Milleproroghe al Senato senza relatore: la protesta del PD


Il Partito Democratico occupa l’aula della Commissione Affari Costituzionali del Senato.

Senato - Italia

Proprio come accaduto alla Camera, senza successo, il Partito Democratico sta ripetendo al Senato il vano tentativo di bloccare il percorso del Milleproroghe. Anche stavolta si è optato per il metodo studentesco di occupare l’aula della Commissione Affari Costituzionali del Senato in cui era in corso la discussione.

Il motivo? Governo e maggioranza hanno deciso di troncare la discussione mandando il provvedimento in aula senza relatore. Ci vogliono impedire di fare opposizione, è inaccettabile.

A parlare è il senatore Andrea Marcucci, capogruppo del Partito Democratico al Senato, che aveva già manifestato l’intenzione di fare ostruzionismo e rallentare la terza lettura al Senato del testo che alla Camera era stato approvato dopo la questione di fiducia posta all’esecutivo Lega-M5S. Il governo aveva di fatto interrotto ogni discussione, deciso a far passare quel testo nel minor tempo possibile, vista la scadenza del decreto prevista per il 23 settembre prossimo.

Dicevamo che non avremmo fatto opposizione con i metodi usati dal M5s con i governi Renzi e Gentiloni? Loro urlavano senza costrutto, noi prendiamo atto dei loro atteggiamenti violenti. Siamo obbligati a denunciarlo con molta forza. Abbiamo occupato quando ci hanno impedito di continuare a confrontarci in Commissione.

Un confronto che, molto probabilmente, non avverrà. Una protesta più che giustificata, ma simile a qualcosa che lo stesso PD aveva fatto non più di tre anni fa.

Era il 2015 quando il Partito Democratico, spingendo per l’approvazione della legge sulle Unioni Civili, portò il testo al Senato senza relatore, scatenando le ire dell’opposizione, a cominciare dal senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, che aveva tuonato: “Se il testo poi dovesse approdare in Aula senza relatore si sappia che si preparerebbe un vero e proprio Vietnam parlamentare. Ora basta“.

Quella mossa fu ritenuta “illegittima” e “in aperta violazione della Costituzione“, ma il Partito Democratico si fece pochi problemi e riuscì comunque ad incardinare il testo al Senato tra le proteste dell’opposizione. È vero, in quel caso si trattava di incardinare il testo, qui invece di dare l’approvazione definitiva, ma il sistema è del tutto simile, a parti invertite però.




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Autore dell'articolo: admin