica – si grattava in modo cos violento da sanguinare. Per evitare che si facesse male ho dovuto mettergli le calzine sulle mani, cos che potesse darsi sollievo senza ferirsi.

I nostri organi: dal decesso alla donazione per arrivare al trapianto


Il decesso


Il trapianto di fegato

In casa torna l’ansia. In ospedale confermano che l’intervento purtroppo non bastato e Tommaso nell’aprile del 2018 entra ufficialmente nella lista d’attesa per il trapianto di fegato. Poco pi di un mese dopo arriva la prima telefonata: c’ un fegato compatibile. Via di corsa in ambulanza a Bergamo, ma purtroppo l’organo del donatore era stato intaccato dai farmaci somministrati e non poteva essere utilizzato. C’ sconforto, ma nessuno si arrende. Il 6 luglio arriva la seconda telefonata, quella giusta. Siamo rimasti per 15 ore in sala d’attesa per capire se il fegato era utilizzabile. Poi Tommy finalmente entrato in sala operatoria e 10 ore dopo ne uscito vivo. Il chirurgo ci disse che il fegato di Tommaso era enorme e duro, che non sarebbe sopravvissuto per pi di due mesi ricorda commossa Veronica: Ma il mio primo pensiero andato a quell’angelo e ai suoi genitori che con il loro gesto di estremo amore hanno donato di nuovo la vita a mio figlio. Dopo 22 giorni l’ora di tornare a casa. E Tommaso in questi mesi difficili della sua vita si sempre comportato da ometto: non ha mai pianto e salutava i medici con baci, come se riuscisse a capire che stavano facendo qualcosa di importante per lui.

Il primo vero Natale

Quello appena trascorso il primo vero Natale. Per festeggiare Diego e Veronica si sono regalati un servizio fotografico e la storia speciale di questa famiglia stata raccontata dalla fotografa Nadia di Falco che l’ha voluta condividere sul suo sito. Veronica una mamma rinata: Oggi Tommy il ritratto della felicit. Ride sempre. Gli sono cresciuti i capelli (ne aveva pochissimi), gli sono cresciuti i denti (ne aveva solo quattro) e ha recuperato il tempo perduto. Prende otto farmaci al giorno, l’antirigetto dovr assumerlo per tutta la vita. Da grande non potr bere alcolici e neppure fare sport estremi. Per ora immunodepresso e non pu andare all’asilo: se dovesse ammalarsi di varicella o altro metterebbe a rischio il suo fegato nuovo. Noi abbiamo cominciato a vivere grazie a chi ha donato, io per questo sar eternamente grata.

16 gennaio 2019 (modifica il 16 gennaio 2019 | 10:47)

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Autore dell'articolo: admin