Lo stormo di satelliti di Musk cambierà le regole dello spazio (per non fare la fine di Clooney)


satelliti musk internet



Una costellazione artificiale e tanto, tantissimo traffico in orbita. Elon Musk ha il via libera per lanciare la sua flotta di 12.000 satelliti. Lo scorso marzo, Space X aveva ottenuto l’autorizzazione al varo dei primi 4425. Adesso la Federal Communications Commission, l’agenzia governativa americana per le comunicazioni, ha detto sì ad altri 7518. Una gigantesca rete che dovrebbero portare internet veloce ovunque, in qualsiasi parte del globo.

Cos’è Starlink

La costellazione (chiamata Starlink) s muoverà in modo coordinato, come uno stormo. Adatta la propria formazione alle esigenze di connettività sulla Terra. C’è un picco di richieste negli Stati Uniti? La flotta si muoverà di conseguenza. E allo stesso modo farà se ci fosse fame di Internet nel deserto del Sahara o in Asia. Per capire la portata del progetto, basta dire che oggi i satelliti attivi in orbita sono poco più di 1.800.

La Fcc ha detto sì anche ad altre società, ma i loro numeri, in confronto, sono minuzie: Telesat, LeoSat e Kepler Communications sono autorizzate a lanciare rispettivamente 117, 78 e 140 satelliti. Compito della Commissione, ha affermato il presidente Ajit Pai, “è incoraggiare il settore privato a investire e innovare. Sono ottimista sul fatto che il popolo americano beneficerà dei nuovi servizi satellitari”. È chiaro che lo stormo di satelliti avrà costi di sviluppo enormi, non ancora svelati e non del tutto chiari. Si parla di 10 miliardi di dollari. 

I prossimi passi, verso Marte

L’approvazione della Fcc è condizionata. La Commissione ha imposto a Space X di lanciare almeno metà dell’intera flotta entro i prossimi sei anni. Significa che Elon Musk dovrà spedire nello spazio circa 6.000 satelliti entro il 2024. Il primo lotto dovrebbe decollare nel 2019. Space X dovrà correre: a oggi i satelliti decollati (a febbraio, a bordo di un Falcon 9) e testati dalla compagnia sono due (Tintin A e Tintin B). La costellazione dovrebbe avere un paio di “strati”. Uno è composto da satelliti che orbitano tra i 1.110 e i 1.325 chilometri. Dovrebbero essere più grandi, ma di dimensioni comunque molto compatte.

Il corpo di Tintin A e B è composto da un cilindro alto poco più di un metro e largo 70 centimetri, con pannelli solari di 2 metri per 8 e un peso complessivo di 400 chilogrammi. Circa due terzi dei satelliti saranno più in basso, tra i 335 e i 346 chilometri d’altitudine e dovrebbero essere più piccoli. La sfida è già probante, ma in fondo potrebbe solo essere una tappa. Il progetto Starlink è una finestra su Marte, obiettivo dichiarato di Elon Musk, per due ragioni: una tecnologica, l’altra finanziaria. Una flotta orbitante potrebbe essere un’infrastruttura replicabile in altri “mondi”, come il pianeta rosso.

L’offerta di connettività apre inoltre a Space X un business enorme. La società ha già fatto sapere che le risorse incassate potrebbero essere utilizzate per spingere il progetto Marte e, in generale, l’esplorazione spaziale lontano dalla Terra.

Da Space X a Gravity

Basta un’addizione per capire che, nel giro di qualche anno, i satelliti orbitanti attorno al globo si moltiplicheranno. Si ripropone con forza la cosiddetta sindrome di Kessler: è uno scenario in cui il traffico di detriti spaziali provoca, a ogni impatto, un effetto-domino. Come un tamponamento a catena in autostrada. È lo stesso quadro ritratto nel film Gravity di Alfonso Cuarón, con Sandra Bullock e George Clooney: come in una partita a bocce, un missile russo colpisce un satellite, che finisce per disintegrarsi e distruggere Space Shuttle e Stazione spaziale internazionale. Non è un problema da cinema. E il via libera a Space X lo rimette al centro dell’attenzione.

La Fcc, infatti, in contemporanea con il sì a Musk, ha  avviato una revisione delle norme con cui le società spaziali dovranno trattare satelliti e rifiuti spaziali. Un regolamento esiste già, ma è fermo dal 2004, quando gli oggetti orbitanti erano molti meno. “Sono tempi entusiasmanti”, ha affermato il commissario della Fcc Michael O’Rielly. “È dai primi anni ’90 che i sistemi satellitari non ricevevano tale attenzione e non catturavano così tanto l’immaginazione. Le nuove tecnologie ci richiedono di modernizzare e razionalizzare le norme per fornire un quadro di regole limitato, ma solido”. Si cercherà il modo di rendere i detriti inoffensivi, ad esempio allontanandoli (in modo controllato) dall’orbita terrestre. Le modifiche, con tutta probabilità, non riguarderanno solo lo smaltimento ma influenzeranno la produzione dei futuri satelliti. Che dovrebbero avere la capacità di raccogliere e condividere dati con altri operatori. Tra le questioni da discutere ci sono la presenza di dispositivi anti-collisione, la scelta dell’altitudine per minimizzare i rischi, la valutazione di un “potenziale impatto con veicoli spaziali con equipaggio” e di “incidenti legati al rientro incontrollati di detriti nell’atmosfera terrestre”.

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Autore dell'articolo: admin