Mentre il Papa era a Vilnius, Lituania e Lettonia ricordavano la vittoria contro i crociati


Mentre il Papa era a Vilnius, Lituania e Lettonia ricordavano la vittoria contro i crociati



Quando il Papa, il 22 settembre, è atterrato a Vilnius, in Lituania e Lettonia si celebrava “Il giorno dell’Unità Baltica”, una festa nazionale introdotta dai rispettivi parlamenti nel 2000 che ricorda la battaglia di Saule, quando le tribù pagane della Samogizia inflissero una pesante sconfitta all’Ordine dei Portaspada, i cavalieri cattolici inviati dal Papa a imporre con le armi la parola di Dio in quelle terre che ancora nel XIII secolo non avevano rinunciato alla fede degli antenati. Mentre l’aereo del pontefice atterrava nella capitale lituana, cittadini di entrambi i Paesi, vestiti con abiti medievali, si preparavano ad accendere sculture di fuoco sugli antichi tumuli, tra danze e canti della Tradizione. Con queste fiamme i due popoli fratelli comunicano l’uno all’altro di essere sempre lì, pronti ad aiutarsi a vicenda ove necessario, come ottocento anni fa. 

Era il 22 settembre del 1236. I tentativi di cristianizzare le regioni baltiche, iniziati un secolo prima, erano riusciti solo in parte. Per completare l’opera, nel 1202 Alberto di Buxthoeven aveva fondato l’Ordine. Il casus belli fu il massacro dei missionari cristiani inviati nell’allora Livonia. Papa Innocenzo III proclamò la crociata contro quelle irriducibili genti. La battaglia di Riga, quattro anni dopo, si concluse con la vittoria dei cristiani e la conversione forzata delle popolazioni locali. I conflitti tra i cattolici che controllavano l’ovest dell’area baltica e gli ortodossi che ne occupavano l’est, consentirono però alle tribù pagane del nordest della Lituania e della aree limitrofe della Lettonia di ricostituire le forze, unirsi per una causa comune e sconfiggere i crociati nella battaglia commemorata sabato scorso.

Il 19 febbraio di quell’anno, Gregorio IX emise la bolla papale per chiamare a una nuova crociata contro la Lituania. Maestro Volkwin, nuovo leader dell’ordine, puntò sulla Samogizia, in modo da allargare il proprio accesso al mare. La prima ondata di incursioni e saccheggi cristiani colse i pagani impreparati. I Portaspada, rimpolpati nelle file da teutonici ed estoni, ritirandosi incontrarono però un contingente samogita a un guado. Non volendo arrischiarsi a entrare con i cavalli nelle paludi, i cavalieri decisero di accamparsi e combattere a piedi. Era il 21 settembre.

All’alba del giorno dopo il contingente pagano, considerevolmente rinfoltito nei ranghi dall’arrivo nella notte di altri alleati, attaccò l’accampamento. La cavalleria pesante crociata non poté nulla contro l’armamento leggero dei cavalieri pagani, le cui lunghe lance consentivano loro di colpire il nemico senza avventurarsi nel terreno paludoso che circondava il fiume. Anche il Maestro Volkwin cadde, innescando la fuga degli ausiliari nativi. I superstiti che tentarono la fuga a Riga, incontrarono la stessa sorte dei compagni. La disfatta fu così pesante da causare lo scioglimento dell’Ordine dei Portaspada, i cui resti sarebbero confluiti nei cavalieri teutonici. La Samogizia avrebbe conservato l’antica religione fino al 1413, quando fu cristianizzata dal Granduca di Lituania, tre anni dopo la vittoria sui cavalieri teutonici nella battaglia di Grunwald. 

Negli anni successivi, le tradizioni pagane sopravvissero ancora a lungo nel mondo contadino. E ancora rivivono in queste manifestazioni che, per quanto non attraggano certo un pubblico vasto e siano poco più di rievocazioni, sentite da una parte marginale della popolazione, rimangono una testimonianza e, quest’anno, un’ironica coincidenza. 

@CiccioRusso_Agi

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Autore dell'articolo: admin