Melanoma, oltre la metà dei pazienti metastatici in vita dopo 4 anni


Il melanoma, il più letale tumore della pelle, ha fatto da apripista nell’applicazione della scoperta che è valsa il Nobel della Medicina 2018: l’immunoterapia. Nel 2011 è stato dimostrato che con l’allora nuovissima strategia (in pochi anni affermatasi come la quarta strategia di cura contro il cancro, accanto a chirurgia, radioterapia e farmaci) si riuscivano a fare progressi nella sopravvivenza dei pazienti là dove per 30 anni non si era fatto alcun passo avanti. Ora le sperimentazioni presentate durante il congresso annuale della Società Europea di Oncologia (Esmo), tenutosi nelle scorse settimane a Monaco di Baviera, indicano che importanti risultati si possono ottenere combinando i diversi farmaci immunoterapici fra loro. In questo modo, proprio nei malati più «difficili», che già presentano metastasi, si potrebbe persino riuscire a rendere il cancro una malattia cronica, con la quale convivere per molti anni.

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Il 53% dei pazienti metastatici vivo dopo 4 anni dalla cura

In particolare i dati dello studio di fase III CheckMate – 067, condotto su oltre 940 pazienti con un melanoma metastatico, dimostrano l’efficacia la combinazione di due molecole immuno-oncologiche (nivolumab e ipilimumab) nel trattamento in prima linea di questa neoplasia. Il 53 per cento dei partecipanti allo studio è vivo a 4 anni grazie alla unione dei due farmaci, rispetto al 46 per cento raggiunto dalla terapia con solo nivolumab e al 30 per cento della monoterapia con ipilimumab. «Si tratta di un dato senza precedenti che rende concreta la possibilità di cronicizzare il melanoma in più della metà dei casi, quando meno di 10 anni fa questi pazienti avevano solo pochi mesi di vita – spiega Paolo Ascierto, presidente della Fondazione Melanoma e direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Pascale di Napoli -. Sappiamo infatti che, dopo 36 mesi, le percentuali di sopravvivenza si mantengono stabili nel tempo. Lo studio ha anche dimostrato che, a 4 anni dall’inizio della terapia e dopo averla interrotta, i pazienti continuano a rispondere positivamente. Inoltre, è emerso che, nei pazienti che presentano la mutazione del gene Braf (circa la metà del totale) la combinazione funziona meglio».

Buona qualità di vita e benefici anche per chi ha metastasi cerebrali

Benefici evidenti sono stati rilevati anche in una categoria particolarmente delicata di pazienti, quelli che presentano metastasi cerebrali. La qualità di vita dei pazienti anche con i mix di terapie è buona. Generalmente utilizzando più farmaci gli effetti collaterali (soprattutto rash cutaneo e diarrea) sono maggiori, ma possono essere arginati e tenuti sotto controllo. «Purtroppo, nonostante gli importanti risultati evidenziati anche nei malati con metastasi cerebrali – dice Ascierto -, la combinazione nivolumab e ipililumab nel melanoma avanzato non è ancora disponibile per i malati nel nostro Paese perché l’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha deciso di non approvarne la rimborsabilità. È importante invece che questa terapia sia resa disponibile, soprattutto per quelle categorie di pazienti che possono trarne i maggior benefici».

Casi raddoppiati in 10 anni, sempre più pazienti under 50

L’importanza dei progressi fatti nella lotta a questa forma di cancro ha ancora maggiore rilievo se si considera che in 10 anni in Italia sono quasi raddoppiate le diagnosi di melanoma: nel 2006 erano poco più di 7.000, per il 2018 sono stati stimati 13.700 nuovi casi. E i pazienti sono sempre più giovani, con un numero crescenti di 40enni: è infatti il terzo tipo di cancro più comune nella popolazione con meno di 50 anni. I motivi? «Probabilmente molto è dovuto alle cattive abitudini verso le radiazioni ultraviolette, naturali e artificiali – risponde l’esperto -. Ancora troppi connazionali non si proteggono come dovrebbero sotto il sole e finiscono per scottarsi. Così come moltissimi non hanno compreso i rischi reali legati alle lampade abbronzanti. Un attento controllo della pelle e una visita dal medico se si notano delle anomalie (come nei che cambiano forma o colore) è importante per scoprire un eventuale neoplasia per tempo: se individuato agli stadi iniziali, infatti, il melanoma può guarire definitivamente con la sola asportazione chirurgica».

7 novembre 2018 (modifica il 7 novembre 2018 | 16:02)

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