L’ultimo Natale di una coppia di innamorati


Trova moglie morta si uccide

 Mint Images / Agf


 Una coppia di anziani




Pier Carlo e Mirella. Mai solo Pier Carlo e mai solo Mirella. Era così che li chiamavano i vicini: non “i Marchese”, né “i signori del quarto piano”. Per tutti loro erano Per Carlo e Mirella: un nome solo, da pronunciare come uno scioglilingua, per indicare quella coppia gentile e a modo che da quarant’anni abitava in una palazzina a due passi dalla stazione di Pinerolo, poco distante da Torino.

Ottantacinque anni lui, due di meno lei, una vita trascorsa insieme, per metà in questo edificio in Cortina degli anni ’70, dove avevano anche cresciuto una figlia.

Una coppia che si bastava, che non attaccava briga, che era gentile con tutti. Per tanti anni dipendente delle cartiere Pmt, Pier Carlo rientrava ogni sera a casa dove lo aspettava la sua Mirella. Mai un giorno l’uno senza l’altra. Si erano dovuti abituare alla lontananza dalla figlia, che si era trasferita a Milano per lavoro, ma si ritrovavano in ogni occasione, come il 10 dicembre, giorno del compleanno di Mirella. 

Doveva essere così anche per Natale: di nuovo tutti insieme, anche se gli anni pesavano ormai molto sulle ossa di Pier Carlo e la malattia fiaccava da qualche tempo Mirella. Pazienza: l’importante era passare insieme anche questo Natale. Entrare mano nella mano nel nuovo anno.

Contava i giorni, Pier Carlo. Ne mancavano due al Natale. C’era la spesa da fare, per il pranzo con la figlia. Come succedeva da qualche tempo, ormai, sarebbe stato il garzone del supermercato a consegnarlo nell’appartamento di via Baldello: Pier Carlo non aveva più la forza di portare i sacchetti e da quando si era aggravata, Mirella non usciva più di casa.

Due passi fuori, però, lui li faceva ancora. Giusto due passi: per andare a gettare la spazzatura e tornare subito da Mirella, a vedere se avesse bisogno di qualcosa, fosse anche solo di sentire il marito al suo fianco.

E così è stato anche la mattina del 23: pochi passi, lenti, fino al cassonetto, poi di nuovo verso casa. Aprire la porta, chiuderla con cura e andare a vedere come stava Mirella.

Sembrava dormisse. Così hanno detto i carabinieri che l’hanno trovata sul divano, seduta, il viso sereno e una copertina tirata fin sotto al mento. Gliel’aveva messa Pier Carlo, perché l’unica cosa che non poteva fare era chiudersi la finestra alle spalle, prima di lasciarsi andare nel vuoto, nel cortile di quella palazzina di mattoni rossi.

In quei pochi minuti che Pier Carlo era mancato, lei se n’era andata. Aveva lasciato andare l’ultimo respiro senza che lui potesse coglierlo. E a lui si era presentata quella prospettiva, nera come un incubo, più grigia della vecchiaia: sopravviverle. 

E così aveva fatto le cose con cura, anche questa volta. Lasciare le chiavi nella toppa, all’esterno della porta, perché i vigili del fuoco non fossero costretti a sfondarla; coprire la moglie con quella trapuntina per proteggerla dal freddo delle Alpi che sarebbe entrato dalla finestra aperta. E poi via, anche lui. Per non passare lontani nemmeno un Natale.

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