Memorie di una figlia di deportati russi



Mentre si moltiplicano i romanzi scritti dai nipoti di uomini conniventi con il nazismo e dai figli di genitori che fiancheggiarono la Stasi, il caso di Natascha Wodin, nata in Germania nel 1945 da due displaced persons di origine russa, appare del tutto singolare. Nella sua opera prima, La città di vetro raccontava la storia dei suoi apolidi genitori che non vissero il nazismo da carnefici ma da vittime: portavano sul petto non la stella gialla di David, bensì il … Continua


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