«Mio figlio e l’alimentazione selettiva Ci sono rischi per la sua crescita?»


Pubblichiamo la domanda inviata da un lettore al forum Pediatria e la risposta data da Giuseppe Banderali, pediatra e neonatologo, direttore Pediatria e Neonatologia Ospedale San Paolo – ASST Santi Paolo e Carlo, Milano.

Buongiorno dottore, ho un figlio di 2 anni con problemi di alimentazione. Recentemente ho sentito parlare di una malattia che si chiama ARFID: ci ho ritrovato molto di mio figlio. Potrebbe spiegarmi qualcosa di pi in merito?
Giulia

Cara Signora, volentieri rispondo alla sua domanda in merito alle problematiche nell’alimentazione dei bambini, e in particolare riguardo all’ormai famosa ARFID. Anzitutto da dire che in molti casi, fortunatamente, l’alimentazione selettiva non ha un’influenza negativa sullo sviluppo psico-fisico, perch il bambino mantiene un introito calorico adeguato, e si risolve spontaneamente nell’adolescenza, quando molti dei fattori sociali frequentemente correlati diminuiscono, con un conseguente allargamento della variet dei cibi assunti. tuttavia altrettanto vero che in un sottogruppo di bambini, l’alimentazione selettiva pu compromettere in modo significativo la crescita e lo sviluppo e, in alcuni casi, soddisfare i criteri diagnostici del disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione del cibo (ARFID), patologia identificata da qualche anno e riguardante tipicamente l’et pediatrica.

Disinteresse verso il cibo

In questa patologia rientrano i casi in cui i bambini evidenziano non una generica difficolt nel mangiare o nell’assumere alcuni alimenti, ma una vera e propria problematica medica reale, tale da determinare, per esempio, un significativo calo ponderale o una mancata interferenza con il funzionamento psicosociale, che peraltro devono sussistere per un lasso di tempo considerevole. Per maggiore accuratezza di informazione, sappia che esistono essenzialmente 3 modalit di presentazione dell’ARFID: una prima rappresentata da un marcato disinteresse verso il cibo, una seconda caratterizzata dal rifiuto del cibo per le sue caratteristiche sensoriali ed una terza e ultima in cui il rifiuto del cibo invece da identificarsi nella preoccupazione delle possibili conseguenze negative ad esso correlate (soffocamento, vomito, dolore addominale).

Il percorso terapeutico

In questi casi, prima di saltare a delle precoci conclusioni, il migliore consiglio comunque quello di valutare con il suo pediatra il bambino a 360 gradi, cos da identificare l’effettiva presenza nonch persistenza del disturbo e, nel caso in cui il problema si confermi, prima di tutto escludere l’eventuale presenza di altre patologie organiche (quali allergie, dismetabolismi). Qualora il tutto venisse confermato e la diagnosi di ARFID fosse posta, occorrer poi individualizzare il percorso terapeutico, che non sempre uguale ma deve adattarsi alla problematica specifiche presentate da ogni singolo bambino.

19 giugno 2019 (modifica il 19 giugno 2019 | 12:45)

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Autore dell'articolo: admin