Mandare gli omofobi a spazzare le strade



Inizio agosto 2018: il ministro della Famiglia Lorenzo Fontana propone di abrogare la legge Mancino, “offre una sponda al razzismo anti-italiano”, arriva l’ok di Salvini, poi la frenata, “non è una priorità”.

Fine marzo 2018: il Movimento 5 stelle deposita a palazzo Madama una proposta di legge – la prima firma è della senatrice ∫, seguita dal capogruppo Patuanelli e da un’altra trentina di esponenti pentastellati tra cui Mantero, Lannutti, Perilli, Bottici – per estendere l’aggravante dell’omofobia alla legge Mancino.

Proprio nei giorni in cui si tiene il congresso delle Famiglie a Verona, con lo scontro nella maggioranza sui temi etici, arriva una iniziativa parlamentare del Movimento in materia di diritti.

“Non si tratta di un provvedimento contro la Lega – spiegano i promotori – Speriamo che l’alleato di governo converga sulla necessità di mettere fine ad aggressioni e ad espressioni di disprezzo per tutelare, anche dal punto di vista legislativo, una minoranza troppo spesso oltraggiata”.    

“L’articolo 1 – si legge nel disegno di legge – include l’omofobia e la transfobia tra i moventi dei reati annoverati nell’articolo 604-bis del codice penale, diretto a tutelare il rispetto della dignità umana e del principio di uguaglianza interpersonale e sostanziale, mediante la punizione di qualsiasi condotta di propaganda sulla superiorità o sull’odio razziale, nonché l’istigazione e la propaganda di fatti o attività atte a provocare violenza per motivi etnici, razziali o religiosi”.

Era il 19 settembre del 2013 quando una legge ad hoc del Pd – primo firmatario il sottosegretario Pd Ivan Scalfarotto – veniva approvata dalla Camera ma poi insabbiata al Senato.

Ora M5S rispolvera il progetto di una legge sull’omofobia.

“Chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione fondati sull’omofobia o sulla transfobia – recita il testo – è punito con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6000 euro. Chi istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza fondati sull’omofobia o transfobia è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Infine, è espressamente vietata ogni forma di organizzazione, associazione o movimento o gruppo fondati sulla transfobia e omofobia”.

Una presa di posizione netta: si punta a far sì che l’Italia segua il percorso intrapreso dalla Svizzera che prevede fino a tre anni di reclusione per i reati di omofobia e transfobia.

Significativo soprattutto il contenuto dell’articolo 2 del disegno di legge. Si prevede “nell’ambito della sospensione del procedimento con messa alla prova dell’imputato, l’ammissione di quest’ultimo ai lavori di pubblica utilità per lo svolgimento, in via prevalente, di attività di ripristino e di ripulitura di luoghi pubblici o ad attività lavorativa in favore di organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato, in particolar modo operanti a sostegno delle vittime dei reati di transfobia e omofobia”.    

Quindi “l’imputato può essere ammesso” ai lavori di pubblica utilità, “nell’ambito della sospensione del procedimento con messa alla prova”, e addetto “alla ripulitura di luoghi pubblici”. Viene istituita una giornata mondiale (il 17 maggio, perché in quella data, correva l’anno 1990, l’Organizzazione Mondiale della Sanità eliminò l’omosessualità dalla lista delle malattie mentale) contro le discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere. Il M5s propone inoltre che chi subisce questo tipo di reati possa usufruire del patrocinio dello Stato e modifica l’articolo 90-quater del Codice di Procedura Penale (“In particolare – così si legge nel testo – si prevede che la valutazione della condizione di particolare vulnerabilità della persona offesa sia determinata anche sulla base di atteggiamenti improntati all’omofobia o alla transfobia”).

Infine si istituiscono centri antiviolenza per le vittime di omofobia e transfobia, attraverso l’incremento annuale del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità, si punta ad “una specifica integrazione con la rete dei servizi socio-sanitari e assistenziali territoriali” all’assunzione di personale specializzato ed appositamente formato” e all’esposizione di una relazione informativa al Parlamento, entro il 30 giugno di ogni anno, da parte del Ministro delegato per le pari opportunità.

Il disegno di legge è preceduto da una lunga premessa. Si parte dall’indagine pubblicata dall’Istat nel 2012 e riferita all’anno 2011 nella quale si evince che “circa un milione di persone – per lo più uomini, giovani e residenti nel centro Italia – si è dichiarato omosessuale o bisessuale” mentre altri “due milioni circa hanno dichiarato di aver sperimentato nella propria vita l’innamoramento o l’attrazione fisica per persone dello stesso sesso”.

Inoltre: solo il 20% dei genitori è a conoscenza del fatto che i propri figli sono gay o lesbiche, mentre la percentuale sale al 45,9% per fratelli e sorelle, al 55,7% per i colleghi e al 77,4% per gli amici. Secondo un’altra ricerca di Euromedia Research nel gennaio 2018, il 12,8% della popolazione italiana si è dichiarato LGBT.

 “Nonostante questi numeri, ancora notevoli sono le difficoltà incontrate dalle persone appartenenti alla comunità LGBT sia in famiglia, che nella vita sociale e professionale”.

Il disegno di legge M5s cita la Gay Help Line, l’unico servizio di supporto telefonico per persone LGBT esistente in Italia: “nel 2017 – è stato verificato – sono stati circa 20.000 i contatti per denunciare situazioni di discriminazioni, aggressioni o casi di allontanamento dalla casa familiare; in particolare, il 20% delle richieste ricevute attraverso il numero verde si riferisce ad un intervento di natura legale rispetto a casi di violenze e abusi, perpetrati a volte anche all’interno del nucleo familiare di provenienza. Le persone giovani denunciano le violenze o discriminazioni alle forze dell’ordine solo in un caso su venti, mentre gli adulti in un caso su dieci.

Tra le vittime di discriminazioni omotransfobiche figurano anche donne e bambini, a scuola così come in casa o al lavoro”.

Altri dati: ogni anno sono un centinaio le persone che denunciano pubblicamente di aver subito abusi a causa dell’orientamento sessuale o identità di genere (nel 2016 gli episodi riscontrati furono 196).

Questo risultato – si legge nella relazione – “conferma che, rispetto al fenomeno rilevato, solo una esigua parte denuncia, in quanto le vittime non trovano un supporto efficace da parte dello Stato. È stato inoltre riscontrato negli ultimi anni un aumento nel numero di minori che subiscono violenze in famiglia a causa del loro orientamento sessuale o identità di genere”.

“Alcuni minori – si aggiunge – vengono allontanati da casa, segregati senza poter avere contatti con l’esterno, o autorizzati ad uscire solo per andare a scuola. Le violenze nei confronti delle persone LGBT si concretizzano soprattutto in hate-speech, lesioni, violenze private, atti di bullismo, stalking, omicidi”. Infine i Cinque stelle ricordano gli interventi portati avanti dal Consiglio d’Europa “per promuovere azioni tese a realizzare il rispetto e il pieno godimento dei diritti umani da parte delle persone LGBT” e gli appelli (in occasione della XIII Giornata mondiale contro l’omofobia) del Capo dello Stato, Sergio Mattarella contro atteggiamenti, gesti e persecuzioni che “violano la dignità umana, ledono il principio di eguaglianza e comprimono la libertà e gli affetti delle persone”.


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Autore dell'articolo: admin