Mieloma, nuova terapia per i pazienti anziani (che sono la maggioranza)


Il mieloma multiplo un tumore del sangue che ogni anno in Italia colpisce oltre 5mila persone, la maggior parte delle quali ha pi di 65 anni e potrebbe non essere candidabile alla terapia pi indicata, il trapianto autologo di cellule staminali, perch troppo duro da sopportare. Proprio per questi pazienti, pi numerosi e pi complessi da curare, stata per presentata un’importante novit durante l’ultimo congresso della Societ Americana di Ematologia, tenutosi a San Diego a inizio dicembre: l’aggiunta del farmaco daratumumab all’attuale trattamento standard, basato sull’abbinamento di lenalidomide e desametasone, riduce significativamente il rischio di morte e di progressione della malattia in malati con mieloma multiplo di nuova diagnosi non candidabili al trapianto.

Nuova cura in prima linea: tre farmaci che bloccano la malattia

A dimostrarlo sono gli esiti dello studio internazionale MAIA – spiega Mario Boccadoro, direttore della divisione Universitaria di Ematologia alla Citt della Salute e della Scienza di Torino -, le cui conclusioni sono talmente soddisfacenti da farci pensare che la tripletta lenalidomide-desametasone-daratumumab sia la soluzione migliore per i malati anziani. I risultati che si raggiungono con questa cura sono cos buoni che si potrebbe persino ipotizzare di non procedere pi al trapianto anche in chi potrebbe effettuarlo. E, certamente, questa diventer la nuova cura standard da somministrare in prima linea. Lo studio MAIA ha reclutato 737 pazienti, arruolati in 14 Paesi, e messo a confronto l’attuale terapia standard di prima linea in chi non pu accedere al trapianto (lenalidomide e desametasone) con l’aggiunta del farmaco biologico innovativo daratumumab, mirato alla proteina CD38, presente sulla superficie in diverse cellule di mieloma multiplo. I partecipanti avevano un’et compresa tra i 45 e i 90 anni (in media 73 anni) ed emerso, a un follow-up medio di 28 mesi, i che con la tripletta il rischio di morte o di progressione della malattia si riduce del 44 per cento. Inoltre nel gruppo di pazienti trattato con la terapia standard la mediana di sopravvivenza libera da malattia (ovvero il tempo che intercorre prima che il tumore abbia una ripresa) stata di 31,9 mesi, mentre nel gruppo sperimentale la mediana non stata ancora raggiunta. E questo indica che possiamo aspettarci esiti ancora migliori e che la neoplasia resti “bloccata” per molto tempo aggiunge Boccadoro, che anche membro del consiglio direttivo della Societ Italiana di Ematologia (Sie).

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Molte strategie diverse per allungare la sopravvivenza dei malati

Il mieloma multiplo un tumore che colpisce alcune cellule contenute nel midollo osseo che hanno la funzione di produrre gli anticorpi necessari a combattere le infezioni: le plasmacellule – chiarisce Michele Cavo, direttore dell’Istituto di Ematologia Sergnoli all’Universit degli Studi-Policlinico S. Orsola-Malpighi di Bologna -. La crescita anomala delle plasmacellule tumorali a pu provocare una riduzione della normale produzione di cellule emopoietiche (globuli rossi, bianchi e piastrine) causando anemia (con conseguente astenia, cio una grande stanchezza), abbassamento del numero dei globuli bianchi (con predisposizione alle infezioni) o un calo delle piastrine (aumentando il rischio emorragico) e fragilit delle ossa. Per i pazienti affetti da mieloma asintomatico non c’ indicazione ad alcun trattamento: in questi casi si procede con controlli frequenti per verificare l’eventuale evoluzione del tumore. Essendo una patologia tipica dell’et avanzata le cure devono comunque tenere in considerazione la situazione generale del malato – precisa Cavo, anche lui membro del direttivo Sie -: se possibile si procede con un trapianto di cellule staminali e chi non idoneo riceve in genere una terapia di combinazione tra farmaci chemioterapici e biologici. Quasi tutti i pazienti vanno incontro a ricadute e, a seconda dei casi, le terapie prevedono l’uso di diversi farmaci (a seconda di specifiche variabili) che hanno dimostrato di ritardare la ricaduta e la progressione del tumore, prolungando anche di anni la sopravvivenza.

Un’altra tripletta potrebbe in futuro evitare il trapianto

Al convegno di San Diego, inoltre, a nome di molti centri italiani Francesca Gay, della Divisione di Ematologia dell’Azienda Ospedaliera Citt della Salute e della Scienza di Torino, ha presentato i risultati di una sperimentazione (protocollo Forte) con una tripletta utilizzata al momento della diagnosi: la combinazione di carfilzomib-lenalidomide-desametasone. I pazienti con et inferiore ai 65 anni erano randomizzati a ricevere la tripletta come unica cura oppure come induzione prima del trapianto – dice Boccadoro -. La risposta stata eccellente in termini di riduzione della malattia e di numero di pazienti nei quali si ottenuta una remissione completa del tumore. La novit che i risultati sono eccellenti anche senza il trapianto in termini di malattia minima residua, che rappresenta il pi importante obiettivo nella terapia del mieloma. Questi dati, come nell’anziano, potrebbero nei prossimi anni radicalmente cambiare la strategia terapeutica: potrebbe in futuro non essere necessario il trapianto per ottenere buoni risultati a tutto vantaggio di una semplificazione e miglior tolleranza della cura.

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Soluzioni alternative efficaci quando il tumore resiste alle cure

Se ancora presto per poter parlare di guarigione, nella cura del mieloma sono stati compiuti moltissimi progressi e la sopravvivenza dei pazienti si allunga, in alcuni casi tanto da far sperare di aver trovato il modo di sconfiggere definitivamente il tumore. I trattamenti basati su lenalidomide rappresentano lo standard di cura per i pazienti con mieloma multiplo di prima diagnosi, eleggibili e ineleggibili a trapianto – conclude Cavo -. Un dato confermato da molti studi, anche dai pi recenti presentati al convegno Ash in California. Purtroppo per una popolazione crescente di pazienti curati con questo medicinale diventa poi refrattaria alla cura. Ovvero, in pratica, lenalidomide non fa pi effetto e per questo si stanno gi studiando nuove soluzioni. Ne un esempio lo studio OPTIMISMM che ha dimostrato come si riescano ad ottenere buoni risultati e una sopravvivenza libera da progressione di malattia di 18 mesi, in pazienti con mieloma recidivo e refrattario a lenalidomide, aggiungendo alla cura standard (desametasone-bortezomib) il farmaco pomalidomide.

9 gennaio 2019 (modifica il 14 gennaio 2019 | 15:40)

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