Mentana ha parlato a lungo a Torino del declino del Pd, e dell’ascesa della Lega


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La prima giornata della quinta edizione di Election Days, a Torino, si è chiusa col botto: un evento, partecipatissimo, in cui degli ospiti d’eccezione hanno dato il loro punto di vista sull’attualità politica italiana e non solo. “2018, l’anno del Big Bang” il titolo dell’evento, che si è strutturato in due dibattiti con Nando Pagnoncelli (presidente di Ipsos Italia), Alessandra Sardoni (giornalista e conduttrice di La7) e il direttore del TG La7 Enrico Mentana, intervistati da Giovanni Diamanti e Lorenzo Pregliasco. Il dialogo tra Pagnoncelli e Sardoni ha riguardato le nuove dinamiche del mondo dell’informazione di oggi, alle prese con i problemi di percezione e della “disintermediazione mediatica” propria dell’èra di internet

L’intervento di Mentana, poi, è stato denso di dichiarazioni di forte impatto. “Siamo di fronte al vero passaggio di secolo, una cesura simile a quella della caduta del Muro e della fine della guerra fredda. Va a maturazione la lunga crisi della sinistra, che non sa proporre più un tipo di società diverso”. Così ha esordito il direttore del TG La7, che ne ha avuto per tutti: per il PD, Renzi e la sinistra in generale (anche quella europea); ma anche il centrodestra berlusconiano, totalmente “salvinizzato”; e per l’Europa “messa KO” da nuovi protagonisti politici e che non tornerà più quella di prima.

La crisi del PD? Irreversibile

Il PD (“erede legittimo della Prima Repubblica, figlio naturale di DC e PCI” come lo definisce Mentana) ha perso perché ha incarnato ‘casta’ per eccellenza: “ha avuto premier, ministri, viceministri, sottosegretari, è stato il partito egemone nei governi regionali, provinciali, comunali. Un numero spropositato di eletti rispetto agli elettori. Qualunque cosa dica un esponente del PD troverà qualcuno che risponde: ma voi cosa avete fatto per 5 anni?”.

“Il vero dramma del PD è che ha bruciato 4 leader nazionali in pochi anni: Bersani, Letta, Renzi e Gentiloni – di cui uno è ancora oggi molto ‘ingombrante’ e molto odiato”. La crisi non riguarda solo il PD, ma la sinistra in generale, in Italia come in Europa: “Si sono così imborghesiti da finire nei centri urbani, si sono rinchiusi nelle ZTL: sono partiti a traffico limitato”.

Per tutta la seconda repubblica, continua Mentana, la sinistra è stata il “luogo” della politica: ma ora la politica è stata sconfitta dall’antipolitica. “Oggi non sappiamo più dire se la flat tax, il reddito di cittadinanza o l’abolizione della Fornero siano di destra o di sinistra: non è più importante per gli elettori, e nemmeno per gli eletti”. Per questi è solo “ciarpame politicistico”. “Il PD vive una deriva, un divorzio sentimentale con gli elettori”. E Renzi, è davvero finito? “È come un comico che ha finito il repertorio non fa più ridere. Aveva incarnato un’enorme voglia di cambiamento nel 2012, portando gente da ogni parte a votare alle primarie del PD. Ma una volta al governo le sue tante idee innovative non sono state realizzate. E oggi non ha più niente da dire”.

Salvini e il muro di Arcore

“Il 4 marzo è caduto il muro di Arcore: ed è stato bravo Salvini, che è di gran lunga il miglior politico oggi in circolazione, a non fare nessuna mossa particolare. Il suo obiettivo è quello di prendersi gli elettori di Berlusconi, non gli eletti. La transumanza di elettori verso la Lega è impressionante, e viene in gran parte dalle file di Forza Italia”. La dinamica, secondo Mentana, ricorda la rottura di una diga: quando una cosa è sdoganata, non ha limiti.

E il “cattivismo” di Salvini è stato sdoganato. “Come quando è crollata la Jugoslavia e sono rinati i nazionalismi e le divisioni: nei popoli se salta la politica riemergono le pulsioni. Quando saltano le ideologie è un problema grosso. Noi vecchi abbiamo perso la bussola, ma i giovani non l’hanno mai avuta. Chi ha ragione se la Serbia fa la guerra alla Croazia? Chi ha ragione quando Puidgemont vuole staccare la Catalogna dalla Spagna? Come facciamo oggi a leggere questi episodi, a prendere posizione?”. In questo nuovo contesto, Salvini ha saputo capitalizzare un’operazione lungimirante:

“Ha compiuto un’OPA sulla Lega, una casa che si stava svuotando per sfinimento e l’ha ribaltata. Da costola della sinistra a spina dorsale della destra, da federalista a sovranista, da verde a blu”. Oggi è sulla cresta dell’onda e può permettersi di dire qualsiasi cosa, come anche Renzi all’inizio. E quando c’è un leader solido può andare avanti molto a lungo.

L’Europa “rovesciata”

L’Europa è come una grande ONG, “la più grande ONG in difficoltà”. Quello che prima aveva un senso positivo è stato ribaltato: se prima rappresentava un ideale di solidarietà, oggi per molti rappresenta qualcosa di negativo per eccellenza.” Perché è successo questo? Perché i cittadini si sono sentiti abbandonati dall’Europa durante la crisi. “E anche questo, come per il PD, è un KO tecnico dal quale non ci si rialza”.

La dialettica tra M5S e Lega

La coppia Salvini-Di Maio è destinata a durare o è un fuoco di paglia? “Lega e M5S erano sulla stessa lunghezza d’onda già ben prima delle elezioni, parlavano la stessa lingua su molte cose. In Europa non esistono due partiti coalizzati così simili tra loro. Non c’è astio tra i rispettivi elettori, c’è una consonanza, una fiducia reciproca, una stima personale tra Di Maio e Salvini. Noi guardiamo lo spread, ma se non succede qualcosa di epocale loro stravinceranno le Europee. E saranno al centro della storia continentale insieme ad altre forze non tradizionali che metteranno spalle al muro le forze politiche tradizionali.”

Chi potrebbe incarnare un’alternativa a questa coppia? “Se non si aggrega qualcosa di nuovo, con facce nuove, questi vinceranno ancora tra 5 anni, mentre a sinistra parlano delle cose del PD”. Nel breve periodo, Mentana non vede alternative competitive all’orizzonte “Supponiamo che si voti nel 2020: qualcuno crede che Berlusconi, Tajani, Renzi, Zingaretti, Orlando…possano sconfiggere quelli? Per PD e Forza Italia il destino è già segnato”.

Il ruolo di Mattarella

 Qual è il ruolo del Capo dello Stato in questo scenario totalmente nuovo? “Mattarella non può essere l’opposizione al Governo. Se Mattarella blocca Salvini finisce come Napolitano: all’inizio aveva l’80% di popolarità, poi è finito dalla parte dei ‘cattivi’.” Perché in Italia il Presidente della Repubblica è come un notaio: “Quando sei un notaio forte, ti applaudono. Se fai il notaio-giocatore, una delle due squadre ti fischia il fallo”.

Ma Mattarella è ben consapevole, secondo Mentana, della maggioranza che c’è al Governo, nell’opinione pubblica e nel Paese. “È un uomo che ama la democrazia, sarà un vigile guardiano ma non più di questo. Non ce lo vedo a contrapporsi al Governo, a meno che questo non faccia qualcosa di così forte e indigeribile – anche per la storia personale di Mattarella – come l’abolizione della legge Mancino”.

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Autore dell'articolo: admin